Le tensioni ad al-Aqsa, stanno raggiungendo un altro punto critico?

Ben White

21 February 2019

Un nuovo conflitto è emerso con l’intensificarsi delle iniziative delle autorità israeliane e dei coloni per cambiare lo status quo nel luogo  sacro

Sotto il radar dei media occidentali, si sono intensificate le tensioni nella Gerusalemme occupata da Israele.

Nell'ultima settimana, è emerso un nuovo scontro sul complesso della moschea di al-Aqsa, dovuto all’intensificazione degli sforzi delle autorità israeliane e dei coloni per cambiare lo status quo e prendere possesso delle proprietà palestinesi all'interno e intorno alla Città Vecchia.

Il governo giordano ha recentemente deciso di espandere la composizione del Waqf - l'organismo incaricato di gestire la Moschea di al-Aqsa - per includere un certo numero di palestinesi di alto rango, insieme ai membri giordani di lunga data.

Gates chiusi

La mossa è arrivata in risposta a ciò che Ofer Zalzberg ha descritto ad Haaretz come "l'erosione dello status quo" nel luogo, compresa la tolleranza da parte delle forze di occupazione israeliane del "culto silenzioso" fatto da parte degli ebrei nel complesso - "Uno sviluppo relativamente nuovo ", ha osservato il giornale.

Giovedì scorso, il consiglio recentemente ampliato ha ispezionato e pregato presso un edificio situato alla Porta della Misericordia (Bab al-Rahma), chiuso dalle autorità di occupazione israeliane dal 2003. All'epoca, la chiusura fu giustificata da presunti motivi di attività politica e collegamenti con Hamas – ma, da allora, l'edificio è rimasto chiuso.

Quello che sta succedendo a Gerusalemme è "un’ organizzata e sistematica campagna dei coloni, con l'assistenza di agenzie governative, per espellere intere comunità da Gerusalemme Est"

Durante la notte di domenica, le forze israeliane hanno messo nuove serrature ai cancelli di metallo che portano all'edificio. Quando i fedeli palestinesi hanno tentato di aprire i cancelli, sono scoppiati scontri e un numero di palestinesi è stato arrestato dalla polizia israeliana.

Martedì notte ho visto nuovi scontri e arresti, mentre un tribunale israeliano ha vietato a una dozzina di palestinesi di entrare nel complesso. Sia l'Organizzazione per la liberazione della Palestina che Hamas hanno condannato gli sviluppi e avvertito rispetto alla "instabilità" della situazione.

Nuovi fatti sul terreno

Gli eventi nel complesso non possono essere considerati separatamente dal quadro più ampio di Gerusalemme, e in particolare, ciò che la ONG israeliana Ir Amim ha definito come una "catena accelerata e intensificata di nuovi fatti sul terreno", tra cui "un numero crescente di campagne di insediamento all'interno dei quartieri palestinesi, sponsorizzate dallo stato ".

Un'espressione di tali campagne è lo sfratto delle famiglie palestinesi dalle loro case in modo che i coloni possano impossessarsi delle proprietà. Domenica scorsa, la famiglia di Abu Assab è stata espulsa dalla loro casa nel quartiere musulmano della città vecchia, un destino affrontato da centinaia di altre famiglie palestinesi nella Gerusalemme est occupata.

Quello che si sta verificando a Gerusalemme è "una campagna organizzata e sistematica di coloni, con l'assistenza di agenzie governative, per espellere intere comunità da Gerusalemme Est e per stabilire insediamenti al loro posto", secondo le parole di un osservatore degli insediamenti israeliani.

Il 18 febbraio un uomo musulmano controlla un cancello chiuso dalla polizia israeliana nella moschea di al-Aqsa nella città vecchia di Gerusalemme (AFP)

"È molto chiaro ciò che vogliono: una maggioranza ebraica qui e a Gerusalemme Est", ha recentemente dichiarato all'Independent l'attivista di Silwan,  Jawad Siyam. La sua comunità è rovinata dalla presenza del complesso "Città di David" gestito dai coloni, destinato a ricevere un ulteriore impulso dalle autorità di occupazione israeliane che stanno pianificando lì la stazione di una teleferica.

Gerusalemme non è presente sui giornali da un po’ di tempo, poiché viene comprensibilmente data maggior attenzione alle proteste della Grande Marcia del Ritorno nella Striscia di Gaza e agli sforzi per ottenere un qualche sollievo dal blocco. Anche le elezioni israeliane sono all'orizzonte e la discussione verte su ciò che precisamente l'amministrazione Trump ha in serbo con questo "piano di pace".

Sullo sfondo, tuttavia, le politiche coloniali israeliane, accelerate nella Gerusalemme est occupata, potrebbero portare a un nuovo incandescente punto.

Attivismo di base

Il Waqf ha dichiarato che cercherà di far riaprire Bab al-Rahma, una richiesta che ha il potenziale per diventare un punto di riferimento per le proteste di massa cui abbiamo assistito nell'estate del 2017. Poi, i metal detector introdotti dalle autorità israeliane di occupazione al di fuori del complesso della moschea di al-Aqsa ha scatenato dimostrazioni spontanee che hanno ultimamente portato alla loro rimozione.

Che il Waqf scelga o meno un simile percorso, potrebbe anche trovarsi a la mano forzata dall'attivismo di base; esiste una forte preoccupazione tra i palestinesi sul fatto che il governo israeliano - insieme ai cosiddetti attivisti del "movimento del Tempio" - stiano ultimamente lavorando verso una divisione dello spazio e la creazione di luoghi formalizzati per le preghiere ebraiche all'interno del complesso della moschea al-Aqsa.

Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno procedendo con la chiusura del loro consolato a Gerusalemme Est e il trasferimento degli "affari" palestinesi in un ufficio all'interno della nuova ambasciata - un potente avvertimento , se necessario, sul fatto che la visione dell'amministrazione Trump sarà una presa di distanza    netta perfino dalla falsa "soluzione a due stati", e un timbro per lo stato di Israele come singolo stato di fatto.

Gli eventi di questa settimana – comunque si sviluppino - sono un promemoria: mentre Israele e gli Stati Uniti vedono Gerusalemme come un gioco per un processo accelerato di colonizzazione e approfondimento dell'imposizione della sovranità israeliana, i residenti palestinesi della città sono esperti boicottatori di progetti israeliani, e potrebbero ben presto riprendere questo ruolo.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all'autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

Ben White

Ben White è l'autore di "Apartheid israeliano: una guida per principianti" e "Palestinesi in Israele: segregazione, discriminazione e democrazia".

Scrive per Middle East Monitor, e i suoi articoli sono stati pubblicati da Al Jazeera, al-Araby, Huffington Post, The Electronic Intifada, The Guardian's e altro.

https://www.middleeasteye.net/opinion/are-tensions-al-aqsa-reaching-another-boiling-point

Traduzione a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus