Gad Lerner celebrativo delle conquiste sioniste della Palestina

http://www.gadlerner.it/2015/03/26/vendesi-casa-abu-mazen-in-galilea-quel-tragico-1948-nel-ricordo-dellamico-ebreo

Si citano nel seguito alcuni passi dall'articolo “Vendesi casa Abu Mazen in Galilea, quel tragico 1948 nel ricordo dell’amico ebreo” un articolo di colore di Gad Lerner apparso su “La Repubblica” di giovedì 26 marzo 2015. Conviene notare come l'autore dia una versione tutta ebraica dei luoghi e dei fatti, mentre non una parola viene spesa sulla ebraicizzazione forzata e sul'annientamento di villaggi, cultura e popolazione Palestinesi.

ZFAT (alta Galilea)
…... Pinko ci tiene a precisare che ha tutti i documenti in regola: la casa è sua perché l’ha riscattata dal Fondo Immobiliare Nazionale incaricato di gestire le proprietà arabe rimaste disabitate dopo la guerra d’Indipendenza. Nel caso di Zfat, si trattò di ridistribuire fra gli immigrati e i sopravvissuti della Shoah i nove decimi delle abitazioni. Nel 1948 vivevano a Zfat 1200 ebrei e 11 mila arabi. Nel corso di una sola tragica notte piovosa, fra il 10 e l’11 maggio, la popolazione palestinese si radunò in un wadi e lasciò completamente deserta la città.
...Resta la strada più animata di Zfat, piena di negozi con insegne ebraiche che vendono abbigliamento, smartphone, falafel. Accanto, la mutua Rosenberg. Ma appena più in basso svetta ancora un minareto solitario, senza più moschea.
…...... lo stesso presidente dell’Anp..vuole costruire uno Stato palestinese accanto a Israele, non al suo interno. Nel 2014 ha inviato un messaggio agli israeliani il giorno della Shoah riconoscendo che lo sterminio degli ebrei è stato il crimine più efferato del secolo scorso (anche per rettificare certe affermazioni al limite del negazionismo scritte nella sua tesi di laurea a Mosca).
…......La città, com’è inevitabile, è costellata di lapidi e monumenti di una memoria tutta a senso unico. All’ingresso del quartiere delle sinagoghe, sovrastante il cimitero in cui tuttora sono venerati i maestri cabalisti, hanno lasciato così com’era, perforato dalle pallottole e dai colpi di mortaio, l’edificio in cui resistettero asserragliati i combattenti del Palmach.

.....dal 1929, e poi di nuovo nel 1936, la situazione fosse precipitata. Vi furono pogrom nel quartiere ebraico, omicidi barbari come quelli del Daesh”.
Era il 1947, l’anno della frattura definitiva. Il 16 aprile 1948 il comando britannico sollecitò Rabbi Moshé Podhorzer, capo della comunità ebraica di Zfat, a evacuare per lo meno le donne e i bambini, essendo soverchiante la forza di quattro eserciti arabi concentrati nella difesa della città. Ma il quartier generale dell’Haganà decise al contrario che bisognava restare, e non ci furono defezioni. Nei combattimenti successivi il Palmach coadiuvato da azioni clandestine dell’Irgun espugnò la Cittadella di Zfat e circondò i quartieri arabi. Un monumento ricorda i 42 soldati ebrei caduti in quella battaglia. Molte case arabe furono saccheggiate (c’è chi dice dai militari siriani, libanesi, iracheni e giordani in fuga; chi dai combattenti sionisti).
L’evacuazione totale della Zfat araba si completò in poche ore, prima dell’alba dell’11 maggio. Il 14 maggio 1948 David Ben Gurion proclamava a Tel Aviv la nascita dello Stato d’Israele.
…...Da 120 anni versiamo il sangue dei nostri due popoli. Basta. Abu Mazen, dì alla tua gente che questa terra non è estranea agli ebrei, che lo stesso Maometto è arrivato dopo, i nostri diritti non possono essere negati. Dopo che lo avrai detto, sarò felice di augurarti mazal tov per i tuoi ottant’anni, e invitarti a rivedere la casa della tua lontana infanzia

Zfat, la cittadina dell'alta Galilea in cui visse il leader dell'Anp Abu Mazen