Il lancio della «pace economica» da Manama: Riyadh finanzia «la vendita della Palestina»

Al Akhbar, 22.05.2019

Nonostante le sue deboli possibilità di successo, visto il suo totale rifiuto anche da parte degli alleati degli Stati Uniti, l'amministrazione statunitense continua i suoi sforzi per imporre un "accordo del secolo", inaugurando la tanto attesa dichiarazione di iniziative economiche con cui spera di disinnescare la rabbia per quello che ha in programma. Da Manama (Bahrein), in uno stato pilota della nuova normalizzazione con Israele, Washington aprirà il corso di quella che chiama "pace economica". Una rotta in cui l'Arabia Saudita sta lavorando con una serie di progetti, fra cui pare ci sia quello di una "residenza speciale" per i palestinesi. Alla luce di ciò che i media ebraici rivelano questo sistema sarebbe volto ad attrarre i palestinesi con "lavoro e proprietà". Ma non è dimostarto che questi passi porteranno a ciò che gli Stati Uniti e i loro alleati desiderano, data la mancanza di una visione "trumpica" con una dimensione politica, e data la "grande trasgressione" contenuta nel piano anche verso gli alleati arabi tradizionali affamati di potere.

La maggioranza delle fazioni palestinesi ha respinto il "seminario economico" che gli Stati Uniti e il Regno del Bahrain intendono tenere a Manama il 25 e il 26 del mese prossimo. L'obiettivo del seminario è noto come il lancio della prima fase dell' "Accordo del secolo": l'amministrazione cercherà di comprare letteralmente la Palestina , convincendo i paesi arabi e occidentali a investire nella Palestina e nei paesi circostanti (Libano, Giordania, Egitto) con progetti per 68 miliardi di dollari.
D'altra parte, l'Autorità Palestinese ha annunciato il suo rifiuto dell'iniziativa, affermando che nessuno li ha consultati o invitati, e anche i politici e gli uomini d'affari a lei affiliati hanno rifiutato di partecipare al "seminario". Tutti hanno confermato l'assenza dalla conferenza, mentre il portavoce del Presidente dell'Autorità, Nabil Abu Rudeina, ha dichiarato che «la decisione di partecipare spetta ad Abbas».
Khaled al-Batsh, membro dell'Ufficio politico del movimento della Jihad islamica, ha denunciato il processo ufficiale di normalizzazione araba ospitato in Bahrain come "un seminario sionista americano volto ad aprire la strada all'attuazione dell''accordo del secolo' volto ad eliminare la questione centrale della nazione palestinese sotto il titolo di 'pace per la prosperità'". Aggiungendo che" la normalizzazione del Bahrein con gli israeliani è conforme alle decisioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e della Casa Bianca". Al-Batsh ha invitato "i popoli del Bahrain e del Golfo Arabo a contestare il progetto di liquidazione della Palestina: la Palestina e i suoi luoghi santi non si commerciano con denaro o riempiendo le pance delle loro enclaves malgrado la sofferenza causata al nostro popolo dall'assedio e dalle sanzioni". Dopo l'annuncio del rifiuto a partecipare da parte della maggioranza dei leader palestinesi, il ministro degli Esteri del Bahrain, Khalid bin Ahmed Al Khalifa, ha affermato che "non ci sono ulteriori motivi dietro l'incontro in programma a Manama", aggiungendo in una dichiarazione che "Manama è impegnata a rafforzare l'economia palestinese e la conferenza mira a rafforzare il popolo palestinese per migliorare le sue capacità e rafforzare le sue risorse ».
Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno aderito alla linea di sostegno al piano annunciando martedì "Il seminario economico "Pace per la prosperità" è benvenuto, sottolineando che "gli Emirati Arabi Uniti parteciperanno con una delegazione". Il ministero degli esteri degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato che Abu Dhabi" sostiene tutti gli sforzi internazionali per far prosperare la regione e migliorare le opportunità di crescita economica, e alleviare le difficili condizioni vissute da molte persone della regione, in particolare dal popolo palestinese ».
Per quanto riguarda la partecipazione israeliana, il Canale 13 ha affermato che Israele "intende rispondere all'invito degli Stati Uniti a partecipare alla conferenza economica che si terrà nella capitale del Bahrein il prossimo mese nel quadro dell'accordo del secolo", affermando che un inviato israeliano ha dichiarato che Washington ha inviato un invito ufficiale a partecipare alla conferenza. L'invito è stato inviato in copia cartacea ed era in viaggio per Israele via posta diplomatica. Il ministro delle Finanze israeliano Moshe Kahlon ha in programma di partecipare, secondo il suo portavoce, Omri Shinfeld, che ha detto al quotidiano Times of Israel: "Se Kahlon rimane nella sua attuale posizione, certamente intende partecipare al summit".

 

L' "accordo del secolo": terra per una manciata di dollari

di Walid Sharara

Al Akhbar, 22.05.2019
https://www.al-akhbar.com/Palestine/270848

La decisione dell'amministrazione di Donald Trump di tenere una conferenza
internazionale in Bahrain, dedicata all'aspetto economico dell'"affare del
secolo" prima della divulgazione della sua parte politica, riassume la
logica dietro l'accordo. Ciò che l'amministrazione americana sta
proponendo ai palestinesi e agli arabi è semplicemente di abbandonare la
maggior parte della loro terra occupata da Israele per una manciata di
dollari che fungano da contentino per le crisi economiche e sociali. Molti
fattori potrebbero essere stati considerati dall'amministrazione americana
per presentare una tale proposta: i pregiudizi ideologici a favore di Israele,
l'emergere di una nuova generazione di governanti nel Golfo, come Mohammed bin Zayed e
Mohammed Bin Salman o il leader del regime egiziano con la loro volontà di
venire a patti, le incertezze nella posizione palestinese che fa presupporre un
suo accordo, e infine l'incapacità dell'asse della resistenza di opporsi.
È certo che la conferenza non darà grandi frutti
se non per alcuni passi di normalizzazione con l'entità
sionista da parte di alcuni leader marginali nel Golfo o alcuni
uomini d'affari palestinesi, e non sarà seguita da alcun accordo a causa del rifiuto dei
primi interessati, vale a dire i palestinesi. Il conseguente imbarazzo
impedirà a paesi come l'Egitto e l'Arabia Saudita
di sottoscrivere l'accordo, almeno pubblicamente.

Economia prima della politica o viceversa

Prima che Trump e la sua squadra arrivassero al potere, tutte le
amministrazioni statunitensi hanno cercato di collegare, a
livello di propaganda, la soluzione del conflitto arabo-sionista allo
sviluppo economico e alla prosperità nei paesi della regione. Non è un caso
che gli Accordi di Camp David coincidessero con le politiche di apertura
economica adottate da Anwar Sadat e con l'aiuto americano all'Egitto, che
avrebbe dovuto contribuire a una dinamica di sviluppo che
avrebbe trasformato "Mahrousa" in un drago economico simile ai paesi del sud-est
asiatico.
Oltre alle conseguenze catastrofiche delle scelte economiche di Sadat,
spiegate dal defunto intellettuale egiziano Adel Hussein nel suo libro di
riferimento "L'economia egiziana dall'indipendenza alla dipendenza", il
collegamento tra occupazione e sviluppo è continuato per decenni,
specialmente con l'inizio del cosiddetto processo di pace dalla Conferenza
di Madrid del 1991. Si parlò della creazione di un mercato comune
del Medio Oriente tra arabi e israeliani, che servirebbe
come "matrimonio fra l'intelligenza ebraica e le capitali arabe".
L'approccio presentato oggi da Jared Kushner e Jason Greenblatt è contrario a quelli
adottati dalle precedenti amministrazioni statunitensi e
solleva dubbi anche tra i sostenitori della soluzione nell'interesse di
Israele. Tamara Kaufman Witts, del
Middle East Policy Center della Brookings Institution, ha dichiarato al
New York Times che l'accordo è "come vendere un appartamento in un grattacielo che
non è ancora stato disegnato". Il pericolo è che annunciare una visione
economica senza una visione politica sembrerà a molti palestinesi, e
forse ad altri nella regione, un nuovo tentativo di acquistare i
diritti di base dei palestinesi, creando un'atmosfera negativa per
qualsiasi piano politico successivo.
Ciò che è diventato noto sul contenuto politico dell'accordo, dopo le
dichiarazioni dei funzionari statunitensi e le fughe di notizie, consente
di comprenderne le sue motivazioni di base. È un palese tentativo
di corrompere i palestinesi e gli arabi per concedere più terra e diritti
a Israele. L'amministrazione statunitense ha accettato l'annessione da parte di
Israele di Gerusalemme e delle alture del Golan, aprendo la strada all'approvazione
dell'intenzione dichiarata da Benjamin Netanyahu di annettere
la più ampia Cisgiordania. Ha smesso di finanziare l'UNRWA come parte di
un progetto volto ad eliminare il diritto al ritorno. Quando questi fatti
vengono presi in considerazione, è chiaro che l'offerta ai palestinesi si limita
a una sorta di autonomia estesa all'interno di enclaves densamente popolate
e geograficamente scollegate, alcune delle quali sono state definite
"l'arcipelago dei territori palestinesi", con aiuti economici per
prevenire rivolte popolari e insurrezioni contro questa nuova forma di
occupazione.
L'Autorità Palestinese ha annunciato il suo rifiuto della conferenza del
Bahrain, considerando un tradimento la partecipazione a questo evento,
e lo stesso hanno fatto le organizzazioni di resistenza.
Gli americani non troveranno un solo
palestinese con un minimo di rappresentatività che accetti "l'accordo del
secolo". Ciò ha implicazioni importanti per le posizioni dei partiti
regionali che sono vicini agli Stati Uniti. Questi
partiti in passato hanno saputo rappresentare il campo "moderato"
nella regione perché "hanno preso le distanze" dal sostenere i movimenti
di resistenza, sostenuto il processo di colonizzazione sponsorizzato dagli
USA, e il loro leader, l'Arabia Saudita, ha presentato un progetto di
accordo basato sulla piena normalizzazione con Israele in cambio del
suo ritiro dai territori arabi occupati. Perché Jared Kouchner e Jason
Greenblatt non le hanno chiesto di co-sponsorizzare l'"Accordo del secolo",
viste anche le relazioni intime e gli interessi importanti che li legano
al suo ambizioso principe ereditario? Perché anche all'Egitto non è stato
chiesto di co-sponsorizzare l'accordo?
La risposta è evidente: questi due paesi non possono accettare
una soluzione al conflitto arabo-israeliano che sia inaccettabile per la parte
palestinese, che non includa un ritiro israeliano da Gerusalemme Est e
l'istituzione di uno stato palestinese. Kouchner ha scelto dunque un piccolo
stato regionale per tenere la sua prossima conferenza internazionale, che
discuterà il contenuto economico di un accordo che ignora la situazione della regione
ed è sponsorizzato da sceicchi e da emirati microscopici e marginali ma
è respinto dai primi interessati, i palestinesi.
Non serve la sfera di cristallo per predire il suo inevitabile
fallimento.

Traduzione a cura dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze