Sulle intimidazioni degli arabi al voto

A poche settimane di distanza da nuove elezioni politiche in Israele il comitato elettorale governativo non si è ancora espresso per evitare le intimidazioni ai seggi

Da: Henriette Chacar, 7 Agosto, 2019 https://972mag.com/voter-intimidation-palestinians-israel-elections/142642/

Alle elezioni in Israele dell’aprile scorso un’impresa di pubbliche relazioni vicina al Likud ed il partito partito di destra Likud stesso hanno adottato un espediente per intimidire il voto arabo. Il Likud ha mandato in giro 1300 attivisti muniti di telecamere nascoste nelle città e seggi a maggioranza araba. Il pretesto era quello di evitare o documentare brogli, ma solo nei seggi arabi.
“Essendoci una nostra sorveglianza in ogni seggio arabo, il voto arabo è risultato al di sotto del 50%, il livello più basso degli ultimi anni!” Così si era vantato su Facebook il responsabile dell’agezia pro-Likud all’indomani del voto di aprile.
Con un’altra votazione che si annuncia per settembre, il Likud ha annunciato un’operazione ancora più estesa.
Gruppi per i diritti civili hanno denunciato l’operazione che, diretta alla sorveglianza di un solo gruppo etnico assume un chiaro sapore di intimidazione.
Il Comitato Elettorale (Central Elections Committee=CEC) alle elezioni di aprile aveva identificato due seggi dove vi erano state presumibilmente delle irregolarità, uno in zona araba ed uno in una città a prevalenza ebraica.
Sawsan Zaher, responsabile del Centro Legale per i Diritti della Minoranza Araba, denuncia che filmare ai seggi è contrario all’Art.119 della Legge elettorale che proibisce qualunque disturbo od interferenza con il diritto al voto.
Quando furono scoperte queste telecamere nei seggi lo scorso aprile diversi parlamentari si appellarono a Melzer, membro della Suprema Corte e presidente del CEC chiendogli di proibire immediatamente l’uso di telecamere nei seggi. Melzer inizialmente dispose per la rimozione delle telecamere, salvo che qualche ora più tardi ne autorizzò l’uso nei casi ritenuti “eccezionali”. Melzer sostenne anche che fino a che le telecamere non fossero installate all’interno della cabina elettorale, la loro presenza non intaccava il diritto di privatezza del voto.
Elyakim Rubinstein, già procuratore generale di Israele fino al 2004 ha sostenuto la rimozione delle fotocamere in quanto fotografano i votanti senza il loro permesso. Questo atto, sostiene, è in violazione della privacy di chi esercita il diritto di voto.
Che le telecamere siano all’interno o meno della cabina elettorale non è questo il punto, ribatte Zaher: la loro sola presenza all’interno dei seggi dove la gente entra, presenta i propri documenti, mette le schede nelle urne è già una violazione della legge. Che le videocamere siano un disturbo lo dimostrano le discussioni e le tensioni ai seggi che hanno caratterizzato tutto il periodo elettorale.
Per Tomer Naor, avvocato del Movimento per un Governo di Qualità in Israele(una associazione che potrebbe assomigliare ai nostri Lions Club, NdR): “ogni fotocamera che si trovi in un seggio costituisce una intimidazione, in particolare se viene installata e gestita dagli attivisti di un partito politico”. Se poi davvero vi è un sospetto di brogli deve essere compito del governo quello di sorvegliare, non certo di una militanza politica, ha aggiunto. L’organizzazione chiederà la messa al bando di tali telecamere e la incriminazione di chi viene visto filmare ai seggi.
Il Likud sostiene che lo scopo delle sue operazioni di sorveglianza sono di evitare frodi nelle comunità arabe. Naor ribatte: “E’ facile camuffare questa campagna di intimidazione con il pretesto di difendere la trasparenza delle elezioni, ma le motivazioni razziste dei personaggi che stanno dietro alla campagna sono più che chiare.” Ci risultano proteste da parte di persone delle comunità arabe, che alcuni di loro non hanno votato perché intimoriti” continia Naor.
La partecipazione al voto da parte araba nelle elezioni di aprile sono state le più basse da decenni, al di sotto del 50%. Hanno pesato certamente anche altri fattori quali la approvazione della Legge sullo Stato-Nazione e la rabbia per la dissoluzione della Lista Araba Unita.

Traduzione a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese