Mostra UNRWA a Torino "ostile a Israele"- la Comunità ebraica chiede chiusura

"Mostra UNWRA a Torino ostile a Israele", la Comunità ebraica ne chiede la chiusura

(riportiamo l’articolo di “Repubblica” che riporta- in maniera poco oggettiva- soltanto la posizione della comunità ebraica e un commento di “Contropiano”, ndr)

La Repubblica, 19.11.2014

http://torino.repubblica.it/cronaca/2014/11/19/news/mostra_ostile_a_israele_la_comunit_ebraica_chiede_sia_chiusa-100919781/

di VERA SCHIAVAZZI

POLEMICHE , proteste, retromarce e no comment imbarazzati. La causa è una mostra sul "Lungo viaggio della popolazione palestinese rifugiata", ospitata al Museo della Resistenza di Torino. La Comunità ebraica della città già ieri ha espresso la sua più "ferma condanna" per l'iniziativa e per la sua "propaganda politica ostile a Israele" e ora sta scrivendo una lettera nella quale potrebbe chiedere la chiusura della momasta stra, patrocinata tra l'altro anche dalla Regione e dal Comune di Torino che non rilasciano dichiarazioni. La mostra è curata dall'Unrwa, l'organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa esclusivamente dei rifugiati palestinesi. Non appena aperta, conteneva anche un errore grave e offensivo: una didascalia che parlando dei massacri di Sabra e Shatila del 1982 ne attribuiva la paternità all'esercito israeliano, quando invece a compierlo furono le Falangi maronite. L'errore è stato corretto, ma l'imbarazzo resta. Con tutte le sue immagini discutibili, come il video che a flusso continuo proietta il muro tra Israele e Cisgiordania nelle più grandi capitali occidentali, da Parigi a Ottawa, spiegando che "il muro danneggia gli ecosistemi, interrompe la continuità territoriale, distrugge l'economia", o le foto dei carri armati israeliani impegnati nella "demolizione di abitazioni ", senza specificare se fossero o meno case di terroristi.



Beppe Segre, presidente della Comunità ebraica e autore del primo comunicato di ieri, ammette che nei mesi scorsi il presidente del museo Pietro Marcenaro gli aveva parlato della mostra, assicurandogli che la massima attenzione sarebbe stata prestata ai suoi contenuti. E aggiunge di aver pensato "che ci si poteva fidare di quelle parole ". Ora quella "fiducia" è diventata argomento di scontro nella stessa Comunità ebraica dove si discute sui contenuti da dare alla lettera. La Comunità è tra i soci del Museo della Resistenza e Marcenaro ora precisa che "sono e continueranno a essere a casa loro" aggiungendo di essere ben consapevole che sull'Unrwa, oggi diretta in Italia da Tana de Zulueta, possano esistere opinioni diverse, come del resto sull'intera questione israelo-palestinese, ma che "non ci sarebbe stato alcun motivo per rifiutare una mostra che era già stata esposta a Roma". Ma a Roma l'esposizione era ri- confinata in un centro periferico e nessuno se ne era lamentato. Ora invece la questione è esplosa in una città che pure ha molti vincoli di amicizia con Israele (gemellata con Haifa, ha proprio in questi giorni i rettori di Università e Politecnico laggiù, per trattare accordi di ricerca). Ma anche una città che aveva scelto Israele come ospite d'onore del Salone del libro resistendo a polemiche e boicottaggi. Il 2 dicembre, un incontro sulla mostra avrà tra i relatori Claudio Vercelli, indicato dalla Comunità ebraica. Nel frattempo però la stessa Comunità potrebbe aver chiesto e ottenuto di chiudere l'esposizione.

Torino, inaccettabili ingerenze sioniste

Contropiano 20.11.2014

http://contropiano.org/politica/item/27645-torino-inaccettabili-ingerenze-sioniste

Da Torino arrivano in queste ore notizie che denunciano una grave e indebita ingerenza degli ambienti sionisti sulla vita civile di questa città su cui da tempo pesa una pesante cappa di censura e condizionamento. D'altronde Torino, che è gemellata con la città israeliana di Haifa, è anche la capitale della associazione “Sinistra per Israele” fondata alcuni anni fa da alcuni importanti esponenti del Pd e dell’amministrazione locale di centrosinistra.

La prima vicenda riguarda le minacce e le pressioni esercitate in questi giorni dalla cosiddetta ‘Comunità Ebraica di Torino’ – una istituzione politica e poco culturale che al di là della denominazione non riunisce e non rappresenta i cittadini torinesi di religione e cultura ebraica – nei confronti dei curatori della mostra "Lungo viaggio della popolazione palestinese rifugiata", ospitata al Museo della Resistenza del capoluogo piemontese.
La ‘Comunità Ebraica’ ha messo nel mirino l’iniziativa perché a suo dire costituirebbe un esempio di “propaganda politica ostile a Israele" (!). A parte che semmai dovrebbe essere la rappresentanza diplomatica del cosiddetto ‘Stato Ebraico’ ad avere la titolarità e la legittimità di protestare contro eventuali posizioni ostili contro Tel Aviv e non certo una istituzione di tipo teoricamente culturale come quella in questione. E comunque da quando in qua è proibito criticare Israele?
Ma i dirigenti sionisti torinesi sono così infastiditi dal fatto che qualcuno critichi e accusi Israele da arrivare addirittura a prefigurare una richiesta di chiusura della mostra, patrocinata dalla Regione e dal Comune di Torino che finora si sono ben guardati dal difendere l'esposizione e dall'esprimere il proprio punto di vista sulla questione. Anzi, a dir la verità Guido Vaglio, direttore del Museo ci ha tenuto a dire che "né il Museo che dirigo né Comune, né Regione hanno partecipato alla copertura dei costi della mostra. Come compare anche sul materiale della mostra i finanziamenti vengono dalla Compagnia di San Paolo mentre noi avevamo specificato subito che non avremmo messo a disposizione alcun fondo”.
Quale scandaloso messaggio manderebbe questa mostra curata dall’Unrwa, l’organizzazione dell’Onu che si occupa di rifugiati palestinesi? Denunciare con foto e didascalie la terribile condizione in cui milioni di rifugiati palestinesi e loro discendendi sono costretti a sopravvivere, stipati nei campi profughi e dispersi in diversi paesi del Medio Oriente; oppure mostrare le terre e le città palestinesi divise dal muro dell’apartheid fatto costruire manu militari dal governo israeliano, che “danneggia gli ecosistemi, interrompe la continuità territoriale, distrugge l'economia", anche attraverso fotomontaggi che mostrano quale impatto avrebbe il muro se fosse stato eretto in alcune capitali europee; mostrare i carri armati e le ruspe israeliane che distruggono le case palestinesi; oppure ricordare il ruolo dell’esercito israeliano nel massacro di migliaia di abitanti dei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila, in Libano, massacrati dai falangisti maroniti protetti dai militari di Ariel Sharon. Ruolo che è già stato rimosso dopo una prima veemente protesta da parte dei dirigenti sionisti torinesi. 

Ma la parziale censura non è bastata alla Comunità Ebraica che, tra i soci del Museo della Resistenza - che a dir la verità si chiama Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà  - pretende la censura totale, la rimozione della mostra, dimostrando di temere la verità oltre che gli effetti sull’opinione pubblica delle conseguenze delle politiche guerrafondaie, colonialiste e razziste dello Stato di Israele.