Università israeliane: danno grave senza Horizon 2020

AIC – Alternative Information Center
14.08.2013
http://www.alternativenews.org/english/index.php/features/economy-of-the-occupation/6901-israeli-unis-great-harm-without-horizon-2020

 

Università israeliane: danno grave senza Horizon 2020.

 

Le università israeliane, tre delle quali sono classificate tra le prime 100 al mondo anche grazie alla collaborazione internazionale, hanno messo in guardia Israele delle conseguenze gravissime se non dovesse aderire al progetto Horizon 2020 dell’UE 

di Connie Hackbarth

All’inizio di questa settimana si è tenuto un incontro tra il vice ministro degli esteri Ze’ev Elkin (Likud) e il comitato dei presidi delle università israeliane. Durante l’incontro, i dirigenti delle università hanno avvertito delle “conseguenze disastrose” se Israele non dovesse aderire al progetto europeo Horizon 2020 in segno di protesta per gli orientamenti dell’UE recentemente pubblicati che rendono tutti gli accordi UE-Israele inapplicabili nei territori palestinesi e siriani occupati nel 1967.

 

Horizon 2020, o Programma Quadro per la Ricerca e l’Innovazione dell’UE, è un’iniziativa fiore all’occhiello volta a garantire la competitività globale dell’Europa. Israele è l’unico paese non membro dell’Unione Europea invitato a partecipare all’iniziativa prestigiosa come membro a pieno diritto. 

Una discussione del governo israeliano convocata giovedì dal primo ministro Benjamin Netanyahu ha concluso con la decisione di cercare di rielaborare le linee guida. In quella che la stampa israeliana ha definito una “conversazione difficile”, venerdì scorso, Netanyahu ha notificato ufficialmente al Segretario agli Esteri dell’UE Catherine Ashton che se le linee guida non dovessero essere riformulate, Israele non firmerà accordi con l’UE. 

Il sito informativo israeliano Walla riporta che il vice ministro Elkin ha aperto la riunione di questa settimana, convocata su sua richiesta, con un aggiornamento sulla decisione del governo israeliano concernente le linee guida, sottolineando che Israele “non accetterà diktat” dall’Europa sulla questione dei suoi confini. 

I dirigenti delle università hanno replicato a Elkin riguardo alle terribili conseguenze di una tale decisione, facendo notare che in seguito andrebbero perduti centinaia di milioni di shekel in borse di ricerca, causando “danni sostanziali” per la ricerca scientifica in Israele. Il problema, tuttavia, non è solo finanziario. “L’accordo …. non consiste solo in borse di ricerca, ma anche in collaborazioni nei settori delle infrastrutture della ricerca”, hanno detto a Elkin, secondo Walla, i presidi delle università. 

“Se non firmeremo, la cooperazione in vari campi verrà interrotta e Israele sarà tagliato fuori dalla rete di ricerca europea. La maggioranza delle università europee che collaborano con noi troverà sostituti al posto di Israele, ma per noi sarà estremamente difficile trovare chi subentrerà all’Europa,” hanno riferito a Elkin. In risposta al suggerimento che Israele firmi accordi R&I con la Cina e l’India, un partecipante ha osservato che “con tutto il rispetto per la Cina e l’India, il divario tra loro e l’Europa è ancora notevole.” 

I presidi hanno inoltre spiegato il danno a lungo termine per il mondo accademico israeliano se il contratto non viene sottoscritto. “La non partecipazione a Horizon 2020 si tradurrà in un peggioramento della posizione degli istituti di ricerca in Israele, sia per il danno finanziario che per la cancellazione di progetti comuni e l’assenza di ricercatori israeliani a importanti conferenze in Europa. A lungo termine, negli anni a venire, questo è un danno ancor più grave di quello immediato di tipo finanziario. 

Un presente alla riunione ha riferito a Walla che Elkin è rimasto “sorpreso” per alcune delle informazioni presentate dai dirigenti universitari israeliani. “Prima della riunione sapeva che questo è un argomento serio, ma non ha capito appieno il danno che sarà causato alle università nel caso in cui Israele non dovesse firmare.” 

Elkin ha dichiarato ai presidi israeliani che Israele “vuole moltissimo firmare, ma non può, senza un cambiamento nella politica europea verso gli insediamenti.” Elkin ha pure chiesto ai presidi delle università israeliane di associarsi agli sforzi hasbara [di propaganda a favore, N.d.t.]di Israele, parlando con importanti accademici europei per richiedere assistenza nel congelare o respingere le linee guida europee. Un partecipante alla riunione ha detto a Walla “che si tratta di una richiesta piuttosto strana. Non è generalmente riconosciuto che un accademico richieda che un altro accademico utilizzi la sua influenza politica nel suo paese, neanche in un caso come questo.” 

I negoziati tra UE e Israele su Horizon 2020 sono programmati perché inizino da oggi, ma non possono andare lontano, date le attuali circostanze. 

L’attuale occupazione, apartheid e sistematica violazione dei diritti umani e nazionali palestinesi non sono all’ordine del giorno della stragrande maggioranza degli israeliani. Eppure è proprio quando vengono contestati gli interessi diretti e i privilegi degli israeliani – principalmente uomini della classe bianca media superiore, quali sono i presidi delle università israeliane e i dirigenti dei settori finanziario, tecnologico, accademico e culturale del paese – che diventa visibile l’occupazione della Palestina nel pubblico dibattito, anche se per la più egoistica delle ragioni. 

Come nel caso dell’Apartheid del Sud Africa, decine di costruttivi accordi di tipo partecipativo con Israele hanno portato a un ulteriore radicamento dell’occupazione e a un atteggiamento israeliano secondo il quale la condanna internazionale consiste solo di parole, parole di poco conto che Israele può sopportare. E’ solo quando la comunità internazionale occidentale tenta di difendere i propri valori professati di democrazia e i diritti umani che Israele è costretto a prendere in considerazione un’altra strada. Come la società civile palestinese ha dichiarato nel 2005 nella stragrande maggioranza, il BDS è la via verso una pace giusta nell’area. L’evidenza è chiara. 

(tradotto da mariano mingarelli)