Hasson (Kulenu): "L'Esercito israeliano sta aiutando an-Nusra"

Il parlamentare, membro del governo Netanyahu, attacca duramente Liberman (“i jihadisti avanzano grazie alla copertura del ministro della difesa”) e invita Tel Aviv a proteggere la comunità drusa di Khader in Siria. Tensione al confine: raid israeliani su postazioni dell’esercito siriano. Damasco: “Abbiamo abbattuto un loro jet e un drone”. Lo stato ebraico nega

Nena News, 13.09.2016

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di Roberto Prinzi

Roma, 13 settembre 2016, Nena News – L’accusa è gravissima: l’esercito israeliano starebbe aiutando il Fronte an-Nusra, il ramo siriano di al-Qa’eda. A sostenerlo è il parlamentare druso Akram Hasson (Kulenu), membro del governo Netanyahu. Intervistato ieri dal canale 2 della televisione israeliana, Hasson ha detto che lo stato ebraico è direttamente responsabile per quanto sta accadendo alla popolazione drusa sul lato siriano delle Alture del Golan. “L’Idf [acronimo per esercito di difesa israeliano, ndr] sta bombardando le postazioni dei militari siriani permettendo così al Fronte an-Nusra [rinominato recentemente “Fronte della conquista del Levante”, ndr] di conquistare il territorio druso – ha denunciato il parlamentare prima di rincarare la dose – è noto che il nostro esercito sta agendo con loro. In passato ci hanno detto che an-Nusra si coordina con l’Idf. Non lo sappiamo? Cosa? Non siamo mica nati ieri?”

Hasson ha poi spiegato che quando il dicastero della difesa era diretto da Moshe Ya’alon c’era un accordo: il villaggio druso di Hader sarebbe rimasto al sicuro se la popolazione locale non avesse preso parte agli scontri nell’area. Ma ora la situazione è cambiata: “oggi [i qa’edisti] hanno preso possesso delle postazioni più importanti strategicamente, hanno bloccato l’accesso a Damasco, isolato Hader dal resto della Siria e stanno massacrando i suoi residenti”. Di fronte a questo scenario inquietante, secondo il parlamentare Israele non starebbe facendo nulla. Anzi: “An-Nusra sta accando Hader grazie alla copertura e la protezione fornita dal ministro della difesa Liberman. Non ci fermeremo finché Liberman non smetterà di sostenere an-Nusra contro i drusi” ha scritto Hasson sul suo account di Facebook. “Questa strategia e questi ordini vengono solo da Liberman” si legge ancora nel suo post.

Un’accusa gravissima che ha un nome e un cognome ben precisi e che imbarazza non poco l’esecutivo di Netanyahu essendo il Kulenu di Hasson parte della coalizione governativa. L’esecutivo ha finora scelto il profilo basso: nessun suo esponente ha voluto rilasciare dichiarazioni. Bocche cucite anche (e soprattutto) nell’esercito che, con il suo portavoce, ha preferito non commentare le parole del parlamentare.

Le parole di Hasson contro l’esercito e il ministro della difesa sono giunte il giorno dopo una manifestazione tenutasi a Majd al-Shams (nord Israele) in cui 200 persone hanno chiesto al governo israeliano di aiutare i loro “fratelli siriani”. Hader, che è dall’altra parte del Monte Hermon, ospita 25.000 siriani ed è minacciato da tempo da an-Nusra che mira a conquistare l’intera area delle Alture del Golan (una cui parte è stata annessa illegalmente da Israele nel 1981).

Le proteste di due giorni fa hanno portato di nuovo al centro del dibattito le forti paure dei drusi israeliani per quanto sta accadendo nella confinante Siria. Preoccupazioni che, nel giugno del 2015, si sono trasformate in violenza quando una folla inferocita ha attaccato a Majd ash-Shams un’autoambulanza che trasportava due siriani feriti. Li avevano scambiati – forse non a torto – per ribelli qa’edisti. I drusi israeliani temono da tempo che i loro correligionari di Hader possano essere massacrati da forze jihadiste come an-Nusra perché, oltre a sostenere il presidente siriano Bashar al-Asad, sono considerati eretici dagli estremisti sunniti.

La rabbia delle comunità druse nel nord d’Israele, inoltre, sottolinea l’atteggiamento quanto meno ambiguo dello stato ebraico nei confronti del conflitto siriano. Se da un lato il governo Netanyahu ha scelto di restare “neutrale” non schierandosi ufficialmente con nessun gruppo, dall’altro ha più volte bombardato il territorio siriano sia per colpire Hezbollah (e le munizioni e armi ad esso presumibilmente dirette) che l’esercito di al-Asad. Senza poi dimenticare che, da quando è scoppiata la guerra civile siriana, lo stato ebraico ha curato diverse centinaia di persone provenienti dalla Siria (molti di loro “ribelli” dell’opposizione) e ha ospitato Kamal Labwani, una figura dell’opposizione di una certa importanza (al punto da avere diversi incontri alla Knesset), ma il cui peso politico all’interno degli oppositori siriani “moderati” risulta essere ancora poco chiaro.

Le tensioni tra Israele e la Siria appaiono evidenti anche in queste ultime ore. Secondo quanto riferisce l’esercito israeliano, l’aviazione dello stato ebraico ha attaccato stamane alcune postazioni dell’esercito siriano sul Golan in risposta ad un colpo di mortaio sparato ieri sera dalle varie fazioni armate che si fronteggiano nell’area. Una scena simile aveva avuto luogo anche sabato. Nel riferire la notizia, il portavoce militare ha affermato che è il quarto attacco israeliano in Siria dal 4 settembre. Le forze armate di Damasco sostengono che, nel rispondere al raid, i suoi jet avrebbero abbattuto un caccia israeliano e un drone lungo la frontiera tra i due Paesi. Tel Aviv nega. Nena News

Roberto Prinzi è su Twitter @Robbamir