Come la lobby israeliana si è andata lavorando i governi USA

da: Walter Hixson(1), 26 marzo 2019   https://consortiumnews.com/2019/03/26/how-the-israel-lobby-got-its-start/

Il lobbismo dei sionisti e dei loro simpatizzanti ebrei e cristiani negli USA è iniziato assai prima della creazione dello Sto di Israele. Possiamo fissarne la data alla Conferenza di Biltmore del 1942 svoltasi nella patria USA del sionismo, New York. I sionisti si resero conto che riuscivano a mobilitare sia organizzazioni ebraiche che altri gruppi quali l’American Christian Palestine Committee per sostenere la causa dello Stato Ebraico. La nascente lobby riuscì a far allineare entrambe i due principali partiti al sostegno di un Commonwealth Ebraico, l’accettazione di masse di profughi ebrei verso gli USA e ingenti finanziamenti per ospitarli. L’assistenza militare sarebbe venuta poi.

Il compito iniziale assunto dalla lobby fu quello di proteggere l’idea dello stato sionista da ogni possibile critica, deflettere e distorcere la verità riguardo alla sua aggressività in modo che potesse godere dei benefici della sicurezza e di ingenti assistenza finanziaria da parte USA. Louis Lipsky, sionista di Rochester, dichiarò che la propaganda e la persuasione avrebbe costituito “la corazza senza la quale Israele non potrebbe vivere”

Palestinesi e mondo arabo non disponevano di una lobby paragonabile negli USA, che ha la più grande popolazione ebraica nel mondo ( oltre 4 milioni) e milioni di fondamentalisti protestanti a sostegno degli emigrati ebrei in Palestina. La conoscenza degli orrori nazisti combinati con l’ignoranza sull’aggressione sionista in Palestina furono determinanti per il sostegno USA.

Il massacro di Qibya   Israele risultò vulnerabile quando Ariel Sharon compì la strage di Qibya nell’ottobre 1953. Allarmata per l’effetto che il massacro avrebbe prodotto nell’opinione pubblica la lobby mobilitò i comitati locali per calmare le acque. Con le elezioni presidenzali a novembre (vinte poi da Eisenhower) la lobby esercitò una potente influenza su Truman (Forrestal, segretario alla Marina di Truman e antisionista convinto era stato trovato “suicidato” nel 1949, NdR) perché sul massacro di Qibya non si insistesse troppo. I sionisti lavorarono attraverso David Niles, consigliere della Casa Bianca per gli affari ebraici. Spesso risentito per le pressioni esercitate su di lui da parte della lobby sionista, Truman alla fine aveva accettato le tesi sioniste, contro il contrario parere del Dipartimento di Stato(=Ministero degli Esteri). Qibya dimostrò che Israele poteva compiere i massacri e poi fare affidamento sulla propria lobby per gestirne le conseguenze politiche. Gli USA furono la prima nazione a riconoscere Israele sotto la pressione degli immigrati ebrei e finirono per accettare la pulizia etnica della Palestina.

Eisenhower ed il segretario di stato Foster Dulles furrono assai meno malleabili di quanto non lo fosse stato Truman. L’amministrazione repubblicana entrò nel 1953 determinata a tirare le redini ad Israele e creare una situazione di pace che proteggesse gli interessi sul petrolio, favorisse gli stati arabi moderati nei confronti dei fanatismi e sostenesse la politica estera di contenimento del comunismo. Nel 1957 Eisenhower obbligò Israele a ritirarsi dal Sinai egiziano che aveva invaso durante la guerra di Suez del 1956, ma anche allora l’aggressione fu ricompensata con nuovi diritti di navigazione attraverso lo Stretto di Tiran che le avrebbero fornito il pretesto per scatenare la guerra del 1967.

JFK e Dimona     Nel periodo tra la guerra di Suez (1956) e la guerra del 1967 Kennedy vinse le elezioni sostenuto dalla stragrande maggioranza degli ebrei americani. Nel 1962 parlò di “rapporto speciale con Israele” a cui vendette i missili Hawk ma non li consegnò in quanto Ben Gurion mostrò il suo riconoscimento a Kennedy mentendogli sistematicamente riguardo al programma nucleare a Dimona nel deserto del Neghev. Israele si era impegnata a non introdurre armi atomiche nel Medio Oriente mentre invece era proprio quello che stavano facendo. Israele ha rifiutato di firmare il trattato di non proliferazione. L’Iran al contrario così come la stragrande maggioranza delle nazioni, lo ha firmato. Negli anni di Kennedy la lobby si riorganizzò fondando l’AIPAC (American Israel American Public Affairs Committee), tuttora la più potente lobby, sostenuta da compiacenti appoggi in entrambe i partiti. Tuttavia dentro la Casa Bianca il consigliere per gli affari ebaici Myer Mike Feldman frenava gli sforzi per sostenere Israele. La lobby si assicurò che il Dipartimento di Stato ed i pochi membri del Congresso che potevano fare domande imbarazzanti, fossero tenuti a bada, quali il senatore J. William Fulbright. La lobby lo prese di mira poi nel 1974 contribuendo alla disfatta di Fulbright e riusci’ a non farlo rientrare in Senato. Rilevando che l’amministrazione Kennedy era praticamente impotente nei confronti idi Israele e della lobby, il consigliere Robert Komer, lui stesso ebreo, ebbe a dire:”Ma che razza di rapporti sono mai questi?” Per Komer e per il personale del Dipartimento di Stato era chiaro come la lobby era quella in grado di far agitare la coda al cagnolino americano nella politica verso il Medio Oriente.

Ben Gurion, Roosevelt junior e Kennedy a casa di Ben Gurion nel 1951

Johnson e la la guerra del 1967     Johnson fu come un cagnolino nelle mani della lobby, come viene descritto nel libro “”. Johnson era stato filoisraeliano fin dalla gioventù quando sua zia gli aveva inculcato la convinzione biblica che Dio avesse assegnato agli ebrei la Terra Santa.

Johnson non diede direttamente la luce verde ad Israele per scatenare la guerra del 1967 ma nemmeno la fece nulla per fermarla. Israele scelse allora la guerra non come ultima ma come prima opzione. Gli israeliani, così come la CIA, sapevano benissimo che Israele era l’esercito più potente e che avrebbe vinto facilmente tutti gli altri eserciti arabi, ed è esattamente quello che Israele fece con la guerra lampo, invece che cercare una sistemazione negoziata delle dispute territoriali e marittime. La guerra comportò l’affondamento apparentemente deliberato da parte israeliana della nave USA Liberty con la morte di 34 marinai ed il ferimento di 171, con l’intento di farne ricadere le responsabilità sull’Egitto. Finita la guerra dei 6 giorni, Johnson fu acquiescente alla lobby nel sostenere quella occupazione della Palestina che dura ancora ora.

La nave spia USA Liberty dopo l’attacco aereo israeliano al largo della penisola dei Sinai. L’ordine israeliano era stato di uccidere tutti i 294 marinai americani e di far ricadere la colpa sull’Egitto. (pare inoltre che la nave avesse intercettato ordini israeliani di esecuzioni di massa di palestinesi). I sopravvissuti furono minacciati dal governo USA di Corte Marziale nel caso avessero parlato sul fatto https://www.globalresearch.ca/new-evidence-proves-israel-attacked-uss-liberty-with-orders-to-kill-294-americans/5413807

Gli USA non solo hanno sostenuto l’occupazione illegale, ma hanno anche fornito poi armamenti avanzati quali carri armati e aerei Phantom, malgrado il rigetto di Israele del trattato di non proliferazione nucleare.

Nel seguito, mentre Israele sviluppava incidenti di frontiera e ostacolava il ritorno dei profughi, la lobby andava combattendo le indicazioni degli esperti che avvertivano che una politica filoisraeliana di quel tipo avrebbe perpetruto l’instabilità e non avrebbe garantito la sicurezza per nessuno, a Israele per prima. Diplomatici USA, spesso accusati di essere filoarabi o addirittura antisemiti avvertirono sulle conseguenze, compreso l’insorgenza dell’estremismo nel mondo arabo. Le loro previsioni si sono poi andate realizzando nel 21esimo secolo. Va ricordata un’affermazione famosa di Moshe Dayan: “I nostri amici americani ci offrono soldi, armi e consigli. Noi prendimo i soldi, accettiamo e le armi e facciamo a meno dei consigli”.

(1)Walter Hixson è professore di Storia all’Università di Akron, Ohio. E’ autore del libro “The Israel Lobby and the First Generation of the Palestine Conflict” (Cambridge University Press). Quanto qui pubblicato è tratto dalla conferenza al convegno “La lobby israeliana e la Politica Americana” tenuta nel marzo 2009, nella stessa settimana in cui si stava svolgendo il congresso AIPAC

(2) Secondo l'Agenzia Ebraica per l'anno 2017 Israele ospita 6,4 milioni di ebrei (il 49,1% della popolazione ebraica mondiale), mentre gli Stati Uniti ne contengono 5,3 milioni (il 40,2%).

Traduzione e sintesi a cura di Claudio Lombardi di Amicizia Italo-Palestinese