Continuare la liberazione è la festa della speranza!

di Pierre Abou Saab
Al Akhbar, 25.05.2019

«E avverrà
Dopo il suicidio nella siccità della mia voce
Come un capolavoro senza limiti
Qualcosa che nelle canzoni è chiamata
Tempesta »

Samih al-Qasim

Quest'anno, la commemorazione della liberazione del Libano meridionale dall'occupazione israeliana del 25 maggio si svolge in condizioni nazionali e regionali difficili e delicate. Forse le sfide del momento danno al "Giorno della Resistenza e della Liberazione" una doppia importanza, e una dimensione più ampia, a livello emotivo e politico, simbolico e strategico. C’è, dopo diciannove anni, chi vuole a tutti i costi indebolire quel momento eroico che ha spianato la strada a successi storici e vittorie sulla nostra terra, sui nostri confini e nella dimensione strategica araba. Chi vuole cancellare un momento storico che ha sconvolto l'equilibrio del potere in questo conflitto esistenziale, che i nostri popoli hanno combattuto negli ultimi sette decenni per soggiogare il colonialismo, liberare la terra e riconquistare la dignità e i diritti.
Il 25 maggio è il culmine di una lotta dolorosa e pagata a caro prezzo, che il nostro popolo sta affrontando di fronte a un nemico brutale, sanguinario, razzista e arrogante che ha fondato la sua entità sul massacro, sul colonialismo e sull'apartheid. Sapendo che alcuni hanno atteso lunghi decenni per scoprire questo fatto solo con l'adozione della “Legge dello Stato ebraico”, mentre altri non lo anno ancora notato! Il 25 maggio è una vittoria sull'Occidente coloniale complice del nostro assassino: lo protegge e lo sostiene, lo arma, offusca i suoi crimini, giustifica i suoi massacri e legittima le sue politiche criminali. E infine, il 25 maggio è una sconfitta per i regimi di apostasia, di tirannia e di resa nel mondo arabo, responsabili di perpetuare la menzogna della "superiorità israeliana". Quel mito, che ha cominciato a incrinarsi nel 2000, prima di essere definitivamente distrutto nell'estate del 2006, è stato alimentato a lungo dall'incapacità dei regimi arabi e dalla loro debolezza e collusione con l'occupazione. Ed ecco che “Israele” sta cercando di raccogliere i suoi rottami, di restaurare le sue crepe, facendo forza sull’elisir del conflitto civile nei nostri paesi e avvalendosi dei tradimenti arabi che sono emersi apertamente negli ultimi anni.

In molti tornarono a piedi (da www.almanar.com.lb)


Il 25 maggio 2019, più che mai, ci rendiamo conto che la liberazione è un processo difficile e continuo. Ci sono quelli che celebrano l'occasione timidamente in Libano, e non osano nominare coloro che hanno liberato la terra, che hanno sconfitto i "Takfiri" (fanatici) realmente. Ci sono quelli che affrontano l'occasione con negazionismo e ignoranza, come se non fosse successo. Costoro preferiscono l'occupazione israeliana? No, certamente, tranne una manciata di cospiratori, collaboratori e mercenari. Il resto sono ostaggi di fanatismo e interessi, campagne di ignoranza e lavaggio del cervello, pressioni coloniali, analfabetismo nazionale e forse vigliaccheria, qualunque sia il loro rango, grado o posizione nel circolo decisionale. Se è vero che la resistenza all'occupazione in qualsiasi luogo o tempo non aspetta un referendum popolare, o il consenso delle élite sconfitte o occupate della promozione dei loro privilegi, il compito di fortificare i partigiani che hanno sconfitto “Israele” passa oggi nella costruzione di una consapevolezza nazionale che attraversi le regioni, e superando le barriere settarie, si unisca attorno alla resistenza, la accudisca e la protegga. La resistenza è anche affrontare la pervasione della consapevolezza, e smascherare il discorso distorto che oscura l'essenza del conflitto, esponendo i meccanismi di promozione di una cultura di compromesso e di resa.

In molti scesero in strada per ballare, danzare, abbracciarsi e lanciare in aria riso e fiori per festeggiare. (da  Twitter/Hassin)

Gli occhi sono diretti verso la Palestina occupata, che ora si trova a tiro di lancio di una rosa dai fucili dei partigiani

I regimi che si sono arresi a Israele sono gli stessi sistemi che sfruttano la loro gente e schiavizzano i loro cittadini. Il Libano ne è un esempio. Il sistema settario che è incapace di affrontare Israele è lo stesso regime corrotto che ha affamato i libanesi e li conduce oggi al disastro con passi sicuri. Il popolo che ha donato martiri e partigiani è minacciato di povertà e privazione. È responsabilità della resistenza prima degli altri, liberare gli esseri umani come ha liberato la terra. E resistere all'ingiustizia politica, così come ha resistito all'oppressione e alla brutalità dell'occupazione. D'altra parte, la lotta per i diritti sociali e civili, e per il progresso della società verso una maggiore giustizia, democrazia e progresso, non si desta e non acquisisce la sua legittimità nazionale, al contrario potrebbe diventare una subordinazione mascherata, e uno spettacolo superficiale di cui non conosciamo la destinazione, se non si fonda su un principio fondamentale che “Israele” è un nemico, e che la resistenza con tutti i mezzi è una responsabilità individuale e collettiva, religiosa e laica, popolare e partigiana, civile e politica.
Il 25 maggio è il culmine di sacrifici e di eroismo iniziati con la resistenza nazionale, di sinistra e patriottica, per poi proseguire, espandersi e crescere con i combattenti della resistenza islamica in Libano, che hanno rotto il mito della superiorità israeliana. Grazie a questi, il nemico è ora delirante dietro le linee di difesa arretrate, isolato sempre più all'interno di un ghetto, circondato da muri e recinti, cercando di compensare in un modi distorti tutto ciò che ha perso nel decennio delle decisive vittorie arabe. E la resistenza oggi è di fronte al cowboy americano che pensa di poter ancora soggiogare il mondo. Soltanto questo è la prova della forza e legittimità della sua lotta.
Tutto ciò a cui stiamo assistendo, le guerre a bassa intensità, le campagne di disinformazione, le frodi globali, le macchinazioni interne, la strategia di estorsione, assedio e sanzioni, non è altro che un tentativo disperato di eludere, indebolire e impedire alla resistenza di continuare la sua lotta. In questa difficile congiuntura, sotto i suoni dei tamburi della guerra contro l'Iran, suonata da un gruppo di fondamentalisti bianchi riuniti attorno al felice cretino della Casa Bianca, celebriamo a voce alta "la festa della Resistenza e della liberazione". E celebriamo quel momento fondamentale, che ha visto la sconfitta del nemico, attenti alla necessità di mantenerlo, consolidarlo e completarlo con ogni mezzo! Oggi, il 25 maggio, celebriamo le imminenti sconfitte di quella vasta macchina cosmica che sta tentando disperatamente di assediare Hezbollah. Ricostruiamo le immagini della liberazione della prigione di Al-Khiam con il suo alto simbolismo e immaginiamo che un'altra liberazione "deve arrivare" nel prossimo futuro. La liberazione delle colline di Kafrshuba e delle fattorie di Shab'a è oggi una conquista acquisita. Gli occhi sono diretti verso i territori occupati, che si trovano a tiro dl lancio di una rosa dai fucili dei combattenti della resistenza. Attendiamo il momento in cui celebreremo la liberazione di tutta la Palestina. Il 25 maggio è il giorno della speranza di resistenza e liberazione continue!

 

Rileggi anche: Liberazione del sud: il giorno della memoria della prigione di Khiam

 Traduzione a cura dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze