Israele- Stati Arabi: pecunia non olet

Affari tra nemici (estratto)

(Ulrich Schmid, Neue Zürcher Zeitung, Svizzera, Internazionale  n. 1196 del 17 marzo 2017).

Per molti dei paesi musulmani, Israele è il peggiore dei mali. Eppure lo stato ebraico Ha rapporti commerciali con quasi tutti i suoi vicini: ha sempre fatto affari con loro, li fa ancora oggi e continuerà a farli in futuro. Ufficialmente, gli scambi commerciali sono proibiti solo con l’Iran, il Libano e la Siria. Con gli altri paesi musulmani è consentito fare affari, e Israele li fa in modo abbastanza esplicito, o comunque con meno imbarazzo di quanto facciano le sue controparti arabe, che non dichiarano apertamente di commerciare con “l’entità sionista” per paura di suscitare rabbia e indignazione nell’opinione pubblica…Un grande punto di transito e smistamento è diventato Haifa…

Secondo le statistiche ufficiali, nel 2014

quasi il 5,5 per cento delle esportazioni isra-

eliane ha preso la via della Palestina, E una

percentuale notevole se si considera ehe la

Palestina e tra i primi beneficiari al mondo

di aiuti internazionali, e questo accresce

notevolmente il suo potere d'acquisto e la

sua forza commerciale. Infatti gli aiuti, che

negli ultimi anni hanno oscillato tra 1,6 e 2,5

miliardi di dollari, vanno non solo a persone

e organizzazioni ma anche direttamente al

bilancio dell'Autorità Nazionale Palestinese.

Secondo l'organizzazione Aid watch

Palestine, il 72 per cento degli aiuti interna-

zionali finisce in Israele. Nell'ottobre del

2016, per esempio, Israele ha assorbito

1'83,5 per cento delle esportazioni palestine-

si per un totale di 79 milioni di dollari, ed e

stato il paese di provenienza del 64,1 per

cento delle importazioni palestinesi, che

valgono quasi 400 milioni di dollari. Israel

esporta in Palestina soprattutto gasolio pe

il riscaldamento, benzina/gas naturale, ce-

mento idraulico, marmo e acqua minerale

mentre importa blocchi di pietra, rottami d

ferro e acciaio e prodotti farmaceutici. Som

scambi commerciali complicati, che sten-

tano a causa della situazione politica, dal

momento che tutte le esportazioni e le im-

portazioni devono essere autorizzate dalle

autorità israeliane.

L’evoluzione di questi scambi commerciali dipende da molti fattori, non ultimo da quale sarà il comportamento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ma lo scenario più verosimile è che i commerci tra Israele e i paesi arabi continueranno ad andare a gonfie vele. L’Iran resta una minaccia per il mondo arabo e per Israele, e questo fa prosperare i commerci tra gli israeliani e i sunniti. Quanto alla Palestina, saranno sempre di meno i paesi arabi che ne faranno un motivo per boicottare Israele.

Inoltre, Tel Aviv sarà in condizione di sfruttare le sue riserve di gas più rapidamente di quanto potrà mai fare l’Egitto. Quindi lo stato ebraico diventerà il fornitore di energia di tutta la regione, proprio come immagina Netanyahu. E i compratori no saranno solo i greci, i turchi e i nordeuropei, ma anche gli arabi. Per giunta, la guerra in Siria si trascinerà ancora a lungo, assicurando a Israele un 1ruolo più centrale come paese di transito e punto di accesso commerciale al mondo arabo.