Un triste riassunto- “L’ultimo” saluto da Ramallah

Amira Hass

Vittime di seconda classe

Internazionale 1282 | 16 novembre 2018

La guerra “quasi nuova” scatenata l’11 novembre è costata la vita a sedici persone. Quattordici sono palestinesi di Gaza, uccisi dal fuoco israeliano. Sette erano combattenti di Hamas che avevano sventato l’operazione di un’unità israeliana in incognito penetrata nella Striscia di Gaza, non certo per la prima volta. Le altre sette persone, due civili e cinque combattenti, sono state uccise dal fuoco israeliano il giorno successivo. Quattro palazzi sono stati rasi al suolo.

La censura militare ha proibito di rivelare l’identità del comandante israeliano ucciso e il nome della sua unità. Una parlamentare laburista ha scritto sulla sua pagina Facebook che non si tratta di un ebreo, ma di un druso, uno che “andava bene” per morire in un’operazione militare ma comunque un cittadino di seconda classe secondo la nuova legge sullo stato nazione.

I gruppi armati di Gaza hanno lanciato circa quattrocento razzi contro le comunità israeliane più vicine, anche se la metà è precipitata all’interno dei confini di Gaza. Alcune persone sono rimaste ferite. Molti edifici sono stati danneggiati. Una persona è morta. Si tratta di un operaio edile palestinese di 48 anni di Halhul, in Cisgiordania, che condivideva un appartamento in un quartiere povero di Ashkelon. Accanto all’uomo è stata trovata una donna ferita gravemente per il crollo del tetto. Questo potrebbe spiegare perché i mezzi d’informazione palestinesi e i social network non hanno insistito molto su questa tragedia.

Un triste riassunto
Nelle ultime due settimane il primo ministro Benjamin Netanyahu ha perso parte della sua popolarità tra gli ebrei israeliani perché ha scelto di non lanciare una grande offensiva contro la Striscia di Gaza. Per superare la crisi di coalizione e dissuadere i ministri dell’estrema destra dall’abbandonare il governo, Netanyahu ha promesso che la guerra resta una possibilità. E che il villaggio di Khan al Ahmar sarà distrutto.

Tre grandi offensive più un’infinità di incursioni e attacchi su scala ridotta a Gaza non hanno impedito ad Hamas di portare avanti la sua strategia di militarizzazione della Striscia e di diventare un fattore politico regionale. Il devastante assedio che dura da dodici anni non ha spinto la popolazione a rivoltarsi contro il governo di Hamas. Che tipo di guerra o assedio immaginano gli israeliani per raggiungere l’obiettivo?

La maggioranza degli ebrei israeliani ritiene che la soluzione siano nuove guerre contro i palestinesi, facendo affidamento su tecnologie che permettono il controllo a distanza e battaglie simili a video giochi in cui i rischi per i soldati israeliani sono minimi.

Questo è il triste riassunto di venticinque anni di osservazioni sul campo. È anche la conclusione di diciotto anni di appuntamenti settimanali su Internazionale. È giunto il momento di cambiare abito. Amira Hass

Internazionale 1283 | 23 novembre 2018

Amira Hass continua la collaborazione con Internazionale con una nuova rubrica mensile.