GERUSALEMME E LE AMBASCIATE STRANIERE

di Richard Falk

7 gennaio 2019

 [ Nota introduttiva: quella che segue è un’intervista modificata fatta a Rodrigo Craveiro sul CORREIO BRAZILIENSE, Gennaio 2019]

Gerusalemme e le ambasciate straniere: implicazioni legali, politiche e diplomatiche.

Domanda 1 – Pochi giorni fa il Primo Ministro Benjamin Netanyahu si è incontrato con il presidente dell’Honduras e con Mike Pompeo a Brasilia per discutere della    di un’ambasciata israeliana a Tegucigalpa e del trasferimento dell’ambasciata honduregna da Tel Aviv a Gerusalemme. Pompeo si è poi recato in Colombia per cercare di convincere il governo di Bogotà a ricollocare la sua ambasciata a Gerusalemme. Come ha interpretato questi tentativi e le loro implicazioni?

Risposta:Sembra ovvio che Israele stia tentando di indurre un numero sufficiente di governi a trasferire le loro ambasciare a Gerusalemme, in modo da indebolire il peso legale, politico e diplomatico della Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU   del 22 dicembre 2017 [Res. ES-10/L.22] che ha dichiarato non valida  tale iniziativa degli Stati Uniti con il voto di 128-9 (con 35 astensioni), trovando che  il proposto trasferimento è illegale e privo di qualunque effetto politico. Questo  respingomento   unilaterale da parte dell’ONU è stata intrapresa come una rabbiosa reazione alla annunciata decisione del Governo statunitense di fare questa mossa in spezzo del consenso internazionale che per 50 anni ha appoggiato in maniera schiacciante il consenso dei governi che il futuro di Gerusalemme sarebbe stato determinato da negoziati diplomatici tra le parti e che qualunque riconoscimento prematuro di Gerusalemme come capitale di Israele sarebbe stata inappropriato e perturbatore. Questa sfida al consenso dell’ONU è sicuramente diventata un’alta priorità per la politica estera di Israele, almeno fino a quando Netanyahu rimarrà Primo Ministro.

Potrebbe anche essere rilevante il fatto che le imminenti elezioni israeliane del 9 aprile e i problemi di Netanyahu in patria con accuse di corruzione rivolte a lui e sua moglie, forniscano un ulteriore incentivo per dimostrare che egli ha ottenuto risultati positivi dal punto di vista del Progetto Sionista di estendere la sovranità nazionale di Israele a Gerusalemme, così come alla maggior parte delle parti rimanenti della ‘terra promessa’ che si presume appartenga ad Israele per diritto biblico e tradizione storica. Tali ambizioni e azioni espansionistiche israeliane sono violazioni del diritto inalienabile di autodeterminazione che appartiene al popolo palestinese.

Le motivazioni degli Stati Uniti sono collegate, ma piuttosto diverse. Naturalmente, durante la presidenza di Trump, Israele non può fare nulla di sbagliato e ciò che Israele vuole, gli Stati Uniti lo fanno malgrado l’opposizione politica e l’obbrobrio morale. Lo spostamento dell’ambasciata è un esempio primario dell’unilateralismo americano rispetto a Gerusalemme. Inoltre, il Governo degli Stati Uniti vuole essere meno isolato dal punto di vista diplomatico a livello globale e quindi sembra creare meno disturbo quando agisce così. Questo argomento inoltre, fornisce alla leadership di Trump l’opportunità di creare reti alternative di alleanze per uperare in astuzia i gruppi regionali esistiti in passato. Indipendentemente da questo argomento, la politica estera americana cerca di sostituire una rete di leader tirannici  che la pensano allo stesso modo, per tali solidarietà tradizionali come la NATO o l’OAS (Organization of American States) o, l’ONU. In questa connessione è rilevante che tradizionali alleati americani come Gran Bretagna, Francia, Germania e Giappone hanno votato per la risoluzione dell’ONU che condanna l’azione proposta dagli Stati Uniti rispetto a Gerusalemme e questo è stato ricambiato agendo indipendentemente dalle preferenze fortemente dichiarate di Washington.

Domanda 2 – Quale sarebbe il simbolismo reale del trasferimento delle ambasciate da Tel Aviv a Gerusalemme? Perché tali manovre sono considerate così polemiche?

Secondo me, il reale significato dello spostamento dell’ambasciata, a parte il fatto di essere coerente con altri passi considerati come dimostrazione della natura estrema del sostegno di Trump all’approccio di Israele di risolvere decenni di tensioni con il popolo palestinese e il suo movimento nazionale, è quello di dimostrare che la politica estera statunitense non sarà limitata dalla diplomazia multilaterale o dalle posizioni prevalenti nelle istituzioni internazionali, specialmente nell’ONU. Questo approccio ultra-nazionalista alle scelte politiche e alla capacità di risolvere i problemi, è un chiaro rifiuto degli approcci congiunti per le difficili sfide collettive nelle relazioni internazionali che in precedenza avevano goduto del sostegno di Washington fin dalla fine della II Guerra Mondiale.

A un altro livello, la mossa dell’ambasciata sostiene il rifiuto di Israele di un compromesso politico con la Palestina e l’attuale strategia di Tel Aviv che sembra librarsi tra il  permettere all’attuale futuro irrisolto di continuare all’infinito, mentre gli insediamenti si espandono a Gerusalemme e in Cisgiordania, e il trarre vantaggio dalla sua attuale posizione per ottenere, o almeno dichiarare, una vittoria israeliana e una sconfitta palestinese. A questo proposito, lo status di Gerusalemme fa parte di un più ampio contesto di espansione degli insediamenti, di eccessiva forza nel reagire alla resistenza palestinese, della legislazione della Knesset in cui Israele è proclamato uno stato appartenente esclusivamente al popolo ebraico, che da solo ha diritto all’autodeterminazione nazionale e alla negazione dello status di rifugiati ai discendenti dei rifugiati della Nakba.

Questi spostamenti sono trattati come controversi perché vengono visti come l’imposizione di un dramma senza fine al popolo palestinese nel suo complesso, compresi coloro che languiscono nei campi di rifugiati in tutto il Medio Oriente, in esilio, e come minoranza discriminata, In Israele stesso. Israele, in quanto stato di dove c’è la segregazione razziale. Cancellare questa percezione fa parte di ciò che in gioco con tali tentativi, per conferire legittimità al suo espansionismo territoriale e all’egemonia etnica.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/jerusalem-and-foreign-embassies

Originale: Richardfalk.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

http://znetitaly.altervista.org/art/26812?doing_wp_cron=1547246777.2348639965057373046875