Quo vadis Israele?

Quo vadis Israele?- Quo vadis Palestina?

Standpunkte (punti di vista) 20/2015

Fondazione Rosa Luxemburg

http://www.rosalux.de/publication/41848

autori:

Tsafrir Cohen e Katja Herrmann

Katja Hermann è Capo dell'Ufficio Regionale Palestina della Rosa Fondazione Lussemburgo e Tsafrir Cohen, è direttore dell'ufficio di Israele della Fondazione.
Gli autori analizzano la situazione interna -israeliana e palestinese- cercando soluzioni possibili.

(la traduzioni italiana sarà pubblicata in varie puntate, ndr)


Da settimane l’escalation di violenza nei territori palestinesi e in Israele continua. Dall'inizio di ottobre, almeno 120 palestinesi e 20 israeliani sono stati uccisi, centinaia di palestinesi sono stati feriti e arrestati. Persone di entrambi i lati del muro e delle recinzioni vivono nella paura e si chiedono se una terza intifada è imminente. De-escalation è l'ordine del giorno, ma con il ripristino dello status quo non si è certo se si esce dalla crisi. Finché non si trova una giusta soluzione per il conflitto israelo-palestinese che ha come base la fine dell'occupazione, la libertà e l'autodeterminazione dei palestinesi e garantisce la sicurezza di tutte le persone in Israele e Palestina,sono inevitabili la violenza e l'erosione dei valori democratici fondamentali su entrambi i lati.

Quo vadis Israele?

Di Tsafrir Cohen

La paura si aggira per Israele. Questa volta non è la paura di razzi dalla Striscia di Gaza, ma la paura che ricorda la Seconda Intifada 2000-2005. Anche se questa volta non ci principalmente bombe ma accoltellamenti, proprio quest’ultimi -come bombe- provocano questo effetto, perché può capitare a chiunque, al mercato, sulla strada per andare a scuola o tornando dal lavoro. La paura fa sì che la gente pensa due volte prima di andare a fare shopping. Ristoranti e negozi stanno già segnalando un calo delle vendite. Questa paura unisce oggi tutti gli israeliani. Perché alla paura degli ebrei israeliani di essere attaccati,si aggiunge la paura della minoranza arabo-palestinese e degli immigrati provenienti soprattutto da Africa sub-sahariana, di essere non solo verbalmente attaccati , ma anche scambiati per attentatore e uccisi da gente inferocita.

Poiché il pericolo si annida ovunque nello spazio pubblico, tanti cercano comunità nei social media. Ma i social media si rivelano come piattaforme ideali per le conseguenze della paura. In decine di migliaia chattano il loro odio e fantasie di vendetta, vogliono fare giustizia da sé e chiedono l'armamento dei civili.                                                                                                                           Alle parole seguono i fatti. Imprese arabi sono boicottati, la vendita di armi ha raggiunto livelli record, i lavoratori arabi vengono allontanati dai loro posti di lavoro. E poi ci sono atti di linciaggio: quando un beduino israeliano nella città di Beersheba (Negev ) spara ad un soldato, le forze di sicurezza feriscono un rifugiato eritreo non coinvolto e la folla accorsa colpisce il ferito per terra. Altrove un ebreo israeliano va in giro per uccidere un arabo e attacca un uomo dall'aspetto orientale. Più tardi si scopre che il ferito è ebreo israeliano.

La politica di Netanyahu: contenimento e sciovinismo

L'assunto di base della coalizione del presidente del consiglio Benjamin Netanyahu è che il conflitto israelo-palestinese non può essere risolto, perché un accordo significherebbe per il governo israeliano compromessi inaccettabili: la fine al controllo sui palestinesi e lo smantellamento delle colonie ebraiche nei territori palestinesi occupati. Pertanto, vogliono mantenere la loro precedente politica, cioè l'espansione degli insediamenti ed il controllo totale sui palestinesi. Però, qualsiasi inasprimento del conflitto avrebbe conseguenze incalcolabili e aumenterebbe la pressione internazionale su Israele ad accettare compromesso. Pertanto, il governo Netanyahu sta cercando di non aggravare la crisi con reazioni “eccessive” delle forze di sicurezza israeliane. Allo stesso tempo vuole evitare che una politica alternativa che considera un compromesso con i palestinesi possibile guadagni sostegno. E così Netanyahu prosegue, oltre alla politica di “contenimento” nei confronti dei palestinesi una “politica della paura” verso l'interno verso l’estero. Serve a descrivere un tale compromesso come una chimera. A tal fine, il governo israeliano dice che la parte palestinese agisce per puro odio e completamente irrazionale. Questo modo di pensare è culminato quando Netanyahu ha espresso la tesi astrusa che i palestinesi sarebbero stati la forza trainante dietro la shoa degli ebrei d'Europa.                                                                                                                                                   Seguendo questa logica, la politica israeliana non ha alcuna possibilità di cambiare la situazione fondamentalmente, perché un ritiro dai territori occupati non finisse l'odio irrazionale verso Israele. Allo stesso tempo, la coalizione fomenta il nazionalismo ebraico e lo sciovinismo come un rimedio provato contro la visione di una convivenza pacifica: E così il sindaco di Gerusalemme invita la popolazione di portare armi. Altri ambienti filo-governative invitano tutti a sparare immediatamente quando c’è un sospetto e solo più tardi accertare i fatti reali.

L'opposizione

L’apparente contraddizione tra contenimento e sciovinismo evidenziano i critici più forti del governo che provengono da circoli di estrema destra dentro e fuori dalla coalizione. Chiedono azioni più rigorose contro i palestinesi come conseguenza logica del dibattito di politica interna. Questa inizia con la richiesta di demolizione di tutte la case palestinesi costruite senza permesso a Gerusalemme Est – riguarderebbe circa il quaranta per cento della popolazione palestinese della città - perché l'amministrazione comunale ha rilasciato ai palestinesi raramente permessi di costruzione - e si conclude con la minaccia aperta di una seconda Nakba ( la fuga e l'espulsione dal 1947 al 1949 di più di 700.000 arabi –palestinesi, ndr- dall’Israele di oggi), quindi l'espulsione di massa della popolazione palestinese. L'opposizione principale intorno al campo sionista, l'alleanza del partito laburista e il partito di centro-sinistra HaTnuah, tuttavia, già in periodi più tranquilli non era in grado di presentare una alternativa alla coalizione della destra e strema destra. Non fa una proposta coerente per risolvere il conflitto israelo-palestinese. Invece, ha accusato il governo di capacità mancante nella politica di sicurezza.

(prossima puntata:

L'occupazione - non è un tema in Israele e

Strategie di sinistra?)

Traduzione Leonhard Schaefer