Autorevole rabbino USA risponde indignato al rabbino razzista ministro dell’Educazione in Israele

I matrimoni interreligiosi non sono un secondo olocausto

da: Rabbi Dr. Shmuly Yanklowitz, The Times of Israel, 12 luglio 2019, https://blogs.timesofisrael.com/intermarriage-is-not-a-second-holocaust/

La dichiarazione del ministro israeliano dell’educazione, rabbino Rafi Peretz, che i matrimoni misti (interreligiosi) costituiscono un “secondo olocausto” è scioccante e vergognosa, oltre ad insultare la memoria di coloro che sono periti nell’Olocausto. Peretz è leader del partito Casa Ebraica e della coalizione Destra Unita di Israele, è noto come un kahanista (movimento israeliano che indica la guerra come soluzione e istiga all'intolleranza razziale e religiosa, NdR) ma non dobbiamo limitarci a rifiutare le sue posizioni di estrema destra perché saremmo silenziosamente complici. E’ vero che il numero crescente di matrimoni interreligiosi ha portato ad un calo significativo della affiliazione ebraica, ma paragonare ciò allo sterminio di 6 milioni di ebrei non è altro che oltraggioso

In qualità di rabbino ortodosso moderno osservante della halacha (legge e tradizione ebraica) io non officio matrimoni interreligiosi. Tuttavia io rispetto le scelte delle persone, anche quando differiscono dalle mie. E dico questo non solo in quanto coinvolgo un gran numero di famiglie miste in attività della comunità ebraica, ma anche in quanto figlio io stesso di una famiglia mista.

Queste famiglie devono venire accolte ed abbracciate dalle nostre comunità, altrimenti avremmo tradito il nostro mandato spirituale di portare amore e tolleranza verso coloro che si sentono rifiutati spiritualmente e socialmente vulnerabili nella loro ricerca di Dio e di comunità.

Le famiglie interreligiose sono prevalenti nella vita ebaraica americana e rischieremmo di escludere una gran massa di popolazione che apprezza e cerca esperienze nell’ebraismo.

Certo che anche io sono preoccupato per l’assimilazione degli ebrei e avverto come l’anima dell’ebraismo americano sia oggi a rischio: materialismo rampante, eclisse dei valori spirituali, nazionalismo che prevale sulla religione, tribalismo che prevale sul pensiero critico, individualismo rispetto ad empatia, solo per dirne alcune.

Con tutte le tensioni che già ci sono tra Israele e gli ebrei della diaspora, le affermazioni reazionarie di Peretz non fanno che alimentare il fuoco di queste precarie relazioni.

Alla fine, quello a cui dobbiamo dare priorità sono i valori ebraici rispetto al giudaismo etnico. Il giudaismo etnico tipicamente opera secondo un timore di sopravvivenza, mentre i valori ebraici danno priorità alla attuazione del nostro compito morale con la fiducia che è quello il luogo da cui segue la sopravvivenza e la continuità. Quelli di noi che seguono la halacha non la devono imporre agli altri od usare questo sacro strumento in modo vegognoso.

Essere il più possibile inclusivi ed accoglienti garantisce che la saggezza ebraica abbia le migliori occasioni di costituire un mezzo per la trasformazione spirituale e morale di una vita familiare. Anche se non siamo in grado di condividere appieno l’inclusione religiosa, allora dobbiamo per lo meno collettivamente esprimere la nostra opposizione etica all’ostracismo e al disonore.

Rabbi Dr. Shmuly Yanklowitz è dirigente delle associazioni ed istituti ebraici Valley Beit Midrash, Uri L’Tzedek, The Shamayim V’Aretz Institute, autore di 10 libri sull’etica ebraica. Newsweek lo annovera tra i 50 rabbini più importanti in America e the Forward lo indica come uno dei 50 ebrei più influenti, NdT

Trad. e sintesi a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese