La realtà dello Stato unico in Israele-Palestina semina il caos tra i politici USA

da: Joshua Leifer, giornalista di Haaretz, 26 agosto 2019  https://972mag.com/one-state-israel-trump-netanyahu/143055/

Per qualche decina di anni la soluzione dei due Stati è stato il pilastro del consenso bipartisan a Washington e nel mondo. Dal momento della firma degli accordi di Oslo in poi ogni amminstrazione USA si è impegnata, almeno a parole, alla costituzione di uno Stato di Palestina accanto a quello di Israele.

Ora il tramonto del paradigna dei due Stati sotto il premierato di Netanyahu e la mancanza di una alternativa ha fatto crollare tale pilastro creando negli USA un gran disordine nelle posizioni politiche nei confronti di Israele-Palestina. L’amministrazione Trump persegue un programma post-due Stati con misure draconiane nei confronti delle istituzioni palestinesi, dalla chiusura dell’ufficio dell’OLP a Washington al taglio dei fondi UNRWA.

Attualmente la politica dell’amministrazione verso il Medio Oriente è guidata da personaggi di destra, favorevoli agli insediamenti e dall’”Accordo del Secolo” di Trump che, se mai realizzato, certamente sarà un regalo alla voracità territoriale di Israele.

I politici USA e le maggiori organizzazioni ebraiche non hanno finora saputo trovare una posizione. Quasi tutti restano ancora ancorati alla soluzione dei due Stati malgrado la chiara intenzione di Trump e Netanyahu di seppellirla per sempre. Ne consegue un abisso tra la loro posizione ufficiale e la realtà sul campo.

Organizzazioni di orientamento liberal come J Street e New Israel Fund tentano di barcamenarsi osteggiando per un verso il movimento BDS ma nel contempo si oppongono a misure che tendono a mettere fuori legge il boicottaggio di Israele. I sostenitori di AIPAC nel Congresso hanno cercato di rafforzare il sostegno alla soluzione dei due Stati, solo per essere poi rimbrottati da parlamentari della Knesset, compresi diversi membri del Likud, che dichiarano che uno Stato Palestinese sarebbe “assai più dannoso “ che non il BDS.

Il risultato è che il consenso bipartisan pro-Israeliano è divenuto uno zombi, un consenso non-morto che aleggia tra le sale del Congresso e che non solo non corrisponde alla realtà politica di Israele e Palestina, ma che nemmeno corrisponde a quello che credono molti normali votanti americani. In effetti, mentre si può contare sul fatto che i parlamentari votino a grande maggioranza in favore di Israele, nell’ambito della gente il sostegno bipartisan è crollato.

Una indagine Pew del 2018 largamente pubblicizzata ha rilevato che solo il 27% dei democratici simpatizza più per Israele che per i Palestinesi, mentre il 79% dei Repubblicani simpatizza più per Israele. Tra i giovani poi il sostegno è ancora minore. Un sondaggio del 2018 fatto da Economist/YouGov rilevò che solo un quarto degli intervistati nelle età tra i 18 e i 29 anni considerava Israele un alleato.

Sondaggi più recenti indicano che sulle questioni BDS e sulla questione uno oppure due Stati i politici USA sono ancora più lontani dalla gente di quel che già normalmente non lo siano su altre questioni. Un sondaggio del 2018 svolto dall’Università del Maryland ha indicato che tra gli americani non vi è un sostegno maggioritario alla soluzione due Stati. Il sondaggio ha anche indicato che “nel caso che la soluzione dei due Stati cessi di essere possibile, il 64% degli americani sceglierebbero la democrazia in Israele, anche se ciò dovesse significare che Israele cessa di essere politicamente uno Stato Ebraico, e quindi rinunciando alla ebraicità di Israele, se ciò dovesse significare che i Palestinesi non avessero piena uguaglianza di diritti”. E sebbene pochi americani abbiano conoscenze specifiche sul movimento BDS, il 40% degli americani -e una maggioranza dei Democratici- sosterrebbero sanzioni nel caso che Israele prosegua ad aumentare gli insediamenti.

Quando vi è una tale distanza tra i rappresentanti e gli elettori, occorre una qualche revisione di linea politica, e questo può essere non facile. Ed è precisamente quel che sta accadendo tra Repubblicani e Democratici e tra i Democratici stessi.

Abbiamo visto come una coalizione tra Cristiani Evengelici Sionisti ed Ebrei Ortodossi di destra abbia fatto diventare il GOP (Grand Old Party= Partito Repubblicano) il partito che parteggia per un solo Stato non democratico tra il Giordano e il Mediterraeo. I Democratici, per contro, e in particolare la leadership del partito, rimangono eccezionalmente resistenti al cambiamento, ancora attaccati al morente paradigma della soluzione due Stati.

I Democratici tuttavia hanno ampio spazio per riallineare la loro politica alla realtà, e vi è poco da guadagnare restando attaccati ad una posizione obsoleta che non ha sostegno popolare. Le sole sostenitrici del BDS nel Congresso, Ilhan Omar and Rashida Tlaib, hanno guadagnato in attenzone non solo perché Trump se l’è presa con loro, ma perché una parte notevole dei Democratici simpatizza, se proprio non le condivide, con le loro posizioni.

Conviene notare che molti dirigenti del partito— Nancy Pelosi, Steny Hoyer, e altri — stanno incontrando, all’interno del partito, oppositori le cui piattaforme contengono posizioni di sinistra su Iraele-Palestina.

Un cambiamento di linea ovviamente non avviene da un giorno all’altro. Nel caso del Sud Africa ci vollero 30 anni dal primo appello al boicottaggio del regime di apartheid al passaggio nel Congresso della Legge Anti-Apartheid del 1986, ciò dovuto al veto da parte del presidente Ronald Reagan.

Nel caso di Israele-Palestina il cambiamento di linea potrà richiedere ancora di più. Il governo israeliano spende grandi somme di denaro per combattere quella che chiama la “delegittimazione “ di Israele e il grande sforzo dell’hasbara(il sistema di pubbliche relazioni di Israele, NdR) è quello di far riconoscere l’equivalenza tra antisionismo e antisemitismo.

I Repubblicani che sostengono lo stato unico in concerto con la destra israeliana di governo continueranno a produrre false accuse di antisemitismo nel mentre che stringono alleanze con i veri antisemiti quali i Cristiani Sionisti degli USA e le destre estreme all’estero. Gli ebrei americani minacciati dalla crescente violenza bianca nazionalista in patria , dovranno prendere atto della dolorosa realtà che Israele, lungi dall’essere un rifugio od “un faro tra le nazioni” è invece qualcosa di assi più comune, un violento stato antidemocratico.

Nancy Pelosi, portavoce democratica al Congresso, ancora aggrappata all'idea  dei due Stati.

Traduzione e sintesi a cura di Claudio Lombardi di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese