Shimon Peres: un criminale di guerra israeliano la cui vittime sono ignorate dall'Occidente


Shimon Peres, scomparso mercoledì all'età  di 93 anni dopo aver subito un ictus il 13 settembre, incarnava la distanza tra l'immagine di Israele in Occidente e la realtà delle sue sanguinose politiche coloniali in Palestina e in tutta la regione.

di Ben White

Middle East Monitor, 28.09.2016

https://www.middleeastmonitor.com/20160928-shimon-peres-israeli-war-criminal-whose-victims-the-west-ignored/

Nella foto: autorità e persone in lutto circondano le bare, ricoperte dalla bandiera libanese, durante un funerale di massa nella città libanese di Tiro, il 30 aprile 1996. Le vittime furono uccise in un attacco di artiglieria israeliano sulla base ONU di Qana, nel sud del Libano, avvenuto il 18 aprile nell'ambito di un'operazione ordinata dal primo ministro israeliano Shimon Peres. Ahmed Azakir Ap Photo. Dal sito di "The Electronic Intifada" https://electronicintifada.net/content/shimon-peres-perspective-his-victims/18096

 

Nato nell'odierna Bielorussia nel 1923, si trasferì con la famiglia in Palestina negli anni 30. Da giovane, Peres entrò a far parte dell'Haganah, la milizia principalmente responsabile della pulizia etnica dei villaggi palestinesi nel 1947-1949, durante la Nakba.

Nonostante che il trasferimento forzato dei palestinesi sia ormai un comprovato fatto storico, Peres ha sempre insistito sul fatto che le forze sioniste abbiano "mantenuto la purezza delle armi" durante la creazione dello Stato di Israele. Non solo, ha anche affermato che prima dell'esistenza di Israele "qui non c'era nulla".

Nell'arco di sette decenni, Peres è stato per due volte primo ministro e presidente, pur non avendo mai vinto una elezione nazionale in modo netto. È stato membro di 12 governi con incarichi come ministro della difesa, degli esteri e delle finanze.

In occidente, forse è noto soprattutto per il suo ruolo nei negoziati che hanno portato agli accordi di Oslo del 1993, che gli valsero, insieme a Yitzhak Rabin e Yasser Arafat, il premio Nobel per la pace.

Tuttavia, per i palestinesi e per i loro vicini del Medio Oriente, il ricordo di Peres è molto diverso dalla sua reputazione in Occidente di "colomba" instancabile. Quanto segue è un resoconto, tutt'altro che esaustivo, del contributo di Peres al servizio del colonialismo e dell'apartheid.

Armi nucleari

Tra il 1953 e il 1965, Peres ha ricoperto i ruoli di direttore generale del ministero della difesa di Israele e poi di vice ministro della difesa. Per sue responsabilità di quel periodo, Peres è stato descritto come "l'architetto del programma di armamento nucleare israeliano" che, fino ad oggi, "rimane al di fuori del controllo dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (AIEA)."

Nel 1975, come in seguito alcuni verbali dissecretati hanno rivelato, Peres si incontrò con il ministro della difesa sudafricano PW Botha e "offrì di vendere testate nucleari al regime dell'apartheid." Nel 1986, Peres autorizzò l'operazione del Mossad che rapì a Roma Mordechai Vanunu, l'uomo che aveva rivelato il programma nucleare israeliano.

Shimon Peres (1923-2016)

  •     Famoso in Occidente soprattutto per il ruolo negli accordi di Oslo

  •     La famiglia si trasferì in Palestina negli anni 30

  •     Ha combattuto con l'Haganah durante la Nakba

  •     Viene descritto come l'architetto del programma nucleare clandestino di Israele

  •     Ha considerato i cittadini palestinesi una 'minaccia demografica'

  •     Ha giocato un ruolo chiave nell'inizio della politica di insediamenti in Cisgiordania

  •     Responsabile della strage di Qana in Libano nel 1996

  •     Ha sempre difeso il blocco di Gaza e le recenti offensive israeliane

 

 

Israeli President Shimon Peres reads a newspaper during the Ambrosetti workshop in Cernobbio, next to Como,  in this September 8, 2012 file photo. REUTERS/Paolo Bona/Files
Shimon Peres legge un giornale durante il workshop Ambrosetti di Cernobbio, vicino a Como, 8 settembre, 2012. REUTERS / Paolo Bona

I cittadini palestinesi nel mirino

Peres ha avuto un ruolo chiave nel regime militare imposto ai cittadini palestinesi fino al 1966, grazie al quale le autorità effettuarono furto di terra e trasferimenti forzati in grande scala.

Uno di questi strumenti è l'articolo 125, che permette di dichiarare terre palestinesi "zona militare chiusa". Dopo aver negato l'accesso ai proprietari, la terra viene poi confiscata in quanto "incolta". Peres ha lodato l'articolo 125 come mezzo di "continuare direttamente la lotta per l'insediamento ebraico e l'immigrazione ebraica."

Un altro dei compiti di Peres in qualità di direttore generale del ministero della difesa è stato quello di "ebraicizzare" la Galilea; vale a dire, perseguire politiche volte a ridurre la percentuale di cittadini palestinesi rispetto a quelli ebraici.

Nel 2005, come vice premier nel governo di Ariel Sharon, Peres rinnovò il suo attacco ai cittadini palestinesi con un programma di incoraggiamento a  trasferirsi in Galilea diretto agli ebrei israeliani. Il suo piano di "sviluppo" riguardò 104 comunità - 100 delle quali ebree.

Durante conversazioni segrete con funzionari degli Stati Uniti in quello stesso anno, Peres ha sostenuto che Israele aveva "perso un milione di dunam [1.000 chilometri quadrati] di terra del Negev in favore di beduini", aggiungendo che lo "sviluppo" del Negev e della Galilea potrebbe alleviare quello che lui definiva una "minaccia demografica".

Il sostegno agli insediamenti illegali nella West Bank

Sebbene il progetto israeliano di costruire insediamenti nella West Bank abbia finito per essere associato soprattutto al Likud e agli altri partiti nazionalisti di destra, in realtà furono i laburisti a iniziare la colonizzazione del territorio palestinese appena conquistato, e Peres ne fu un artefice entusiasta.

Durante il mandato di Peres come ministro della difesa, fra il 1974 e il 1977, il governo Rabin stabilì una serie di insediamenti strategici in Cisgiordania, tra cui Ofra, costruiti in gran parte su terre palestinesi confiscate a privati.

Oltre ad aver giocato un ruolo chiave nei primi giorni dell'opera di colonizzazione, in anni più recenti Peres è sempre intervenuto per criticare qualsiasi tipo di misure, non importa quanto modeste, atte a sanzionare le colonie illegali. Sempre, ovviamente, nel nome della protezione dei "negoziati di pace".

Il massacro di Qana

Come primo ministro nel 1996, Peres ha ordinato e coordinato l'operazione "Grapes of Wrath" ("furore"), durante la quale le forze armate israeliane uccisero 154 civili in Libano e ne ferirono altri 351. L'operazione, ampiamente ritenuta dagli analisti una esibizione di forza pre-elettorale, fu mirata intenzionalmente contro i civili libanesi.

Secondo il sito ufficiale dell'aviazione israeliana (in ebraico, non inglese), l'operazione prevedeva un "massiccio bombardamento dei villaggi sciiti nel Libano meridionale, al fine di provocare una fuga di civili a nord, verso Beirut, creando così pressione sulla Siria e sul Libano al fine di trattenere Hezbollah ".

L'episodio più noto della campagna militare fu il massacro di Qana, quando Israele bombardò una base delle Nazioni Unite uccidendo 106 civili che vi avevano trovati riparo. Il rapporto ordinato dalle Nazioni Unite stabilì che, contrariamente alle smentite di Israele, era "improbabile" che il bombardamento "fosse il risultato di errori tecnici e/o procedurali."

In seguito, membri dell'artiglieria israeliana dichiararono ai media di non avere alcun rimpianto per il massacro, visto che i morti erano "solo un pugno di arabi". Per quanto riguarda Peres, anche la sua coscienza era tranquilla: "Tutto è stato fatto secondo una chiara logica e in modo responsabile", dichiarò. "Io sono in pace."

Gaza - la difesa del blocco e della brutalità

Peres negli ultimi dieci anni ha assunto il ruolo di uno dei più importanti ambasciatori globali di Israele. In questo periodo la Striscia di Gaza è stata sottoposta a un assedio devastante e a tre grandi offensive militari. Nonostante l'indignazione globale nei confrontia di tali politiche, Peres ha sempre difeso la punizione collettiva e la brutalità militare.

Ad esempio nel gennaio 2009, nonostante le richieste di "organizzazioni israeliane per i diritti umani ... per la sospensione dell'operazione 'Piombo Fuso' ", Peres ha descritto la "solidarietà nazionale dietro l'operazione militare" come "l'ora più bella di Israele". Secondo Peres, l'obiettivo dell'assalto "è stato quello di dare un forte avvertimento alla popolazione di Gaza in modo da far passare loro la voglia si sparare contro Israele".

Durante l'operazione "Pilastro della Difesa", nel novembre 2012, Peres "assunse il compito di aiutare lo sforzo israeliano nelle pubbliche relazioni, fornendo la narrazione israeliana ai leader mondiali", usando le parole di Ynetnews. Alla vigilia dell'offensiva, Peres avvertì Hamas: "se vuole una vita normale per la popolazione di Gaza, allora deve smettere di sparare razzi su Israele".

Nel 2014, durante un bombardamento senza precedenti su Gaza, Peres si fece avanti ancora una volta per sbiancare i crimini di guerra. Dopo che le forze israeliane avevano ucciso quattro bambini piccoli che giocavano su una spiaggia, Peres sapeva a chi dare la colpa - ai palestinesi: "Avevamo avvertito che la zona sarebbe stata bombardata", disse. "Purtroppo non hanno ortato via i bambini."

Il blocco soffocante, condannato a livello internazionale come una forma vietata di punizione collettiva, è stato ugualmente difeso da Peres - proprio sulla base del fatto che si tratta di una forma di punizione collettiva. Come Peres dichiarò nel 2014: "Se Gaza cessa il fuoco, non ci sarà più bisogno di blocco."

Il supporto di Peres per le punizioni collettive era esteso anche all'Iran. Commentando nel 2012 il rapporto secondo cui sei milioni di iraniani malati di cancro non erano in grado di ottenere il trattamento a causa delle sanzioni, Peres disse: "Se vogliono tornare a una vita normale, fateli diventare normali."

Senza una scusa fino alla fine

Peres è sempre stato chiaro sull'obiettivo di un accordo di pace con i palestinesi. Come disse nel 2014: "La prima priorità è preservare Israele come stato ebraico. Questo è il nostro obiettivo centrale, è  ciò per cui stiamo lottando". L'anno scorso, ha ribadito questi sentimenti in una intervista per AP, dicendo: "Israele dovrebbe implementare la soluzione a due stati nel proprio interesse", in modo da non "perdere la nostra [ebraica] maggioranza".

Si ricorsi che questo concetto fu alla base del supporto laburista agli accordi di Oslo. Rabin, parlando alla Knesset non molto tempo prima del suo assassinio, nel 1995, espresse  chiaramente che quello che Israele cercava dagli accordi di Oslo era la creazione di un' "entità" palestinese che sarebbe stata "meno di uno stato". Gerusalemme sarebbe rimasta capitale indivisa di Israele, gli insediamenti principali sarebbero stati annessi e Israele sarebbe rimasta nella valle del Giordano.

Alcuni anni fa, Peres descrisse i palestinesi come "auto-commiserevoli": "Si vittimizzano. Sono vittime dei propri errori non necessari". Tale condiscendenza crudele era caratteristica di un uomo per il quale la "pace" ha sempre significato pacificazione coloniale.

 

Traduzione di Giacomo Graziani per l'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze