Benvenuti nella versione israeliana dell’apartheid

Nella foto: proteste contro l’apartheid sugli autobus in Israele

 

CounterPunch, 12.01.2016

http://www.counterpunch.org/2016/01/12/welcome-to-israels-version-of-apartheid/

di Jonathan Cook

12 gennaio 2016

Una piccola scena del conflitto israelo-palestinese si è svolta la settimana scorsa sulla pista di un aeroporto greco.

Pochi minuti prima che un volo delle Aegean Airlines  decollasse, tre passeggeri israeliani, scegliendo una sorta di sicurezza fai-da-te,  hanno chiesto che due passeggeri, della minoranza palestinese di Israele, venissero allontanati dall’aereo. Dopo uno stallo di 90 minuti, molti altri ebrei israeliani si sono uniti alla protesta rifiutandosi di sedersi ai loro posti.

Come una parabola che illustra l’indulgenza senza fondo dell’Europa nei riguardi di Israele, il personale della Aegean ha ceduto alla protesta e ha persuaso i due uomini palestinesi a scendere.

La mancanza di proteste da parte dei funzionari israeliani non dovrebbe essere una sorpresa. Poco prima dell’incidente di Atene, Israele aveva proibito un romanzo ebraico, Borderlife (Vita al confine) dai programmi delle scuole, perché presenta una storia d’amore tra un’ ebrea israeliana e un palestinese.

Il Ministro dell’Istruzione ha detto di temere che il libro avrebbe indebolito l' “identità etnico-nazionale” e incoraggiato i “matrimoni misti”.

Come ha osservato un editorialista israeliano: “Scoraggiare la ‘assimilazione’ è una componente inseparabile dello stato ebraico.” La rigida separazione funziona nelle aree chiave della vita, dalla residenza all’istruzione scolastica. Il risultato è che i matrimoni tra ebrei israeliani e cittadini palestinesi, un quinto della popolazione, sono davvero rari.

E’ stato perciò difficile non vedere il paradosso nei commenti del primo ministro Benjamin Netanyahu in seguito alla sparatoria di Nashat Melem che ha ucciso tre israeliani a Tel Aviv il giorno di Capodanno.

Attacchi di questo genere da parte di cittadini palestinesi nei riguardi di ebrei israeliani sono insoliti e hanno provocato una condanna istantanea da parte della leadership palestinese. Cionondimeno, Netanyahu ha colto l’occasione di etichettare come “criminali”  il milione e seicentomila palestinesi del paese.

Come seguito della sua tristemente nota dichiarazione alla vigilia delle elezioni dello scorso anno, quando avvertì che gli elettori palestinesi minacciavano il risultato “arrivando alle urne in branco”, Netanyahu promise fondi supplementari alla polizia per inasprire i controlli sulla minoranza “illegale”.

“Non accetterò due stati all’interno di Israele. Chiunque vuole essere israeliano deve essere israeliano fino alla fine,” ha detto.

In realtà, però, ci sono sempre state due classi di israeliani, di proposito.

La ricerca di Melhem si è conclusa venerdì con la polizia che lo ha freddato. Nel frattempo, i suoi parenti più stretti erano stati o arrestati come complici o interrogati in maniera assillante. Presumibilmente, nel tentativo di fare pressione su Melhem, la polizia aveva detto a sua madre che avrebbero demolito la loro casa a meno che non si fosse consegnato: soltanto i palestinesi, non gli ebrei, devono affrontare la demolizione delle loro case.

In precedenza, quando la polizia sospettava che Melhem si stesse nascondendo a Tel Aviv, ufficiali con le armi in mano hanno fatto irruzione negli alloggi di molti studenti palestinesi senza mandati di perquisizione.

Alla fine del weekend, Netanyahu ha messo come condizione di un promesso aumento dei miseri bilanci ricevuti dalla minoranza palestinese la fine della “illegalità”  nelle loro comunità, come se la mancanza di efficace sorveglianza di quelle comunità fosse responsabilità dei cittadini palestinesi, non del governo.

Questo isterismo, durato una settimana, contrasta in modo evidente con la gestione di un altro terribile crimine, commesso da ebrei israeliani.

Alla fine di luglio, una banda di coloni estremisti ha dato fuoco a una casa palestinese nel villaggio di Duma, in Cisgiordania. Tre membri della famiglia Dawabsheh, compreso un bambino di 18 mesi, sono morti bruciati.

Per settimane, secondo il copione familiare che segue alla violenza dei coloni, l’indagine non ha fatto alcun progresso. Poi, a settembre, il ministro della difesa Moshe Yaalon ha ammesso che i colpevoli erano stati identificati, ma che la polizia non avrebbe eseguito alcun arresto per evitare di rivelare i loro informatori.

Soltanto dopo una protesta internazionale e dopo la minaccia di alcuni parlamentari arabi di presentare un’istanza alla corte suprema, le ruote dell’applicazione della legge hanno iniziato a girare.

Il procuratore generale ha approvato il primo uso della tortura in assoluto su sospetti ebrei, una tecnica di interrogatorio usata comunemente per i palestinesi in Israele e nei territori occupati.

Autorevoli commentatori israeliani e ministri del governo si sono angosciati fin da allora per le violenze affrontate da questi detenuti ebrei.

Bezalel Smotrich, un membro del parlamento, si è rifiutato pubblicamente di trattare come terroristi gli assassini dei tre membri della famiglia Dawabsheh. Richiesto in parlamento di sconfessare le osservazioni di Smotrich, Netanyahu è sceso dal palco in silenzio.

Nessuno, naturalmente ha suggerito di arrestare i genitori degli indiziati ebrei – in un caso un rabbino di un insediamento – o di demolire le loro case. I seminari non sono stati assaltati e i loro studenti non sono stati interrogati sotto la minaccia di una pistola.

I bilanci per gli insediamenti sono andati aumentando e i coloni ora ricevono molto più denaro dal governo rispetto agli israeliani che vivono entro i confini riconosciuti di Israele. La loro lunga storia di violenza e di “illegalità” non ha fatto alcuna differenza riguardo ai finanziamenti.

Gli esperti legali avvertono ora che i tribunali probabilmente libereranno i principali sospetti delle uccisioni di Duma perché sono stati forzati a rendere le loro confessioni .

Nel frattempo, le comunità di coloni dalle quali provengono gli uomini non si scusano. Un recente video di un matrimonio mostrava gli invitati che festeggiavano la morte dei tre membri della famiglia Dawabsheh, compreso un uomo che faceva baldoria, pugnalando ripetutamente una foto del bimbo di 18 mesi.

Sebbene sia i coloni che i cittadini palestinesi abbiano a che fare con una sorveglianza inadeguata, ciò avviene per ragioni molto diverse.

Privare i cittadini palestinesi dell’applicazione della legge – tranne quando si sopprime il dissenso – lascia queste comunità  deboli e oppresse dal crimine e dalle armi. Per anni Netanyahu ha ignorato le suppliche dei leader palestinesi per avere un incremento del controllo delle armi, fino al momento in cui una di quelle armi ha preso di mira gli ebrei.

Anche i coloni sono stati sorvegliati con delicatezza, fino a quando la loro violenza era diretta contro i palestinesi, sia nei territori occupati che in Israele. Più di dieci anni di violenza dei coloni – i cosiddetti attacchi  "price tag" (prezzo da pagare) – per lo più non è stata oggetto di indagine. http://archivio.internazionale.it/news/medio-oriente/2013/11/27/ong-diritti-umani-israele-non-persegue-i-coloni-illegali

La verità è che la maggior parte degli ebrei di Israele hanno a lungo appoggiato due stati di Israele: uno per loro e un altro per la minoranza palestinese, con ulteriori ghetti ancora più poveri per i palestinesi sotto occupazione.

Gli abitanti del primo Israele rimangono ostili e offensivi verso quelli dell’altro Israele che rifiutano di accettare la supremazia ebraica come loro ordine naturale – proprio come quella folla che pretendeva che i loro concittadini non avessero il diritto di condividere un aereo.

 

Jonathan Cook ha vinto il Premio Speciale  Martha Gellhorn per il Giornalismo.  I suoi libri più recenti sono: “Israel and the Clash of Civilisations: Iraq, Iran and the Plan to Remake the Middle East” [ Israele e lo scontro di civiltà: Iraq, Iran e il piano per rifare il Medio Oriente] (Pluto Press) e Disappearing Palestine: Israel’s Experiments in Human Despair” [La Palestina che scompare: gli esperimenti di Israele di disperazione umana] (Zed Books).  Il suo nuovo sito web è: www.jonathan-cook.net.

 

Traduzione basata sulla versione di Maria Chiara Starace per Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo http://znetitaly.altervista.org/art/19213

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0