L'uccisione di cinque giovani palestinesi da parte di Israele rivela come i colloqui "di pace" siano una farsa

L’uccisione di cinque giovani palestinesi da parte di Israele rivela come i colloqui "di pace" siano una farsa


Fin dalla ripresa dei finti colloqui di "pace" tra Israele e l'Autorità palestinese, mediati dagli Stati Uniti, nel mese di agosto, cinque palestinesi sono stati uccisi dalle forze di occupazione israeliane. La più recente è stata quella di Islam Toubassi di22 anni, assassinato nel campo profughi di Jenin il 17 settembre.
 

di Budour Youssef Hassan

Tra i cinque martiri, ci sono tre giovani palestinesi uccisi la mattina del 26 agosto nel campo profughi di Qalandiya, vicino a Ramallah. Quel giorno sembra ormai un giorno come un altro, un doloroso - seppur lontano - ricordo per alcuni, e un'occasione di dolore indicibile che ha completamente stravolto la vita di tre famiglie.
 

 

Non dovrebbe essere normale che soldati pesantemente armati invadessero un campo profughi all'alba. Né dovrebbe essere normale che un esercito di occupazione uccidesse a sangue freddo tre palestinesi disarmati e ferisse decine di altri civili, armati di niente altro che sassi. La frequenza giornaliera con la quale Israele conduce queste incursioni, tuttavia, rende abituali queste azioni di terrore e intimidazione.

Israele sta commettendo tutti questi crimini, mentre la auto-nominata Autorità palestinese prosegue spudoratamente i colloqui di “pace” e la collaborazione nell’ambito della sicurezza con l’occupante israeliano. 

Vuote promesse

Nel frattempo, i palestinesi sono rimasti senza nulla a parte le vuote promesse di Mahmoud Abbas. Dopo ogni violazione, egli afferma che queste violazioni potrebbero danneggiare l’inutile processo di "pace" .

La timida condanna di Israele espressa da Abbas non significa nulla per le famiglie di Rubeen Zayed, Younis Jahjah e Jihad Aslan, i tre giovani palestinesi uccisi dai soldati delle forze di occupazione israeliana nel campo profughi di Qalandia il 26 agosto.

Raccontare i funerali di tre martiri non è mai facile, figuriamoci descrivere l'esperienza in modo obiettivo.

Come si può descrivere con precisione la sofferenza di una madre che ha appena perso il figlio maggiore? Come si può esprimere sostengo ad una giovane donna il cui marito - e padre di suo figlio - è stato ucciso mentre andava al lavoro, per non aver commesso nessun crimine, se non quello di essere un palestinese?

Come si può rimanere impassibili ascoltando una donna anziana inconsolabile che prega il nipote ucciso di ritornare: "Jihad, amore mio, perché mi hai lasciato? Chi si prenderà cura di me ora che hanno preso la tua vita? "

Come è possibile descrivere l'amarezza nel vedere i giornalisti fare a gara per scattare foto dei singhiozzi delle donne palestinesi, cosa che mi ricorda queste righe scritte da Mahmoud Darwish: "Per loro la mia ferita è diventata come una mostra per un turista che ama collezionare fotografie." 

Linee parallele?

Ed esiste un modo educato in cui si può commentare il discorso di un funzionario di Fatah, che ha partecipato al funerale e ha dichiarato: "Noi crediamo che i negoziati e la resistenza siano linee parallele"?

Ci sono momenti che ci lasciano completamente e assolutamente senza parole, incapaci di esprimere il tumulto di emozioni che ci sopraffanno. E anche se sembra che i palestinesi siano abituati al dolore, dopo 65 anni di Nakba e una catastrofe che continua, questo non dovrebbe in alcun modo rendere normale l'uccisione di un individuo.

Jihad Aslan aveva solo 19 anni, ma aveva già vissuto una vita di sofferenza. E 'stato arrestato dalle forse di occupazione israeliana, all'età di 15 anni, e come raccontato dai suoi familiari, aveva passato un paio di anni in carcere.

Dei soldati israeliani gli avevano sparato ad una gamba poco dopo dopo il suo rilascio. Il suo arresto e le lesioni subite gli hanno impedito di finire la scuola superiore o di trovare un posto di lavoro a causa di una disabilità permanente al piede.

Non appena iniziato il raid mortale, Jihad ha portato due parenti feriti ad un'ambulanza prima di essere colpito e poi soccombere in ospedale a causa delle ferite riportate.

Per molti, la storia di Jihad non è niente di speciale. Potrebbe essere solo un altro numero di una statistica, un altro numero nelle liste interminabili di vittime del "conflitto israelo-palestinese." La sua storia, la storia di migliaia di giovani palestinesi, le cui vite sono state distrutte da una occupazione spietata, è irrilevante per una "comunità internazionale", la cui preoccupazione è solo il mantenimento della sicurezza di Israele. 

Ricordare è essenziale

Ricordare Jihad Aslan e le altre vittime del colonialismo Israeliano è essenziale, non solo a causa dei recenti scontri a Hebron e delle campagne di arresti che hanno seguito l'uccisione di due soldati israeliani la scorsa settimana.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha condannato le uccisioni dei soldati come "terrorismo", una parola che non ha mai usato per descrivere le abituali uccisioni e mutilazione di civili palestinesi da parte di Israele.

Ciò riflette il pensiero perverso in molti ambienti "occidentali" che trasforma l'aggressore coloniale e il suo esercito nella vittima e la vittima in aggressore.

Ma i palestinesi, come tutti i popoli occupati e colonizzati, hanno il legittimo diritto di resistere.

Nel 1970, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha affermato "la legittimità della lotta dei popoli sotto dominazione coloniale o straniera va riconosciuta come diritto di autodeterminazione per ristabilire i propri diritti con ogni mezzo a disposizione." Fino a quando i palestinesi non saranno liberi , questo diritto si applicherà anche a loro.

In nessun modo l'uccisione di soldati di occupazione armati può essere equiparata con l'uccisione della popolazione locale, le persone occupate. Questi eventi, tuttavia, mettono in luce l'ipocrisia delle potenze mondiali che trattano la resistenza come un crimine e l'occupazione, come normale.

I recenti avvenimenti ad Hebron e gli scontri a Jenin e prima nel campo profughi di Qalandiya, dimostrano che se ci sarà una terza intifada, inizierà sia a Hebron sia nei campi profughi. Questi luoghi sono entrambi presi di mira dalle forze di 'occupazione israeliane e dal loro delegato, l'Autorità Palestinese. E loro sono sempre i primi a ribellarsi contro entrambi.

Budour Youssef Hassan è un'anarchica palestinese laureata in giurisprudenza e residente nella Gerusalemme occupata.

(tradotto a cura di Palestina Rossa)