Come Israele ha cercato di mandar via i palestinesi da Gaza

Facciamo seguito all’articolo sul Manifesto e da noi ripubblicato il 24 agosto dal titolo Fuga da Gaza, Israele la facilita. Il sito ebraico inglese JFJFP, Ebrei per la Giustizia per i Palestinesi(Jews for Justice for Palestinians), riprende un articolo su Haaretz di Amira Hass che puntualizza le diverse fasi in cui Israele ha tentato di espellere la popolazione di Gaza dal fertile territorio della Striscia.

Da: Amira Hass, 25 agosto 2019   http://jfjfp.com/israeli-right-resurrects-voluntary-transfer-of-palestinians-despite-50-years-of-failure/

Israele ha una storia di completi fallimenti dei tentativi e degli incentivi per indurre i palestinesi ad andarsene da Gaza. Nel suo libro ”1967: Israele , la Guerra e l’Anno che Trasformò il Medio Oriente” pubblicato in ebraico nel 2005 ed in inglese nel 2007, Tom Segev espone i dettagli di questi tentativi.

Subito dopo l’inizio dell’occupazione seguita alla guerra del 1967 vi fu il tentativo da parte del governo israeliano di annettere Gaza ad Israele attraverso lo svuotamento della sua popolazione, in gran parte profughi. L’idea era che sarebbe stato facile sradicare i profughi una seconda volta. L’intento era di dislocarli in West Bank, Giordania, Algeria, Marocco, Siria, Iraq e Sud America.

Una delle soluzioni, che appare utopistica oggi in cui Israele impedisce ai gazawi ogni possibilità di collegarsi al resto della Cisgiordania, era quella di ricollocare i profughi palestinesi nella West Bank.

L’allora ministro dell’interno Haim-Moshe Shapira del movimento sionista religioso propose di assorbire 200mila gazawi all’interno di Israele stesso e di compensare il loro peso demografico con ulteriore immigrazione ebraica dentro Israele stessa. Yigal Allon, ministro del lavoro nel 1967, propose di collocarli nel nord del Sinai ad El-Arish e nella West Bank, escludendo la Valle del Giordano, appetibile invece per la popolazione ebraica.

Da parte di tre professori, Roberto Bachi, direttore dell’Ufficio Centrale di Statistica, il matematico Aryeh Dvoretzky e l’economista Michael Bruno,fu proposto di trasferire 40mila famiglie , circa 250mila persone -corrispondenti a più della metà della popolazione di Gaza a quel tempo- nella West Bank nel corso di 10 anni.

I professori valutavano che il progetto avrebbe generato maggiore crescita economica. Il ministro della Casa Mordechai Bentov della sinistra del partito Mapam sosteneva il progetto. Nei fatti, alcune famiglie accettarono il trasferimento nella West Benk e vivono tuttora in campi profughi, ma erano assai meno delle 40mila previste.

Dai documenti risulta che Bachi diede a Eskol(allora primo ministro) informazioni allarmanti: da una ricerca risultava che la mortalità infantile a Gaza avrebbe potuto diminuire. “Se continuiamo ad essere compassionevoli come lo siamo ora, disse, la mortalità infantile a Gaza raggiungerà quella degli arabi israeliani, e questo è allarmante.”

Dvoretzky propose di trasferire i profughi nelle abitazioni dei palestinesi che erano stati cacciati nel 1967, in particolare nella Valle del Giordano.”Più sono i profughi gazawi che occupano case di chi ha lasciato la West Bank, minori sono le possibilità che costoro tentino di ritornarvi. In più si otterrebbe di provocare attriti interni tra i palestinesi stessi. “

A partire dall’inizio del 1968 un gruppo di lavoro israeliano, coordinato dallo Shin Bet(intelligence), si occupò di girare per i campi profughi promettendo denaro nel caso si spostassero. Eskol incaricò Ada Sereni di coordinare il gruppo. Lei era nata in Italia, vissuta in un kibbuz, con orientamento politico aggressivo e vedova di Enzo Sereni, un paracadutista della comunità ebraica precedente alla costituzione dello Stato, morto a Dachau.

Ada Sereni fu scelta in quanto Eskol sperava che i rapporti di Ada con l’Italia consentissero il trasferimento di un gran numero di profughi da Gaza in Libia, già colonia italiana.

In Israele gli sforzi per trasferire la popolazione di Gaza furono mantenuti segreti. Il Ministero degli esteri insieme al Mossad (intelligence per l’estero) sospingeva per l’emigrazione di profughi palestinesi verso il Brasile ed altre parti dell’America Latina.

Nel maggio 1968 Ada Sereni comunicò che nei primi tre mesi del suo lavoro circa 15mila persone avevano lasciato Gaza, secondo l’ufficio centrale di statistica nei primi 6 mesi del 68 erano emigrati 20mila palestinesi.

Da una nota del Ministero degli Esteri risulta che il comandante militare a Gaza Mordechai Gur era incline a peggiorare le condizioni di vita a Gaza per sospingere i residenti ad andarsene. Anche prima dell’incarico ad Ada Sereni, Eskol aveva sperato che “proprio per l’imprigionamento ed il soffocamento in quel luogo, può darsi che gli arabi se ne vadano dalla striscia di Gaza… Forse se non diamo loro abbastanza acqua essi non avranno altra scelta, perché le coltivazioni ingialliranno e seccheranno”

La mancanza d’acqua a Gaza è oggi assai peggiore che non l’ingiallimento delle coltivazioni. E la povertà ed il soffocamento sono decine di volte peggiori che nel 1967 e 68. Il blocco da parte di Israele che si è fatto sempre più stretto a partire dal 1991 è la causa prima del declino economico, occupazionale, ambientale di Gaza con tutte le conseguenze sociali e psicologiche. Il risultato è un rapido aumento del numero di persone che desiderano andarsene.

Il più recente tentativo da Israele di sollecitare la gente ad andarsene risale al 2016. In febbraio Israele dichiarò che i gazawi potevano viaggiare all’estero attraversando il Giordano dal ponte Allenby verso la Giordania, ma a condizione che non facessero ritorno per la durata di un anno, non si fermassero nel percorso e non rimanessero nelle zone amministrate dall’Autorità palestinese nella West Bank

Il permesso di uscire dal valico Allenby fu considerata una misura di allentamento dell’assedio in quanto dal 1997 Israele proibiva ai gazawi l’entrata e l’uscita via Giordania, eccetto che per i rari casi in cui veniva concesso il permesso. Tale proibizione andava contro gli accordi di Oslo del 1995 che stabilivano che Gaza e la West Bank avrebbero costituito una entità unica.

Nel 1967 Israele si arrogò l’autorità di revocare la residenza ai palestinesi che non fossero presenti nei territori occupati nel corso della guerra o durante il censimento ivi condotto, o che fossero all’estero e fossero restati fuori dei territori per un periodo prolungato. Questo è stato l’unico modo di “incoraggiare l’emigrazione“ che ha funzionato.

Questa autorità fu cancellata con gli accordi di Oslo del 1994, ma non per Gerusalemme Est.

Anche coloro che hanno lasciato Gaza e la West Bank a causa della intollerabilità delle condizioni di vita, continuano a mantenere un passaporto palestinese. Molti scoprono che gli altri paesi non gradiscono affatto la emigrazione palestinese.

Malgrado tutti i fallimenti la destra israeliana continua a chiaccherare sui “trasferimenti volontari”. I palestinesi hanno da tempo dimostrato che non è cosa.

Traduzione e sintesi a cura di Claudio Lombardi di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese

NdR:  Conviene ricordare le azioni che sono andate rendendo sempre più intollerabile la vita a Gaza  (da  Bartolomei-Carminati-Tradardi: “Gaza, l’industria israeliana della violenza”, Ed. DeriveApprodi,2015) :

  • 1971 Campi profughi di Gaza attaccati al comando di Sharon, in agosto 2mila case distrutte, 16mila resi profughi per la seconda volta
  • 1987 Campo profughi di Jabalya(Gaza) il 9 dicembre 4 operai travolti e uccisi da una jeep di militari e inizia l’Intifada
  • 2000 Israele chiude i confini con Gaza
  • 2001 A Gaza distruzione del porto e dell’aeroporto appena costruito
  • 2004 operazione Rainbow (Arcobaleno), distrutte 400 case, uccisi 59 palestinesi. 2004 operazione Days of Penitence (Giorni della Penitenza), uccisi 120 palestinesi
  • 2005 operazione First rains(Prime Piogge), uccisi diecine di palestinesi
  • 2006 operazione Summer Rains(Piogge d’Estate) e Autumn Clouds(Nuvole d’Autunno), uccisi 200 palestinesi
  • 2008 operazione Hot Winter(Inverno Caldo), uccisi 120 palestinesi
  • 2008-2009 operazione Cast Lead(Piombo Fuso), distrutte 3540 case, uccisi 1419 palestinesi
  • 2012 operazione Pillar of Defense(Pilastro di Difesa), uccisi 200 palestinesi
  • 2014 operazione Protecting Edge(Margine Protettivo), distrutte 18mila case, uccisi 2250 palestinesi