OPINIONE. Perché l’Autorità Palestinese è incapace di mobilitare il popolo?

19 feb 2020

«Per decenni l’Autorità Palestinese ha soppresso le proteste e indebolito la mobilitazione di massa» scrive Mariam Barghouti

di Mariam Barghouti*   al-Jazeera

 (Traduzione di Valentina Timpani)

Roma, 19 febbraio 2020, Nena News – Con l’annuncio dell’“accordo del secolo” da parte dell’amministrazione Trump il 28 gennaio, l’Autorità Palestinese è entrata in azione. Dopo qualche ora dalla cerimonia alla Casa Bianca, in cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilasciato i dettagli del piano, il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha detto: “mille no all’accordo del secolo”.

L’Autorità Palestinese ha proseguito poi enunciando una serie di minacce, inclusa ancora una volta quella di tagliare i ponti con le agenzie di sicurezza israeliane, e incitando dimostrazioni di massa contro l’accordo proposto.

Nonostante la retorica, tuttavia, la leadership non ha saputo stimolare una reazione forte all’oltraggiosa violazione dei diritti palestinesi, che è quello che effettivamente è la proposta di Trump. Non ha saputo nemmeno mobilitare il proprio popolo. Perché?

Perché per più di venti anni l’Autorità Palestinese ha partecipato alla repressione del popolo, mentre manteneva una stretta relazione con le forze di sicurezza israeliane. La sua attitudine, la sua retorica e le sue politiche passate e presenti sono sempre state indirizzate non verso i diritti e il benessere del popolo palestinese, ma verso il mantenimento del potere ad ogni costo.

L’ “accordo del secolo” ha smascherato la falsità dell’Autorità Palestinese e il prezzo che ha fatto pagare alla mobilitazione di massa.

Reprimere il dissenso palestinese

Da quando fu istituita nel 1994 come risultato dei disastrosi accordi di Oslo, l’Autorità Palestinese non ha fatto altro che aiutare Israele a tenere a bada i palestinesi, mentre i coloni ebrei si sono appropriati delle loro terre, proprietà e risorse. Per assicurarsi il potere, la leadership palestinese ha mantenuto una stretta cooperazione con Israele, torturando i dissidenti e fornendo informazioni sugli attivisti palestinesi. Ha inoltre represso violentemente qualsiasi protesta pubblica che minacciasse la sua stretta di potere o che fosse considerata una “minaccia” dagli israeliani. Ha schierato più volte la guardia nazionale, la polizia antisommossa e i criminali fedeli a Fatah, il partito che domina l’Autorità Palestinese, per sopprimere il dissenso.

La prima esperienza che ho avuto della mano pesante dell’Autorità Palestinese è avvenuta nel 2011 nella piazza Manara a Ramallah durante una manifestazione di solidarietà con le rivoluzioni nei paesi arabi vicini. Centinaia di giovani si riunirono pacificamente, gridando slogan politici, chiedendo coesione tra Fatah e Hamas contro l’ordine di Oslo. In poche ore fummo attaccati, molestati e arrestati. Nel 2012, protestammo contro la visita organizzata a Ramallah del vice primo ministro israeliano Shaul Mofaz, un uomo accusato di aver commesso innumerevoli crimini contro i palestinesi, incluso il massacro a Jenin durante la seconda Intifada e l’uccisione di vari leader.

Per noi il suo incontro con Abbas era un altro atto di complicità da parte dell’Autorità Palestinese nei confronti del progetto coloniale israeliano. Protestammo in massa, ma la polizia dell’Autorità Palestinese ci picchiò duramente. Più avanti l’intelligence ci seguì, ci molestò per strada, chiamò le nostre famiglie minacciandole. Ancora peggio, i fedeli all’Autorità Palestinese ci diffamarono sui social media, definendoci “traditori” che lavorano per un’ “agenda estera”.

Nel 2018, manifestammo contro il coinvolgimento dell’Autorità Palestinese nel blocco israeliano a Gaza, che ha ormai reso la Striscia invivibile. L’Autorità Palestinese aveva tagliato lo stipendio degli impiegati a Gaza ed eliminato l’assistenza sanitaria e finanziaria a centinaia di famiglie bisognose. A causa degli interessi dei loro pochi sostenitori, due milioni di palestinesi subivano condizioni di vita intollerabili. La nostra protesta venne di nuovo attaccata brutalmente, ci picchiarono, ci trascinarono per le strade di Ramallah e ci arrestarono mentre cercavamo di farci curare le ferite all’ospedale. Questi sono solo pochi esempi della sistematica campagna dell’Autorità Palestinese per zittire e placare i palestinesi, per fornire a Israele un “senso di sicurezza”. E ciò non è per dire che Hamas sia un attore innocente; anche esso ha commesso la sua buona parte di repressione contro la popolazione palestinese a Gaza e ha provato a far tacere le critiche.

Basta con la leadership palestinese

Oltre a dare una stretta al dissenso palestinese, la leadership, sia in Cisgiordania che a Gaza, ha anche cercato di strumentalizzare la mobilitazione di massa per i suoi obiettivi politici poco lungimiranti. Ogni volta che c’è una dichiarazione da parte di un corpo internazionale che minaccia la posizione dell’Autorità Palestinese come rappresentante del popolo della Palestina (nonostante non sia stata eletta tale), siamo testimoni di una serie di discorsi e dichiarazioni da parte degli ufficiali palestinesi che incitano proteste. L’Autorità Palestinese e altre fazioni e partiti politici della Palestina considerano la protesta un’arma che possono usare a loro piacimento. Vogliono la mobilitazione di massa solo quando sta bene a loro, non quando è nell’interesse del popolo.

Il problema è che questo atteggiamento, insieme ad anni di repressione del dissenso e di molestia della società civile, ha aggiunto un altro strato di repressione – sopra a quello dell’occupazione israeliana – lasciando i palestinesi disillusi e danneggiandone la capacità di mobilitarsi effettivamente per la loro lotta. Negli anni molti hanno smesso di trovare una ragione per scendere in piazza perché la protesta sarebbe stata repressa brutalmente o cooptata da forze politiche considerate illegittime.

Non c’è da meravigliarsi dunque che quando l’Autorità Palestinese incita alla mobilitazione di massa per le strade contro “l’accordo del secolo”, pochi rispondono. Al giorno d’oggi l’Autorità Palestinese è capace solo di mobilitare coloro che sono fedeli alle sue strutture politiche e al suo braccio partigiano – Fatah. Per avere una folla a Ramallah, bisogna portare in autobus le persone che vengono da fuori città.

Molti hanno ormai perso fiducia nella leadership palestinese. Sanno che le minacce dell’Autorità Palestinese di tagliare i ponti con le agenzie di intelligence israeliane sono vane. Dopo l’ultima minaccia nel 2017, si scoprì che il 95 per cento del coordinamento di sicurezza con Israele era stato mantenuto. Ma nonostante la bancarotta politica e morale dei loro leader, i palestinesi non hanno perso le speranze. Continuano la lotta per la giustizia, i diritti e la fine dell’occupazione e dell’apartheid israeliani. Continuano a mobilitarsi nonostante i loro leader e la complicità che questi continuano ad avere con Israele. Lo spirito delle strade palestinesi è vivo, ma non può più essere evocato da forze politiche ipocrite. Verrà fuori solo in difesa

http://nena-news.it/opinione-perche-lautorita-palestinese-e-incapace-di-mobilitare-il-popolo/