La legge sullo Stato nazionale ebraico incoraggia il "price tag"

Alternative Information Center, 30.05.2014

http://www.alternativenews.org/english/index.php/politics/opinions/8104-law-of-the-jewish-nation-state-encourages-price-tag

di Eli Aminov , Comitato per uno Stato democratico e laico

 

 Sul muro, in ebraico dall'alto in basso:

Sul muro, in ebraico dall'alto in basso: "Prezzo da pagare / Un buon arabo è un arabo morto / Giusta vendetta" / Foto: Palestine Solidarity Movement.


I membri delle bande terroristiche soprannominate "price tag" (prezzo da pagare) sono stati chiamati da Amos Oz "ebrei neonazisti", una definizione quanto mai accurata. Ma forse ci dovremmo rifare alla definizione, non certo meno calzante, di questo fenomeno data da Yeshayahu Leibowitz: "giudeo-nazismo", breve ed efficace. Non si tratta di mele marce, né di un fenomeno passeggero. Possiamo vederli come il reparto d'assalto di quel sistema coloniale israeliano che crea un apparato di leggi razziste, trattando le persone non in base alle loro azioni, ma secondo la loro origine. Come vedremo, la normativa non è solo al servizio del saccheggio e della espropriazione sistematica della popolazione indigena, ma è anche destinata a garantire un costante approvvigionamento di una popolazione di coloni leali e obbedienti attraverso il sostegno al più importante alleato del sionismo: l'antisemitismo internazionale.



Gli atti terroristici anti-arabi noti come "price tag" vengono condotti senza interferenze da almeno sette anni. Fino ad oggi sono stati compiuti centinaia di questi atti da parte di bande selvagge contro i palestinesi, sia residenti della West Bank che cittadini di Israele. Ma anche prima di questa ondata, il terrorismo anti-arabo aveva una storia pluri-decennale. Alcuni di questi attacchi sono stati effettuati da coloni "per bene", che hanno "solo" danneggiato frutteti, invaso case, impedito ai palestinesi l'accesso alla loro terra agricola e distrutto il loro raccolto. Da qui il passo è breve per arrivare all' "Underground ebraico", l'organizzazione che si proponeva di uccidere i leader palestinesi ed effettuare attacchi terroristici contro autobus arabi. In quanto custodi della tradizione, queste bande selvagge hanno ricevuto accoglienza e incoraggiamento per i loro crimini da parte di alcuni rabbini. La struttura politica israeliana, compreso il sistema giudiziario, li ha sempre trattati con comprensione, e nessun rabbino è stato mai accusato di complicità con i crimini, sebbene la loro identità fosse nota a tutti e, naturalmente, anche alla Servizio di Sicurezza Generale (GSS). È in questo modo che il dottor Baruch Goldstein, lo stragista della moschea Ibrahimi di Hebron, è stato trasformato in un santo e un eroe venerato nel libro "Baruch, l'Eroe" dal rabbino Ginsburgh. Il rabbino Ginsburgh continua a invocare pubblicamente la rimozione di tutti gli arabi dalla loro terra.

I giovani che sono cresciuti nel segno della supremazia ebraica, percependo i palestinesi come un "Amalek" che deve essere distrutto, e con il sostegno dei rabbini per i loro atti criminali, hanno preso l'abitudine di firmare alcuni dei loro atti terroristici con il marchio "prezzo da pagare", termine appropriato per atti destinati a terrorizzare una parte della popolazione e costringerla ad accettare le richieste dei terroristi. L'obiettivo principale è che i palestinesi accettino di concedere che la Palestina storica sia trasformata nella sua interezza nello stato degli ebrei. Per questo hanno incendiato moschee, bruciato case, attaccato persone, inquinato chiese e vandalizzato centinaia di veicoli su entrambi i lati della linea di armistizio del 1949. È certamente possibile che palestinesi siano stati anche uccisi in questi anni non dai soldati, ma da questi terroristi, anche se in casi in cui l'attacco finisce in omicidio, gli assassini probabilmente desistono dal lasciare un segno di identificazione.

Cosa hanno fatto i governi di Israele, le sue forze di sicurezza e la Knesset (parlamento) in questi sette anni in cui i giudeo-nazisti hanno agito? Hanno condannato, avvertito e rimproverato, e nel frattempo intensamente lavorato a un sistema legislativo discriminante fra ebrei e arabi. Ogni anno le istituzioni statali prorogano automaticamente l'emendamento alla legge di cittadinanza, che impedisce il ricongiungimento familiare ai palestinesi; hanno approvato la legge sui comitati di selezione (per diventare residenti di alcune comunità - AIC) che consente la discriminazione legale; la legge che vieta la commemorazione della Nakba in località arabe; il Piano Prawer volto a rubare la terra ai beduini; e molto altro. Ci sono una cinquantina di leggi e normative proposte nel corso degli ultimi sette anni che discriminano tra ebrei e arabi (vedi la pubblicazione di Adalah: Il centro legale per i diritti delle minoranze arabe in Israele). Tutte queste leggi, naturalmente, si aggiungono al sistema legale di accesso alla cittadinanza e alla terra in Israele, quella normativa di apartheid che esiste ormai da tre generazioni. L'elemento caratterizzante della legislazione discriminatoria israeliana è l'ipocrisia. Al contrario delle leggi dell'apartheid sudafricano, la parola "arabo", il riferimento esplicito alla razza nativa inferiore da discriminare, non appare mai nelle leggi dell'apartheid israeliano. Si parla di politica di apartheid, tuttavia, quando una politica tratta in modo diverso le persone esclusivamente in base alla loro origine o identità nazionale o etnica, e legifera leggi e regolamenti per attuare questa idea. Un periodo di 66 anni di leggi siffatte è certamente sufficiente per definire Israele come uno stato di apartheid.

La spiegazione della capacità dei terroristi ebrei di continuare ad agire indisturbati è stata data dall'ex capo del GSS, Carmi Gillon (Yedioth Ahronot, 4/5/2014). Gillon ha affermato che nessun primo ministro israeliano, con l'eccezione di Menachem Begin nel 1983, ha ordinato al GSS di sradicare il fenomeno con gli strumenti a sua disposizione. Secondo lui, a causa dei molteplici compiti del GSS, a nessuno dei suoi capi possono essere assegnate, per la soppressione di questo fenomeno, le risorse destinate ad altri settori senza una direttiva esplicita del primo ministro, il quale determina le priorità del GSS.

Queste bande non agiscono isolate. Ricevono sostegno sia da settori della popolazione dei coloni e dei servizi di sicurezza, sia da coloro che prestano servizio nelle agenzie di applicazione della legge, che appartengono a questa stessa popolazione. Con l'aumento della frequenza e del numero di attacchi, è arrivata  la richiesta di dichiarare gli esecutori di "price tag" membri di una organizzazione terroristica e di trattarli di conseguenza (Haaretz, 16/02/2014). Tuttavia, alla fine il Procuratore Weinstein ha ritenuto opportuno proseguire la politica dei suoi predecessori e ha consentito al governo di non pronunciare una tale dichiarazione. In questo modo l'Avvocatura dello Stato ha voluto evitare una situazione in cui palestinesi potessero essere considerati vittime del terrorismo ebraico, in modo da negare loro un risarcimento.

Questo non è affatto sorprendente dal momento in cui il primo ministro promuove la madre di tutte le leggi razziste - quella che definisce Israele come la nazione del popolo ebraico, cioè lo stato di tutti gli ebrei nel mondo. Questo principio proclama al mondo intero che Israele è lo stato degli ebrei di New York, ma non dei residenti di Kufr Qassem. Questa proposta di legge manda un chiaro messaggio riguardo la superiorità del carattere ebraico dello Stato rispetto a ciò che resta del suo carattere democratico. La legge in buona sostanza stabilisce che il diritto di realizzare la propria autodeterminazione nazionale in Israele vale unicamente per coloro la cui madre professava la religione ebraica o a chi si è convertito alla religione ebraica tramite una cerimonia religiosa. La legge stabilisce inoltre che "Eretz Israel", cioè la Palestina storica, è la patria storica del popolo ebraico, ma non riconosce la sua esistenza come patria di altri popoli. Tra i suoi sostenitori, questa legge ha un ovvio significato: questo è lo stato ebraico e dunque, fuori gli arabi! Nello stile degli slogan che circolavano in Europa negli anni 30, che finivano sempre con la richiesta: fuori gli ebrei!

Infatti, sin dalla sua istituzione, Israele ha trasmesso alla minoranza araba sopravvissuta alla pulizia etnica del 1948 il messaggio che Israele non è la sua casa. Il processo legislativo riguardante le questioni fondamentali che discriminano i cittadini arabi è iniziato subito dopo la conclusione degli accordi del cessate il fuoco tra Israele e i paesi arabi confinanti, o più precisamente dopo l'accettazione di Israele come membro delle Nazioni Unite, e continua ancora oggi. Ora, come un gioiello nella corona, il governo di Israele sta promuovendo la legge che definisce lo stato di Israele come nazione ebraica. L'obiettivo centrale della proposta di legge è quello di emarginare i palestinesi in ogni modo possibile e continuare a stritolare il popolo palestinese in sotto-gruppi e tribù, in modo da prevenire il suo riscatto. Come già accennato, questa legge, oltre a costituire un premio di incoraggiamento per le bande terroristiche ebraiche, ha un altro obiettivo, nascosto, che deriva dal carattere stesso del movimento sionista e soprattutto dal suo lato crudele che per molto tempo non ha fatto notizia: la legge è destinata ad aumentare l'antisemitismo tra i gruppi nazionalisti che stanno crescendo in Europa, al fine di incoraggiare l'immigrazione di ebrei in Israele. Ciò che Israele ha fatto in passato agli ebrei d'Oriente, oggi sogna di farlo anche agli ebrei d'Occidente. In questo modo il sionismo completerà il suo ruolo di rappresentante storico degli ebrei e trasformerà questa terra in un ghetto armato e perfetto. Un ghetto che deriva i suoi assunti fondamentali dai rabbini di Gush Emunim e dai costruttori messianici del terzo Tempio biblico, e l'unica cosa che può essere lasciata in eredità alla sua prossima generazione è il diritto a morire da eroe ebraico.

Eli Aminov è stato un membro dell'ex lega rivoluzionaria comunista (Matzpen) e ha fondato il Comitato per uno Stato democratico e laico.


(Traduzione di Giacomo Graziani per l'Associazione di Amicizia Italo-palestinese)