Lo sputo arma di Israele – Aggressioni dei coloni +78% - Dai Giovani Palestinesi ricordo della Rivolta Araba e di Abu Jihad

Diffondere il virus nell’occupazione:lo sputo come arma di Israele

da: Ramzy Baroud 14 aprile 2020 – Middle East Monitor

http://zeitun.info/2020/04/17/diffondere-il-virus-delloccupazione-lo-sputo-come-arma-nelle-mani-di-israele-coloniale/

Sputare addosso a qualcuno è un insulto universale. In Israele, tuttavia, sputare sui palestinesi ha una storia completamente diversa. Ora che sappiamo che il coronavirus mortale può essere trasmesso attraverso goccioline di saliva, i soldati israeliani e i coloni ebrei illegali sono duramente impegnati a sputare addosso al maggior numero di palestinesi, alle loro macchine, maniglie di porte ecc.

Se la cosa ti sembra troppo surreale e ripugnante, allora potrebbe essere che sei meno informato di quanto pensi della particolare natura del colonialismo israeliano.  In tutta onestà, gli israeliani sputano addosso ai palestinesi da molto prima che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ci tenesse lezioni sulla natura elusiva della malattia COVID-19 e sulla necessità cruciale di esercitare il “distanziamento sociale”.

In effetti, se cerchi su Google la frase “sputi israeliani”, verrai inondato dai molti interessanti risultati della ricerca, come “Giudice di Gerusalemme agli ebrei: non sputate sui cristiani”, “I cristiani di Gerusalemme vogliono che gli ebrei smettano di sputare su di loro”, e il più recente,” I coloni israeliani che sputano sulle auto palestinesi sollevano preoccupazioni per il tentativo di diffondere il coronavirus”.

È interessante notare che nel corso degli anni la maggior parte di questa copertura giornalistica è stata fatta dai media israeliani, mentre riceve scarsa attenzione da parte dei media occidentali.

Si potrebbe facilmente classificare tali atti degradanti come un ulteriore esempio del falso senso di superiorità degli israeliani sui palestinesi. Ma il deliberato tentativo di infettare con coronavirus i palestinesi sotto occupazione è ben più che un oltraggio, anche per un regime di insediamento coloniale.

Due particolari elementi di questa storia richiedono un approfondimento. In primo luogo, l’atto di sputare sui palestinesi e le loro proprietà, sia da parte dei soldati dell’occupazione che dei coloni, è stato ampiamente segnalato in molte parti della Palestina occupata.  Quegli israeliani razzisti che stanno deliberatamente cercando di infettare i palestinesi con il COVID-19 pensano e si comportano non solo da criminali, ma anche incredibilmente da sciocchi. Quando i soldati israeliani arrestano o picchiano gli attivisti palestinesi, hanno la stessa probabilità di contrarre il coronavirus quanto di trasmetterlo.

Ma, naturalmente, Israele sta facendo molto di più per complicare, se non bloccare del tutto gli sforzi palestinesi per contenere la diffusione del coronavirus.

I lavoratori palestinesi che lavorano in Israele     Sono 60mila. Il 23 marzo per un lavoratore palestinese, Malek Jayousi che si era sentito male sul lavoro, non è stata chiamata l’ambulanza ma è stato cacciato in malo modo dalle autorità israeliane al checkpoint militare di Beit Sira, vicino a Ramallah, perché sospettato di avere il coronavirus (che poi è risultato non avere).

Un filmato del povero lavoratore rannicchiato vicino al checkpoint, dopo essere stato “scaricato come spazzatura”, è diventato virale sui social media.

Per scioccante che fosse quell’immagine, si è ripetuta sia allo stesso checkpoint che in altre parti della Cisgiordania. Al momento che un lavoratore sta male, non provvedono, ma lo cacciano al checkpoint come un cane, come se la loro vita non avesse importanza.

Le denunce palestinesi del deliberato tentativo di Israele di favorire la diffusione del coronavirus in Palestina sono state ulteriormente confermate da Euro-med Monitor [Ong per la difesa dei diritti umani, ndtr.] di Ginevra, che il 31 marzo ha invitato la comunità internazionale a indagare sul “comportamento sospetto” dei soldati israeliani e dei coloni ebrei.

A proposito degli sputi, l’articolo 56 della Quarta Convenzione di Ginevra non dice nulla sull’obbligo per i membri della potenza occupante di smettere di sputare sulle comunità occupate e soggiogate; molto probabilmente perché è previsto che un comportamento così sordido sia evidentemente inaccettabile e non richieda uno specifico riferimento testuale.  Tuttavia l’articolo 56, come ha recentemente sottolineato Michael Lynk, relatore speciale delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti umani nel territorio palestinese, impone a Israele, potenza occupante, di “garantire che siano utilizzati tutti i mezzi preventivi necessari e disponibili per ‘combattere la diffusione di malattie contagiose ed epidemie.’”.   Tuttavia Israele sta drammaticamente venendo meno al suo obbligo giuridico.

Persino il sindaco israeliano di Gerusalemme, Moshe Leon, ha sottolineato la disuguaglianza nella risposta ufficiale israeliana alla diffusione del coronavirus, come abbiamo già esposto in precedenti articoli.  Al di là delle gravi carenze negli ospedali di Gerusalemme est e in Cisgiordania, la situazione nella Striscia di Gaza assediata è semplicemente disastrosa; il Ministero della Sanità di Gaza ha dichiarato il 9 aprile di aver esaurito tutti i kit per il test del coronavirus, che peraltro non erano mai stati più di poche centinaia.  Ciò significa che i numerosi abitanti di Gaza già in quarantena non saranno rilasciati in un prossimo futuro e che i nuovi casi non verranno individuati e tanto meno guariti.

Dalla traduzione dall’inglese di Luciana Galliano

Nel mezzo della pandemia aumentano del 78% le aggressioni dei coloni sionisti

22 Aprile 2020, Roma Nelle ultime due settimane di marzo, il numero di aggressioni dei coloni contro i palestinesi è stato del 78% superiore al solito, secondo il gruppo di monitoraggio dell’ONU OCHA. Durante questo periodo, “almeno 16 assalti di coloni sionisti hanno ferito cinque palestinesi e causato gravi danni materiali”, ha riferito l’OCHA.

Anche se Mohammad Shtayyeh, primo ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese, ha ordinato un isolamento di due settimane a tutti i residenti palestinesi in Cisgiordania, la sua decisione non ha avuto alcun impatto sui circa 800.000 sionisti che vivono negli insediamenti illegali.

Quei coloni condividono strade, negozi di alimentari e distributori di benzina con i palestinesi, sottoponendoli spesso a molestie verbali, aggressioni fisiche e danni materiali.

 https://parstoday.com/it/news/middle_east-i213747-in_mezzo_alla_pandemia_aumentano_del_78_le_aggressioni_dei_coloni_sionisti

La Grande Rivolta Araba del 1936 viene ricordata dai Giovani Palestinesi d’Italia. 

21/4/2020, Infopal La Grande Rivolta Araba fu un’insurrezione dei palestinesi che ebbe inizio nell’aprile del 1936 e si concluse nel 1939, durante il mandato britannico sulla Palestina dopo il disaccordo causato dalla Dichiarazione Balfour del 1917. In questa rivolta gli arabi palestinesi si ribellarono al colonialismo britannico e sionista. 

32 anni fa Abu Jihad fa veniva assassinato dal mossad

News - 17/4/2020         A cura dei Giovani Palestinesi d’Italia. Il 16 aprile è stato l’anniversario della morte di Khalil Al-Wazeer, conosciuto anche come Abu Jihad. Fu assassinato nella sua residenza in Tunisia il 16 aprile del 1988, da un commando del mossad che gli sparò più di 70 volte a corto raggio. Khalil, in seguito, venne soprannominato “Il principe dei martiri”.  Era un rifugiato di Ramla. Fu co-fondatore del partito Al-Fatah. Durante la sua vita ebbe un’enorme influenza sulle attività di resistenza palestinese contro il progetto coloniale sionista.

http://www.infopal.it/32-anni-fa-abu-jihad-fa-veniva-assassinato-dal-mossad/

Abu Jihad con Arafat