Gaza ci rimette ancora

«La domanda della Turchia di cessare l’assedio di Gaza come precondizione per ripristinare le relazioni con Israele era di sostegno agli instancabili sforzi dei palestinesi contro il blocco. Oggi la preoccupazione è che il suo abbandono potrebbe rappresentare una grave battuta d’arresto per questi sforzi», scrive Randa Haidar su al-Nahar

 

di Randa Haidar

Si è parlato tanto di una imminente riconciliazione tra Turchia ed Israele dopo un allontanamento politico ininterrotto iniziato nel 2010 dopo che l’esercito israeliano intervenne con forza per impedire ad una flottiglia che trasportava aiuti umanitari di raggiungere Gaza, uccidendo 9 cittadini turchi durante l’operazione.

Questi rapporti sono stati accompagnati da affermazioni secondo cui i turchi avrebbero abbandonato la richiesta principale che hanno avanzato negli ultimi sei anni, vale a dire la fine del decennale assedio israeliano imposto su Gaza.

Alcuni articoli israeliani sono arrivati al punto di riportare che la Turchia avrebbe accettato la richiesta israeliana di modificare i propri rapporti con Hamas e di chiudere gli uffici del movimento ad Istanbul.

Funzionari turchi hanno ufficialmente risposto a tali affermazioni dichiarando che le proprie relazioni con Hamas non sono incluse nell’agenda dei negoziati con Israele e che il sostegno turco al movimento non è messo in discussione. Nonostante ciò, l’imminente riconciliazione dopo che Israele ha accettato di chiedere scusa per l’incidente della flottiglia e di pagare un risarcimento alle famiglie dei turchi che sono stati uccisi ma senza porre fine all’assedio su Gaza o di alleggerirlo, ha lasciato un forte senso di amarezza tra i palestinesi, non solo quelli della Striscia di Gaza.

Dal 2006, Israele ha trasformato Gaza – l’area più densamente popolata al mondo – in una grande prigione. Le tre [2008/12/14] guerre israeliane di cui la Striscia è stata vittima negli ultimi dieci anni hanno spazzato via i requisiti minimi di base di una esistenza dignitosa. Infatti, le disastrose condizioni sociali ed economiche in cui versa la popolazione di Gaza a causa dell’assedio israeliano rappresentano una forma di punizione collettiva nella quale la gente comune sta pagando il proprio accettare l’autorità di Hamas.

Ma l’assedio imposto su Gaza – sia da Israele che dall’Egitto a partire dalla caduta dei Fratelli Musulmani e da quando il regime di Al Sisi ha dichiarato Hamas una organizzazione terroristica – ha iniziato diventare una situazione internazionale imbarazzante alla luce del deterioramento delle condizioni di vita dei palestinesi e degli allarmi lanciati dalle organizzazioni internazionali su un’autentica catastrofe umanitaria nella Striscia, che potrebbe diventare “invivibile” nei prossimi cinque anni.

La gente di Gaza non ha nessuno a cui davvero importi della propria richiesta di fine del loro terribile assedio. Questo è il motivo per il quale la domanda della Turchia di cessare l’assedio di Gaza come precondizione per ripristinare le relazioni con Israele era un sostegno per gli instancabili sforzi dei palestinesi contro l’assedio. La preoccupazione oggi è che l’abbandono dei Turchi di questa richiesta rappresenterebbe una grave battuta d’arresto per questi sforzi.

Ciò che si richiede alla Turchia oggi è di non permettere che la sua riconciliazione con Israele distrugga la speranza dei palestinesi di Gaza di poter presto uscire da questa grande prigione. Nena News http://nena-news.it/opinione-gaza-ci-rimette-ancora/

(Traduzione: Rosa Schiano)