Come la riforma del sistema finanziario palestinese fu un modo per sotterrare la seconda Intifada

Majd Kayyal, ricercatore e scrittore di Haifa, http://assafirarabi.com/fr/23172/2018/11/12/la-reforme-du-systeme-financier-palestinien-une-facon-denterrer-la-seconde-intifada/

Sotto l’ombrello della trasparenza si è mirato piuttosto al controllo sul sistema finanziario palestinese per permettere ad Israele di prevenire qualunque nuova sollevazione contro l’occupazione

La seconda Intifada , sviluppatasi nel 2000 a seguito di una serie di provocazioni della destra israeliana seguite agli accordi di Oslo del 1993, culminate nella (strage di Godstein a Hebron nel 1994, uccisione di Rabin nel 1995, passeggiata di Sharon sulla spianata delle moschee nel 2000)si appoggiò ad un sistema finanziarioinformale che ha permesso il sostegno alla resistenza palestinese. Israele ha imposto all’Autorità Palestinese (AP) attraverso pressioni dirette e attraveso quelle della comunità internazione, delle riformeche hanno giocato un ruolo determinante nella strategia israeliana di contro lllo della società palestinese.Hanno partecipato a questa strategia la Banca Mondiale ed il FMI, il gruppo d’azione finanziaria FATF che ha staboilito i 9 principi di lotta contro il finanziamento del terrorismo nel mondo, il Comitato diccollegamento dei donatori AHCL. Presentatte come “risposta ad una rivendicazione popolare palestinese contro la corruzione” queste riforme hanno contribuito ad arrestare nel 2004 la seconda Intifada dopo la morte di Arafat nello stesso 2004.

Il sostegno finanziario all’intifada attraverso canali informali si era realizzata in modi diversi, quali razioni alimentari,adozioni di orfani,sostegno alle famiglie dei martiri e dei prigionieri, trasferimenti sul fondo “cantina” per l’acquisto di indumenti e cibo per i detenuti, pagamento di tasse universitarie, alloggi per chi aveva avuto la casa distrutta. Con l’intifada si era costituita una rete di sostegno considerata illegale da Israele, formata da campagne di raccolta fondi, e anche da sostegno di governi quali Iran e Irak. Questo sistema di finanziamentosi è avvalso inoltre del numero crescente di banche in Cisgiordania ed a Gaza (da 2 nel 1993 a 23 nel 2000)

Come si è organizzata la risposta israeliana   Israele ha  impostato la sua inniziativa come  “riforma dell’Autorità Palestinese” nel quadro delle misure per combattere il finanziamento edel terrorismo internazionale post 11 settembre (torri gemelle), e cioè congelamento di fondi e loro confisca, , controllo dei trasferimenti di denaro, sorveglianza delle organizzazioni finanziarie non governative. Israele si è appoggiata a tali misure "antiterrorismo" per riuscire a sterilizzare un numero di organizzazioni caritatevoli che raccolta di fondi pe ri palestinesi quali Interpal, the British Charity, Palestinian Relief and Development Fund (https://www.theguardian.com/society/2003/aug/28/israel.charityfinance)

Le pressioni a favore della della Riforma     Ariel Sharon espose chiaramente il suo intento: “..occore sottrarre il sistema finanziario dalle mani di Arafat e nominare un ministro delle finanze che metta fine al sistema terrorista gestito dll’Autorità Palestinese”.  Le pressioni su Arafat lo costrinsero a nominare Mahmoud Abbas primo ministro e Salam Fayad, rappresentante del FMI in Palestina dal 1987 al 2002, ministro delle finanze.  Tra i fattori di pressione figurano i 24milioni $ delle sovvenzioni internazionali, così come i trasferimenti di importi doganali da Israele per i prodotti palestinesi che nel 2017 hanno raggiunto il 67% degli introiti dell’AP e che potevano in ogni momento venire bloccati da Israele.

A questo punto le organizzazioni internazionali erano in grado di seguire le traiettorie finanziarie “fino all’ultimo shekel”, secondo Rashid Khalidi, americano-palestinese professore alla Columbia University (New York).

Ne sono conseguiti confische di trasferimenti in denaro verso Cisgiordania o Gaza, da parte dei servizi di sicurezza della Autorità Palestinese, decine di arresti e di interrogatori a semplici cittadini. Nel 2015 si è  visto un sit-in delle organizzazioni caritatevoli della striscia di Gaza a seguito della sospensione dei trasferimenti bancari relativi a orfani e famiglie di martiri.

Le  restrizioni citate sono avvenute di pari passo con le irruzioni dell’esercito israeliano negli uffici di cambiavalute ed all’arresto di professionisti accusati di “finanziare il terrorismo”.

La trasparenza dei contributi da parte della AP alle famiglie dei prigionieri politici e dei martiri fornisce ad Israele le informazioni a nutrire la sua campagna di “alimentare il terrorismo”, accusa alla AP sbandierata a fronte della comunità internazionale

Il governo di Salam Fayad ha sciolto i comitati della Zakat (elemosina legale ) e ha fatto adottare dal ministero dei beni e degli affari religiosi la decisione di creare 11 nuovi comitati per la raccolta di tali elemosine, i cui membri siano accettati dalla AP.

In conclusione, sarebbe da irrersponsabili negare la necessità di una riforma della AP per mettere fine a clientelismo e corruzione e stabilire uno Stato di Diritto. Ma non si può trattare di riforme che sotto la copertura della trasparenza mirino piuttosto al controllo sul sistema finanziario palestinese per permettere ad Israele di prevenire qualunque nuova sollevazione contro l’occupazione.

Traduzione e sintesi a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese