"The Greatest" era un uomo di colore che sosteneva i palestinesi

Muhammad Ali sosteneva la lotta palestinese contro il colonialismo israeliano, compresa l'annessione di Gerusalemme.

Di Susan Abulhawa

Susan Abulhawa è una scrittrice palestinese, autrice del romanzo bestseller internazionale, "Ogni mattina a Jenin".
È anche la fondatrice di "Parchi giochi per la Palestina", una ONG per i bambini.


Nella foto: Muhammad Ali mentre visita un campo profughi palestinese del sud del Libano nel 1970 [Creative Commons]

Al Jazeera, 16 giugno 2016

http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2016/06/greatest-black-man-supported-palestinians-muhammad-ali-160612050518697.html

 

Ho guardato e ascoltato, spesso con le lacrime agli occhi, l'elogio funebre di Muhammad Ali. Ho pianto vedendo la funzione aprirsi con una lettura del Corano, perché era la prima volta nella storia degli Stati Uniti che una recitazione del Corano veniva letta e ascoltata con riverenza sulle principali reti televisive americane nazionali. Ho pensato che, anche nella morte, è davvero un rivoluzionario.

Anche se alcuni hanno parlato della sua vita come quella di un rivoluzionario radicale, questo appariva quasi secondario rispetto al messaggio generale che Ali era un amato campione di boxe, il più grande che ci sia mai stato. Naturalmente, lui è stato questo. Eppure, non ho potuto fare a meno di ricordare le parole di Cornel West, quando parlava di "buonizzazione" di Martin Luther King. Con l'eccezione di due o tre oratori, si sentiva come l'eredità di Muhammad Ali fosse sottoposta a un simile ammorbidimento, arrotondando gli spigoli della sua vita: la "buonizzazione" di Muhammad Ali.

Molto di Muhammad Ali è rimasto non detto e non è stato citato al suo servizio funebre. Una parte essenziale di lui, per lo più ignorata, è il suo essere naturalmente e pubblicamente un intellettuale. Ha detto la verità di fronte al potere. Le sue parole, idee, azioni e posizioni hanno cambiato il mondo.

È stato uno dei pochi intellettuali la cui produzione di conoscenza era accessibile alle masse in un modo che provocava pensiero immediato. È stato determinante nello stimolare l'evoluzione morale e il progresso morale fra intere generazioni, in tutto il mondo.


Pensiero critico e introspezione

Il suo rifiuto di essere chiamato al fronte con la frase "Nessun viet cong mi ha mai chiamato negro" è diventato un inno al pensiero critico e introspettivo, soprattutto tra gli uomini neri che dovevano affrontare la chiamata alle armi.

A migliaia di miglia di distanza, anche i vietnamiti lo udirono, e di conseguenza spesso si rifiutarono di combattere o uccidere soldati americani neri durante la guerra del Vietnam. Ali era un istigatore di fratellanza e l'establishment politico, così come i media tradizionali, hanno cercato per questo di distruggerlo.

È apparso dunque incongruente con la sua eredità dover assistere a momenti del servizio funebre che sembravano più campagne per Hillary Clinton.

Ali è stato uno fra i pochi e fra i primi statunitensi importanti a esprimere sostegno incondizionato per i palestinesi nella nostra lotta contro il progetto di insediamento coloniale del sionismo in Palestina.

Molti di coloro che si sono alzati per tesserne le lodi sarebbero fra i primi a perseguitare un atleta contemporaneo che avesse il coraggio di intraprendere il percorso morale che Ali percorse decenni fa, quando andò in un campo profughi palestinese e disse apertamente "Dichiaro il mio sostegno alla lotta di liberazione palestinese".

L'attuale classe politica sta compiendo esattamente questa persecuzione con lo sviluppo di una legislazione anti-BDS (la campagna palestinese di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni).

Se un atleta di oggi criticasse Israele come fece Ali, potrebbe trovare il proprio nome su una delle emergenti liste nere anti-BDS.

Nessuno al suo funerale ha parlato di questo, con l'eccezione, forse, del rabbino Lerner nella sua dichiarazione di carattere generale sulle ingiustizie contro i palestinesi.

 

Il carro funebre che trasporta il corpo del defunto Muhammad Ali entra nel cimitero Cave Hill a Louisville, Kentucky [Reuters].

Al contrario, l'elogio di Billy Crystal probabilmente ha fatto credere alla gente che Ali fosse un sostenitore di Israele, perché a quanto pare hanno raccolto insieme dei soldi per qualche programma presso l'Università Ebraica di Gerusalemme.

 

Un'immagine onesta di Ali

Se avesse voluto rendere un'immagine onesta di Ali, Billy Crystal avrebbe dovuto sottolineare che Muhammad Ali era un convinto sostenitore della lotta palestinese contro il colonialismo israeliano, compresa l'annessione di Gerusalemme. Ma non lo ha fatto, e credo che sia stata un'omissione intenzionale.

L'insistenza di Ali sulla moralità, sebbene impopolare; la sua difesa della giustizia, comunque oscura; la sua sfida al potere, qualunque fosse il costo personale; e la capacità di comunicare le sue posizioni in modo chiaro e convincente in un linguaggio fondato su integrità, onore e principio, sono tutte caratteristiche di un influente intellettuale pubblico. Lui era tutto questo.


Ci ha toccato tutti in modi diversi, ma inevitabilmente ci ha toccati.

La sua influenza sulla mia vita è stata profonda. Non lo ho mai incontrato o mai parlato con lui, ma la sua presenza nei miei pensieri è qualcosa di personale, quasi intimo.

Incredibilmente, ci sono milioni di persone che si sentono come me. Ha prodotto quel miracolo di prendere dimora nei cuori di gente che non aveva mai incontrato, milioni di noi.

E se è stato davvero "il campione del popolo" che dava se stesso a tutti quanti, e in particolare agli oppressi, Muhammad Ali è stato un uomo di colore, prodotto dal suo essere nero, in tutto ciò che questo comporta in 400 anni di lotta cruda e umana.

Come intellettuale pubblico, atleta e rivoluzionario, appartiene all'eredità del popolo da cui discende. "The Prettiest" e "The Greatest" è stato di fatto un uomo di colore americano fiero, di principio e ribelle.

Susan Abulhawa è una scrittice di successo, poeta e saggista. Il suo ultimo romanzo, "Il Blue fra il cielo e il mare" (2015), è stato tradotto in 26 lingue.

 

Traduzione di Giacomo Graziani per Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze