Jared Kushner, ecco altri 25 libri che dovresti leggere su Palestina e Israele

Il consulente di Donald Trump ha dichiarato di aver esaminato 25 libri relativi al conflitto israelo-palestinese: eccone alcuni altri che potrebbe voler prendere in considerazione

A cura dello staff di MEE

Middle East Eye, 31.01.2020

All'inizio di questa settimana, sulla scia dell'annuncio dell' "accordo del secolo" di Donald Trump per Israele e Palestina, Jared Kushner, il principale architetto del piano, ha spiegato a Christiane Amanpour della CNN quanto avesse studiato la regione.

"Sto studiando il piano da tre anni", ha detto Kuchner. "Ho letto 25 libri sull'argomento, ho parlato con tutti i leader della regione, ho parlato con tutti coloro che sono stati coinvolti."

Molto si sono interessati ai 25 libri che Kuchner aveva letto: alcuni giornalisti di The Forward hanno rivelato diversi titoli, tra cui "State of Failure" e "Hamas vs Fatah", di Jonathan Schanzer; e "Tredici giorni di settembre", dal giornalista Lawrence Wright.

L'impressione che emerge da quei pochi titoli è che sono scritti dalla prospettiva di Washington, e non necessariamente così informativi sulle esperienze vissute dai palestinesi, che Kushner mercoledì ha chiamato "sciocchi" per aver respinto il suo piano.

Nello spirito di un club di libri geo-politici, i redattori e gli scrittori del Middle East Eye vorrebbero offrire a Kushner la seguente lista di letture che potrebbe forse ampliare i suoi orizzonti.

Sospettiamo che le nostre scelte siano più eclettiche rispetto a quello che ha letto finora e includono poesie, romanzi e fumetti tra analisi e discorso geo-politico. L'elenco, qui presentato senza alcun particolare ordine, non è affatto esaustivo. Ci siamo limitati a libri originariamente scritti o tradotti in inglese.

Ma speriamo che il signor Kushner e altri impegnati a garantire "l'accordo del secolo" possano ottenere una prospettiva diversa da queste letture. E vi preghiamo di comunicare a MEE su Facebook e Twitter (@MiddleEastEye) quali titoli pensate che ci siano sfuggiti.

Venticinque libri, dopo tutto, graffiano appena la superficie quando si tratta di spiegare quello che è diventato il problema più intrattabile del Medio Oriente.

 

1. "La questione palestinese"
di Edward Said (ed. Il saggiatore)

Per molto tempo, Edward Said è stato l'intellettuale palestinese di più alto profilo e il più riconosciuto a livello internazionale. La sua morte prematura nel 2003 è stata un duro colpo per la difesa dei palestinesi, specialmente negli Stati Uniti, dove poche voci palestinesi sono state in grado di diventare importanti.

La questione palestinese è stato pubblicata nel 1979, un anno dopo "Orientalismo", il lavoro più noto di Said, e discute della situazione dei palestinesi, includendo la storia della Nakba, l'espropriazione e la dispersione della diaspora palestinese e la falsa rappresentazione della causa palestinese nel mondo occidentale.

Said esamina anche lo sviluppo dei movimenti politici palestinesi, in particolare dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) guidata dal suo allora amico Yasser Arafat, e le mutevoli percezioni dei gruppi palestinesi verso la questione dell'identità ebraica e dello stato israeliano.

Verso la fine della sua vita, Said sposò una visione umanistica di uno stato secolare unificato tra il fiume Giordano e il Mediterraneo, basato su uguali diritti e suffragio universale. La realtà sul terreno in Israele-Palestina suggerisce che una realtà a uno stato si sta già realizzando. Il risultato, più che mai, è che gli ideali di Said devono essere messi in primo piano.

2. "Senza Pace (un secolo di conflitti in Medio Oriente)"
di David Hirst (ed. Nuovi Mondi Media)

(titolo originale: "The Gun and the Olive Branch")

Pochi volumi nell'ultimo mezzo secolo sono stati così controversi sul conflitto Israele-Palestina come questo di David Hirst. Pubblicato per la prima volta nel 1977, fu inizialmente stroncato dalla critica nel Regno Unito e ignorato negli Stati Uniti (le prime 14 pagine delle successive edizioni raccontano la storia in dettaglio).

La narrazione di Hirst è stata la prima di rilevanza internazionale a mettere in discussione l'ortodossia filo-israeliana sulla creazione dello stato, nonché ad evidenziare come Washington e altre capitali occidentali abbiano alimentato il conflitto.

Il fatto che Hirst, un reporter del Guardian, avesse meticolosamente studiato e presentato le sue argomentazioni - il libro arriva a oltre 600 pagine - sembra solo aver avuto l'effetto di infiammare ancor più i suoi critici.

Ma Hirst è imparziale nella sua copertura: attribuisce la colpa a entrambe le parti, ma è particolarmente abile nell'esaminare il ruolo israeliano nel conflitto. In questo ha preceduto il successivo lavoro della scuola accademica dei "nuovi storici israeliani", fra cui Illan Pappe (citato sotto), che in Israele sfidò la visione accettata fino ad allora sulla formazione e sul passato dello stato.

L'ultima edizione è stata pubblicata nel 2003, quasi due decenni fa, durante i quali è accaduto molto tra Israele e Palestina. Ma il lavoro di Hirst è ancora più attuale che mai: la sua analisi delle radici del conflitto, che risale al 1880, è senza pari e pone le basi per ciò che è accaduto da allora.

 

3. "Palestina"
di Joe Sacco (ed. Mondadori)

Palestina di Joe Sacco, è una delle letture migliori per un principiante che tenta di comprendere la situazione nella terra tra il fiume Giordano e il Mediterraneo - e non solo perché è un romanzo grafico, un formato da molti considerato "giovanile".

Basato sui reportage di Sacco da Israele e Palestina fra il il 1991 e 1992 (la fine della prima Intifada e la vigilia degli Accordi di Oslo), entra nei dettagli senza compromessi sulla vita nei territori occupati e sull'occupazione quotidiana e le ingiustizie affrontate dai palestinesi.

Sacco non rifugge dal personale: sebbene si proclami simpatizzante della causa palestinese, nota che un momento formativo nella sua comprensione del conflitto fu la notizia nel 1985 dell'omicidio di Leon Klinghoffer. Il 69enne ebreo-americano disabile venne ucciso dal Fronte popolare di liberazione palestinese dopo aver dirottato una nave da crociera, un fatto che Sacco trovò disturbante e che lo fece arrabbiare.

In tutto il libro, Sacco presenta la vita di persone reali - sia palestinesi che israeliani - con sincera onesta, senza ricorrere alla polemica né all'iperbole.

 

4. "Palestine +100: Stories from a Century after the Nakba"

a cura di Basma Ghalayini (in inglese)

Nell'introduzione di "Palestina +100: storie da un secolo dopo la Nakba", una potente raccolta di racconti in cui 12 scrittori palestinesi immaginano la vita nel 2048, l'editrice Basma Ghalayini riflette sul perché gli scrittori palestinesi in generale evitino questo genere di fantascienza.

"Il presente crudele (e il passato traumatico)", scrive, "hanno una presa troppo ferma sull'immaginazione degli scrittori palestinesi per avventurose fantasie in possibili futuri".

Palestina+100 è una raccolta ispirata dalla catastrofe - l'espulsione forzata di 700.000 arabi palestinesi nel 1948 per creare lo stato di Israele - che scatenò una crisi di rifugiati, le cui conseguenze si ripercuotono ancora oggi.

Le idee sono varie ed eclettiche: includono "La canzone degli uccelli" di Saleem Haddad (la sorella adolescente di un fratello maggiore che si è ucciso vede il suo mondo disintegrarsi - letteralmente); "La chiave" di Anwar Hamed (i fantasmi palestinesi sfidano la tecnologia per tormentare l'Israele del futuro); e "Application 39" di Ahmed Masoud (Gaza City ospita i Giochi olimpici del 2048).

Una raccolta di valore che scava e sonda, raccontando all'Occidente gli orrori dell'esistenza palestinese di oggi.

5. "The Butterfly's Burden"
di Mahmoud Darwish, tradotto da Fady Joudah (in inglese)

L'opera dell'acclamato poeta Mahmoud Darwish è troppo grande per selezionare semplicemente una raccolta piuttosto che un'altra. Con oltre 30 libri pubblicati e poesie tradotte in 35 lingue, è meritatamente uno degli scrittori più famosi e prolifici del mondo arabo.

"The Butterfly's Burden" mette insieme tre delle sue raccolte precedentemente pubblicate: "Il letto della straniera" (1998, edito in Italia da Epoché); "Stato d'assedio" (2002, edito in Italia da Edizioni Q nella traduzione di Wasim Dahmash), la sua risposta alla seconda intifada; e "Non scusarti per quello che hai fatto" (2003), tutti pubblicati in arabo dopo il suo ritorno a Ramallah dopo 26 anni di esilio.

In gran parte del suo lavoro, Darwish ha mescolato la poesia moderna con il metro ritmico arabo: i soggetti includevano la rivoluzione palestinese del 1965-1993 e l'esodo di massa del 1948.

"The Butterfly's Burden" è stato insignito del premio Saif Ghobash-Banipal per la traduzione letteraria araba nel 2008, lo stesso anno in cui Darwish è morto.

Vale anche la pena rintracciare "La Palestina come Metafora" (2007, edito in Italia da Epoché), una raccolta di interviste con Darwish. Pubblicato l'anno scorso, include un pezzo incisivo con il poeta ed editore di riviste israeliano Helit Yeshurun ​​che esplora l'esilio, la memoria, la storia e l'appartenenza attraverso la visione chiara, giusta e poetica di Darwish.

 

6. "Storia della Palestina moderna. Una terra, due popoli"
di Illan Pappe (ed. Einaudi)

Durante gli anni '80 e '90, una nuova generazione di storici israeliani ha cercato di sfidare narrazioni a lungo accettate sulla creazione dello stato israeliano e sulla natura del sionismo.

Probabilmente il più famoso tra questi nuovi storici è Ilan Pappe, che più di chiunque altro ha rotto con il resoconto dell'establishment su ciò che è accaduto alla popolazione araba nativa della Palestina nel 1948 durante la "guerra di indipendenza" di Israele.

È una delle poche voci israeliane a mettere in discussione la legittimità dello stato israeliano nella sua forma attuale, per la quale si è guadagnato molta disapprovazione dagli israeliani, e dall'altro lato consensi e sostegno da attivisti, intellettuali e accademici di tutto il mondo.

In questo libro Pappe raffigura una terra che, anziché essere fatta fiorire da intrepidi pionieri, è stata sottoposta ad una pulizia etnica che ha preceduto un progetto di superiorità demografica e culturale. Rifiuta la fattibilità di una soluzione a due stati e offre invece l'idea di uno stato in cui tutti gli abitanti della regione siano messi su un piano di parità.

Si veda anche "La pulizia etnica della Palestina" (2006, ed. Fazi editore), dove Pappe dimostra come i leader sionisti pianificarono l'espulsione dei palestinesi dal marzo 1948 in poi attraverso intimidazioni e distruzioni, sfidando la narrazione ufficiale israeliana attualmente accettato dai più a Washington.

 

7. "Ritorno a Haifa"
di Ghassan Kanafani (ed. Edizioni Lavoro)

Leggendo "l'accordo del secolo" di Donald Trump una cosa diventa presto molto chiara: l'amministrazione americana non ha alcuna idea di cosa significhi la Palestina per i palestinesi.

Washington non ha idea del perché un ritorno alle loro case sia oggi un principio fondamentale dell'identità palestinese, anche tra le giovani generazioni che non sono mai state in grado di mettere piede sulle terre dei loro vecchi.

Il racconto di Ghassan Kanafani, che compare nella sua collezione "I bambini della Palestina", mette questo aspetto in prospettiva focalizzandosi su una coppia palestinese che torna alla casa dalla quale sono dovuti fuggire 20 anni prima

Il suo punto forte è il modo in cui Kanafani dimostra cosa significhi la Palestina per i rifugiati, incluso il loro dolore per ciò che è stato perso e la loro ferma determinazione a lottare per un futuro.

Si veda anche il breve racconto di Kanafani "La terra degli aranci tristi" (ed. Amicizia Sardegna-Palestina), che si concentra sul viaggio di una famiglia palestinese di Giaffa, espulsa dalla loro casa durante la Nakba, e il conseguente stress sulla loro salute mentale, non ultimo il modo in cui i bambini palestinesi cessano di essere bambini mentre portano il peso dell'esilio.

8. "Il palestinese"
di Elias Sanbar (ed. Jaca Book)

La Palestina è uno dei luoghi più frequentemente fotografati al mondo, eppure, secondo Sanbar, la vita reale manca quasi sempre dalle fotografie, scattate principalmente da visitatori attenti soprattutto al conflitto.

L'intenzione dichiarata di Sanbar è quella di ricostruire la loro storia in un libro che definisce un "album privato".

Il risultato è una visione alternativa e approfondita della Palestina nel corso di due secoli, un luogo altamente simbolico le cui persone sono ia catturate che astratte dalla telecamera.

I contenuti del libro includono temi come pellegrini e turisti, mescolati con la copertura della vita quotidiana e delle rivolte.

Vincitore del Palestine Book Awards del 2015, il libro offre ciò che la scrittrice Amelia Smith ha definito “un modo alternativo di vedere la Palestina, uno sguardo oltre i titoli dei giornali. Ma ti lascia anche una domanda: come possono queste immagini “alternative” essere adottate come l'obiettivo “normale” attraverso il quale il mondo vede la Palestina? ”

9. "La Porta del sole"
di Elias Khoury, (ed. Feltrinelli)

Sebbene sia un romanzo di un autore libanese, "La porta del sole" è basato su un ampio lavoro di interviste e ricerche di Elias Khoury con i rifugiati, che danno al romanzo la sua umanità e risonanza spirituale.

Un viaggio tortuoso che si alterna tra il destino dei palestinesi nella loro patria post-Nakba e quelli esiliati nei campi profughi in Libano, è una testimonianza commovente per coloro che hanno subito l'occupazione e l'espulsione di massa.

Infatti, niente meno che Edward Said descrisse questo lavoro epico e il suo arazzo da mille e una notte come un testo che "da voce a esiliati e rifugiati intrappolati, a confini che si dissolvono e identità mutevoli, a richieste radicali e nuovi linguaggi".

Sulla scia dell "accordo del secolo", costituisce una testimonianza commovente per coloro che hanno subito l'occupazione e l'espulsione di massa.
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10. "Il pallido dio delle colline. Sui sentieri della Palestina che scompare"
di Raja Shehadeh (ed. EDT)

È impossibile affrontare il conflitto israelo-palestinese senza considerare la terra e il panorama mutevole della Cisgiordania occupata. Shehadeh lo affronta attraverso il suo amore per "sarha" - camminare o vagare in arabo.

Attraverso una serie di sette escursioni sulle colline della Cisgiordania, che attraversano 27 anni, Shehadeh descrive la natura selvaggia, l'abbondanza e la bellezza della Palestina.

Ma poi c'è la tristezza, la frustrazione e l'ingiustizia di quella terra che viene strappata, recisa e sequestrata.

Il libro, vincitore del Premio Orwell nel 2008, è anche degno di nota per le considerazioni che Shehadeh intreccia nei suoi vagabondaggi, dai fallimenti intrinseci di Oslo alla crescente consapevolezza che due popoli devono fare i conti l'uno con l'altro.

11. "Il mio popolo vivrà: autobiografia di una rivoluzionaria"
di Leila Khaled (in inglese)

L'autobiografia di Leila Khaled è stata pubblicata quando aveva solo 29 anni, di solito un'età prematura per qualcuno che vuole documentare i risultati della sua vita. Ma a quel punto Khaled, che aveva acquisito notorietà come dirottatrice di aerei e icona della resistenza palestinese, aveva già sperimentato più di quanto la maggior parte delle persone riesca a gestire nel corso della vita.

Pubblicato nel 1973, il libro racconta i primi anni di Khaled con la sua famiglia in fuga dalla catastrofe che ha travolto i palestinesi dopo la creazione di Israele.

Vive quindi come rifugiata in Libano e Kuwait, si unisce al movimento nazionalista arabo di sinistra a Beirut a 15 anni, e in seguito entra a far parte del Fronte popolare marxista-leninista per la liberazione dei palestinesi (PFLP).

Alcuni dei momenti più forti sono l'interazione tra la sua vita e quella della sua famiglia, come l'incredulità di sua madre quando viene imprigionata per un dirottamento: "Conosco mia figlia ... non è come tutti dicono, tutta questa bellezza!"

Più che altro il libro descrive gli eventi, le tragedie e le ingiustizie che creano una "terrorista" agli occhi del governo israeliano e dei suoi alleati.

 

12. "Un bambino in Palestina: le vignette di Naji al-Ali"
di Naji al-Ali

Se c'è un libro che Kushner ha bisogno di leggere, è senz'altro questo, che presenta magnificamente le illustrazioni di Naji al-Ali di Handala, un innocente ragazzo rifugiato che è diventato un simbolo della resistenza palestinese.

Per chiunque abbia visitato il Medio Oriente, Handala è uno spettacolo comune in souk e bazar, con il suo profilo che adorna portachiavi, collane e magliette e altri souvenirs. È anche disegnato sul muro di separazione in Palestina, sulle piramidi del Cairo e sulla famosa città vecchia di Sanaa.

Senza scarpe e con i vestiti a brandelli, il volto di Handala non viene mai mostrato al pubblico. Come il suo creatore Ali, che era pure un rifugiato, Handala è costretto ad affrontare le tragedie della regione in una età terribilmente prematura.

Attraverso la sua creazione, la visione acuta e critica di Ali sulla politica regionale e la disumanità della guerra ha lasciato un segno indelebile, che pochi vignettisti sono stati in grado di replicare.

Il libro è breve, con le vignette di Ali che riempiono la maggior parte delle sue 117 pagine. Ma risuona con il ricordo di Naji al-Ali: il brillante fumettista è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Londra nel 1987, tre anni dopo essere fuggito dal Kuwait, dove aveva ricevuto minacce di morte. I suoi assassini non sono mai stati catturati.

13. "Ogni mattina a Jenin"
di Susan Abulhawa (ed. Feltrinelli)

Il romanzo di Susan Abulhawa è un'opera arrabbiata e triste che insiste nel farti vedere l'esperienza palestinese, dalla Nakba del 1948 alla guerra civile libanese, da una prospettiva profondamente personale.

Al centro della narrazione c'è Amal, rimasta orfana durante la guerra del 1967 e vittima di numerosi spostamenti.

Ci sono anche i suoi fratelli gemelli, uno allevato come israeliano, l'altro un orgoglioso palestinese amareggiato dalla tragedia.

Le scene contrastanti della vita bucolica del villaggio pre-Nakba e dei campi profughi di Jenin e Beirut sono descritte con forte rilievo da Abdulhawa. E mentre la vita e la cultura palestinese sono godute e apprezzate, alla fine vengono distrutte dagli attacchi israeliani.

 

14. "Insegnare Platone in Palestina"
di Carlos Fraenkel (in inglese)

I neo-conservatori sono famosi per amare lo storico della grecia antica Tucidide, ma forse Kushner potrebbe trovare in un altro ateniese del V secolo un migliore riferimento quando si tratta del Medio Oriente.

Platone ha, ingiustamente, una cattiva reputazione per via del filosofo Karl Popper. Ma in questo saggio, Carlos Fraenkel suggerisce che molte nozioni del pensatore greco possono aiutare a districare i pregiudizi naturali che ciascuna parte ha in Israele e Palestina.

Chi decide cos'è la giustizia? Hai veramente esaminato l'esperienza dell'altro? La resistenza non violenta è utile per attirare il supporto o ti rende semplicemente uno zerbino per forze più potenti?

IL testo pone questo tipo di domande, e altre, nel contesto dell'occupazione, dalla stessa ricezione da parte dei filosofi arabi post-classici di Platone, e di come si relazionano con l'Islam e l'ebraismo. Una lettura richiesta per coloro che desiderano una visione diversa del conflitto.



15. "Storie di Shatila"
di autori vari (in inglese)

Si tratta di un romanzo collaborativo scritto da nove rifugiati palestinesi e siriani (nomi qui sotto) del campo profughi di Shatila in Libano, qui descritto come "una prigione senza mura".

Istituito inizialmente nel 1949 per ospitare i rifugiati palestinesi, ha ospitato anche un recente afflusso di rifugiati siriani dal conflitto dell'ultimo decennio.

Si stima che la sua popolazione si attesti a oltre 40.000 abitanti per uno spazio che copre appena un chilometro quadrato.

Gli autori sono per lo più debuttanti, che usano esperienze di vita reale - come il rischio molto reale di essere uccisi da cavi elettrici ad altezza d'uomo, che sono aggrovigliati coi tubi dell'acqua - come base dei loro racconti. Attraverso ciò presentano un'idea sorprendente e vivida della vita nel campo.

I coautori sono Omar Khaled Ahmad, Nibal Alalo, Safa Khaled Algharbawi, Omar Abdellatif Alndaf, Rayan Mohamad Sukkar, Safiya Badran, Fatima Omar Ghazawi, Samih Mahmoud, Hiba Marei, con traduzione di Nashwa Gowanlock.


16. "Hamas contained"
di Tareq Baconi (in inglese)

Saresti perdonato, dopo aver letto la proposta di "accordo del secolo", di pensare che Hamas sia responsabile della crisi umanitaria a Gaza piuttosto che l'assedio imposto da Israele che dura ormai da più di 12 anni.

In questo caso, leggi "Hamas contenuto: la crescita e pacificazione della resistenza palestinese", la stravolgente storia di Tareq Baconi basata su scritti e interviste con i leader del gruppo, per una visione informata e critica del movimento e una comprensione più profonda di ciò che l'ha motivato negli ultimi 30 anni.

La maggior parte delle persone che imparano a conoscere Gaza dai media principali, sostiene Baconi, la vedranno come una striscia di terra distrutta da una sofferenza umanitaria senza precedenti; o un rifugio gestito da un'organizzazione indisciplinata che ha preso in ostaggio il suo popolo per condurre una campagna di terrore contro Israele.

Entrambi i punti di vista sono riduzionisti e inutili nel comprendere il movimento o perché oggi due milioni di palestinesi sono stipati in un pezzo di terra delle dimensioni di Filadelfia. Leggere la storia di Baconi è un rimedio perfetto.

17. "The Woman from Tantoura"
di Radwa Ashour, (in inglese)

Ruqayya è una giovane ragazza palestinese, che sopravvive in qualche modo alla pulizia etnica del suo piccolo villaggio, Tantoura. Modella la sua vita mentre alla fine porta il peso di quell'esperienza nella sua vecchiaia.

Con "La donna di Tantoura", il romanziere egiziano Radwa Ashour ha realizzato una bellissima storia che cattura l'essenza dell'esperienza palestinese attraverso l'esistenza di Ruqayya.

La storia si concentra sul trauma transnazionale e multi-generazionale a cui i palestinesi si rifiutano di soccombere nella loro implacabile ricerca di significato.

Il risultato è una storia inquietante sulla perdita, la sopravvivenza, la memoria, l'identità e l'insistenza di tornare a casa - non importa quanto tempo ci vuole.

18. "I Saw Ramallah"
di Mourid Barghouti (in inglese)

Nella prefazione di questo libro di memorie, Edward Said definisce "Ho visto Ramallah" come "uno dei migliori resoconti esistenziali sulla diaspora palestinese che abbiamo ora". Non possono esserci presentazioni più elevate.

Il famoso poeta Mourid Barghouti qui si cimenta in prosa, naturalmente con fioriture poetiche. Barghouti fu bloccato fuori dalla sua terra natale dalla guerra del 1967 mentre studiava in Egitto.

Il suo libro di memorie racconta la stranezza del suo ritorno 30 anni dopo: la diminuzione delle acque del fiume Giordano che attraversa, l'assenza di parenti persi e un popolo che viene sempre a patti con quella violenza che è costata così cara.

Anche Ramallah è un posto molto cambiato. Barghouti trova un po' di umorismo in questo, ma c'è anche una malinconia duratura che con così tanto tempo passato, la casa non è più quella di una volta. Sebbene sia tornato, il poeta sarà eternamente senzatetto.
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19. "Words Under the Words: Selected Poems"
di Naomi Shihab Nye (in inglese)

Tutti i libri di Nye sono un'introduzione piacevole e istruttiva all'esperienza palestinese, ma un buon punto di partenza è questo.

È una raccolta di poesie selezionate dei suoi libri precedenti: "Different Ways to Pray", "Yellow Glove" e "Hugging the Jukebox", vincitore del "National Poetry Series".

Essendo cresciuta sia in Palestina che negli Stati Uniti e viaggiando per il mondo per tenere seminari e conferenze, Nye si definisce "la poetessa errante". Scrive in inglese di argomenti vicini al suo cuore, compresa la sua eredità mista (è la figlia di un padre rifugiato palestinese e una madre americana) e di essere araba americana.

Nye scrive anche per i bambini ed è professoressa di Scrittura Creativa alla Texas State University.

20. "Baddawi"
di Leila Abdelrazaq (in inglese)

Per i giovani palestinesi nella diaspora, gran parte della connessione con la loro patria e della comprensione degli eventi traumatici è mediata dai ricordi dei loro anziani.

Nel romanzo grafico Baddawi, Leila Abdelrazaq attinge dalle storie sull'infanzia di suo padre nell'omonimo campo profughi nel nord del Libano e dalla sua giovinezza che cresce a Beirut.

In modo un po' controverso, gli aggressori israeliani e libanesi sono raffigurati solo in modo astratto: il fuoco rimana sulla esperienza palestinese.

In questo lavoro occasionalmente cupo sono intrecciati motivi basati sul ricamo palestinese tatreez, un simbolo toccante della cultura popolare duratura della Palestina.

21. "The Sea Cloak & Other Stories"
di Nayrouz Qarmout (in inglese)

"Il mantello marino e altre storie" è un volume ingannevolmente breve - ma mentre le 11 storie inizialmente sembrano facilmente digeribili, è probabile che lascino un sapore aspro.

Qui Qarmout interpreta la vita quotidiana a Gaza, "la prigione più grande del mondo" per un insieme di personaggi prevalentemente femminili.

Per tutti coloro che desiderano sperimentare ciò che costituisce la "vita normale", questa raccolta è un'introduzione a ciò che si prova a diventare maggiorenni in questo ambiente pesante. Ci sono giochi giocati da bambini, come "Arabi ed ebrei", ma anche le tradizioni e il patrimonio di una cultura così spesso travisata.

Scrittrice, giornalista e attivista per i diritti delle donne, Qarmout non interpreta i suoi personaggi come vittime: né evita nemmeno di esprimere le realtà restrittive della sua educazione tradizionale.

22. The Earth in the Attic
di Fady Joudah (in inglese)

E il mare, ogni volta che raggiunge la riva,
Diventa un uccello per vedere della terra
Ciò che altrimenti non sarebbe.
E il vento tra gli alberi
è il mare che torna a casa.

La difficile situazione dei rifugiati palestinesi, coloro che hanno ereditato il trauma intergenerazionale dello sfollamento, è spesso difficile da articolare.

Poeti come il grande Mahmoud Darwish incapsulavano la delicatezza e la dolorosa bellezza dell'esilio, e il tentativo di trattenere il suolo, sia in senso letterale che metaforico, trasportato da coloro che erano costretti a lasciare le loro case nella Nakba del 1948 e nelle successive migrazioni.

Il suo lavoro ha anche dato alla luce una seconda, una terza e una quarta generazione di palestinesi che sognavano il ritorno e trasformava quel desiderio in una storia d'amore di parole.

Fady Joudah è una di quelle voci e potente. Questo palestinese-americano è figlio di rifugiati ed è cresciuto tra la Libia e l'Arabia Saudita, prima di proseguire la sua carriera come medico in Texas.

La sua poesia - come "La Terra nella soffitta" - è adornata con riferimenti alle sue missioni umanitarie, che lo portano a contatto con storie dolorose simili a quelle dei suoi genitori. Come Darwish, si basa su una connessione con alberi, uccelli e mare permettendo loro di parlare per suo conto.

La sua scrupolosa traduzione delle grandi opere di Darwish e Ghassan Zaqtan gli è valsa molti riconoscimenti, nonché la reputazione di aver portato la tradizione radicata della poesia palestinese ad un nuovo pubblico che ha bisogno di ascoltarla e leggerla.

23. "Sognando la libertà: i bambini prigionieri palestinesi parlano"
a cura di Norma Hashim, (in inglese)

Il sistema giudiziario israeliano è stato a lungo accusato di essere unilaterale e ostile nei confronti dei cittadini palestinesi di Israele, con un tasso di condanne compreso tra l'85 e il 93 percento.

Nei territori palestinesi occupati, tuttavia, la realtà è più cupa. I palestinesi arrestati dalle forze israeliane a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme est sono per lo più processati in tribunali militari, con un tasso di condanne vicino al 100 percento, secondo Human Rights Watch.

Molti di loro sono bambini, accusati e detenuti per "violazioni della sicurezza" che possono includere il lancio di sassi, sventolamento di bandiere palestinesi o semplici proteste.

Dopo aver trascorso del tempo nelle carceri israeliane, a questi minori e spesso ai loro familiari viene negato il visto di lavoro e di viaggio, lasciandoli vulnerabili dal punto di vista economico e politico.

La storia di Ahed Tamimi, l'attivista sedicenne di Nabi Saleh mandata in prigione per aver tentato di impedire ai soldati israeliani di entrare nella sua casa, ha fatto luce sulla pratica sistematica delle detenzioni di minori.

Questo libro, che include una prefazione di Richard Falk, è una potente raccolta di resoconti di prima mano di minori palestinesi raccontati all'interno delle carceri con le loro stesse parole.

Le loro storie strazianti di torture, umiliazioni e ripetute incarcerazioni raccontano di una generazione confinata in un sistema punitivo che criminalizza la loro esistenza. Ma ci sono anche storie di speranza, di sogni che solo i bambini possono conservare contro avversità spesso insormontabili.

 

24. "Before Their Diaspora"
di Walid Khalidi (in inglese)

Walid Khalidi, uno storico palestinese nato a Gerusalemme, accompagna il lettore in un viaggio visivo nella vita dei palestinesi nella loro patria prima che venissero espulsi nel 1948.

Ha selezionato con cura 500 fotografie raffiguranti diversi aspetti della società palestinese tra il dominio ottomano della Palestina nel 1876 fino alla fine del mandato britannico nel maggio 1948. I soggetti comprendono non solo abitanti della regione ma anche persone della diaspora nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

Ogni fotografia, proveniente da collezioni pubbliche o private, è accompagnata da didascalie ben studiate da fonti arabe, inglesi ed ebraiche.

Ci sono pochi volumi migliori per una registrazione visiva della ricca storia della terra e della sua gente rispetto a "Prima della diaspora", dai bambini nelle scuole e gli agricoltori nei loro campi agli affollati centri urbani e agli atti di resistenza. Una lettura obbligata per chi desideri una migliore comprensione del patrimonio palestinese.

25. "The Book of Disappearance"
di Ibitisam Azem (in inglese)

Per il suo romanzo "Il libro della scomparsa", Azem assume un'ipotesi interessante: e se un giorno gli israeliani si svegliassero per scoprire che tutti i palestinesi sono scomparsi?

Invece di una celebrazione istantanea, ciò che segue nel suo romanzo è il caos iniziale senza nessuno a guidare gli autobus, consegnare i giornali o gestire i caffè. Anche i prigionieri palestinesi non sono più nelle loro celle.

La narrazione di Azem è un'opera di fantasia, ma presenta un contesto storico sotto forma di storie del 1948, raccontate a uno dei protagonisti dalle nonne, che poi registra su un quaderno.

Questo resoconto finisce infine nelle mani del suo amico e vicino israeliano, che inizialmente esita ad usurpare la casa del suo amico scomparso.

I palestinesi possono essere spariti e le loro case essere state rivendicate, una ad una, da coloro che rimangono - ma ciò che il libro lascia al lettore è un senso di palpabile stranezza dei fantasmi e dei ricordi che non scompaiono.

 

Traduzione a cura dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze