La crisi del carburante mette in pericolo Gaza dopo la chiusura del confine con l'Egitto

Al Monitor – Palestine Pulse
08.07.2013
http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2013/07/gaza-fuel-crisis-egypt-unrest.html

 

La crisi del carburante mette in pericolo Gaza dopo la chiusura del confine con l’Egitto.


Gaza sta affrontando una crisi del carburante con gravi effetti a valanga dovuti alla decisione del Cairo di chiudere il valico di Rafah e i tunnel lungo il confine per il perdurare dei disordini in Egitto. Oltre a ciò, all’imminente crisi del carburante, migliaia di persone sono rimaste bloccate a seguito della chiusura del valico, impossibilitate di viaggiare da e verso Gaza. 

di Asmaa al-Ghoul

Amina al-Arkan stava facendo le valigie quando ha sentito la notizia della chiusura del valico di Rafah. Di conseguenza è stata costretta a prolungare la sua permanenza a Gaza. Arquan era stata in visita ai fratelli e ora vuole ritornare dalla sua famiglia in Egitto.

 

Ad Al-Monitor ha raccontato : “Sono tanto preoccupata per loro, specie per l’acutizzarsi delle tensioni in Egitto. Vorrei essere insieme a loro in mezzo alla crisi. E’ meglio che ricevere le notizie da lontano. Arquan, che soffre di diabete e di spondilosi, ha fatto presente che potrebbe perdere il suo prossimo appuntamento con il medico in Egitto. 

Maher Abu Sobha, capo dell’Autorità di Frontiera a Gaza, in un’intervista telefonica ad Al-Monitor ha dichiarato che si prospetta un’autentica crisi a seguito della decisione delle autorità egiziane di chiudere il valico il 5 luglio. Egli ha fatto notare che, in pochi giorni, il numero delle persone bloccate a Gaza raggiungerà le decine di migliaia, comprendenti studenti universitari, pazienti e operatori sanitari, come pure un gruppo di medici algerini e la banda Kramic per bambini, oltre a quelli dovuti alle famiglie in vacanza. 

Abu Sobha ha riferito che la decisione di chiudere il valico non è stata di tipo politico, bensì piuttosto il risultato della situazione di sicurezza determinata dagli eventi in corso. Egli ha fatto appello alle autorità egiziane per la riapertura del valico, in quanto rappresenta l’unica via di transito per più di 1,7 milioni di palestinesi di Gaza. Ha fatto pure presente che sull’altro lato del confine, in attesa di entrare nella Striscia di Gaza, sono trattenuti a migliaia, 800 dei quali stavano compiendo l’umrah ( pellegrinaggio alla Mecca) e si sono ritrovati bloccati in Arabia Saudita. 

Abu Sobha ha aggiunto, “Il valico è rimasto aperto durante la crisi, perfino il 30 giugno. Ecco perché speriamo di tenerlo avulso dai conflitti politici. Le comunicazioni con gli egiziani si sono mantenute regolarmente nella speranza di una riapertura nel prossimi giorni. 

Carenza di carburante 

Lontano dalle file di persone, le auto sono state in fila per giorni di fronte ai distributori di gas nel centro di Gaza. 

Munzil Yaziji, proprietario di un pulmino, ha raccontato ad Al-Monitor: “Sono rimasto in attesa per sette ore e, malgrado ciò, non sono stato neppure in grado di riempire il serbatoio di gas. Sono venuto pure ieri e ho aspettato tutto il giorno, eppure il mio turno non è arrivato mai. Con questo pulmino mantengo la mia famiglia. Trasporto gli studenti a scuola e li porto in viaggio.” Yaziji ha affermato di non poter acquistare in alternativa il gas israeliano, dati i prezzi più elevati. 

La crisi del petrolio è divampata circa tre settimane fa con l’approssimarsi delle manifestazioni del 30 giugno. Di conseguenza, le misure di sicurezza al confine sono state rafforzate. 

Alla stazione di gas Terzi, non lontana dal precedente distributore, non ci sono automobili. Questa stazione vende gas israeliano, che continua a fluire nella Striscia di Gaza. Amjad al-Achkar, il proprietario del distributore, ha spiegato ad Al-Monitor che il gas egiziano è venuto a scarseggiare circa un mese fa. Al momento, le auto usano gas israeliano, che è più costoso di quello egiziano: un litro di quest’ultimo costa sei shekel ($!,64), mentre un litro del primo costa quattro shekel ($1,09). 

Yasser al-Soufi era disperato mentre riempiva il serbatoio della sua auto di gas israeliano, dicendo: “Devo farlo nonostante l’aumento dei prezzi. Altrimenti, la mia auto non andrà – non posso lasciare il lavoro e aspettare che il distributore abbia gas egiziano.” 

Mohammed al-Abadla, portavoce dell’unione delle società petrolifere, ha detto ad Al-Monitor che nel distretto di Gaza ci sono oltre 300 stazioni di servizio, ma solo poche hanno ancora gas egiziano dovuto a riserve messe da parte in precedenza. Egli ha confermato che la crisi egiziana ha condizionato enormemente l’ingresso del gas dai tunnel e, nella Striscia di Gaza, ha interrotto il movimento del 30% delle auto. Se questo dovesse proseguire per un’altra settimana, le strade resterebbero per metà vuote. 

Durante un’intervista tenutasi presso il suo ufficio, il direttore generale della General Petroleum Authority, Abdel Nasser Mhanna, ha spiegato che il 6 e 7 luglio non c’è stato alcun segnale di una soluzione, a seguito del nuovo pompaggio attraverso i tunnel di una quantità limitata di gas. Tuttavia, ha dichiarato, questo viene destinate immediatamente al funzionamento dei generatori di settori vitali quali le municipalità, i pozzi d’acqua e le pompe delle acque reflue. Ha confermato che se la crisi persisterà, verranno paralizzate le strutture della vita quotidiana. 

Mhanna ha ricordato anche che le necessità della vita quotidiana della Striscia di Gaza ammontano a 350.000 litri di carburante per far funzionare tutte le strutture del settore e 900.000 litri di gasolio, 500.000 dei quali vanno all’autorità dell’energia per fare andare la centrale elettrica. 

Crisi ambientale e sanitaria 

Il dirigente delle relazioni pubbliche dell’Autorità per la Qualità dell’Ambiente, Iyad al-Qatarawi, ha dichiarato che la crisi del gas minaccia di fermare 190 pozzi di petrolio che riforniscono la maggior parte dei cittadini di Gaza e 57 stazioni per la raccolta delle acque reflue e il loro pompaggio in mare o da altre parti. Ha chiarito pure che queste stazioni al momento lavorano estremamente a rilento e ormai non funzionano a pieno regime. 

In una telefonata ad Al-Monitor ha segnalato l’approssimarsi di una crisi ambientale dovuta all’accumulo di acque reflue, oltre al prossimo arresto di quattro impianti per il trattamento delle acque che scaricano in mare, il che porterebbe a un grave inquinamento della costa. Ha fatto notare pure che se smettono di andare gli autocarri con cassone che ogni giorno trasportano nelle discariche 1.500 tonnellate di rifiuti provenienti da tutte le parti di Gaza, questi rimarranno per strada. 

Il portavoce del Ministero della Salute, Ashraf al-Koudra, ha avvertito di possibili catastrofi sanitarie nel caso in cui la crisi dovesse continuare. Resta solo il 20% delle riserve di gas del Ministero, neppure sufficienti per una settimana. 

Koudra ha spiegato ad Al-Monitor che il Ministero aveva lanciato un piano per il razionamento del gas che prevede di fare affidamento su piccoli generatori di corrente nel caso di interruzioni dell’elettricità. Ha spiegato che ogni giorno sono necessari 10.000 litri di gas per il funzionamento delle banche del sangue e dei centri sanitari, 22.000 litri di gasolio al mese per il funzionamento delle macchine del personale medico, delle unità ematiche, i campioni di prova, l’eliminazione del rischio biologico e 150.000 litri di benzina al mese per fare andare le ambulanze. Ha dichiarato che le piccole quantità di gas fornite al settore stanno solo dilazionando la catastrofe. Ha quotato anche la necessità media giornaliera del settore della salute nella Striscia di Gaza a mezzo milione di litri. 

Kuodra ha evidenziato che questa catastrofe minaccia di arrestare l’attività di 39 sale operatorie, la vita di 38 pazienti collegati ad apparecchiature per la terapia intensiva, 110 bambini le cui vite dipendono dall’energia elettrica e 679 pazienti che hanno bisogno di 1.800 sedute di dialisi alla settimana. L’elettricità è fondamentale anche per 52 laboratori medici e per i freezer che contengono vaccini e medicine alterabili. 

Dato che la crisi politica egiziana probabilmente continuerà, i palestinesi di Gaza si preparano all’impatto. 

Asmaa Al-Ghoul è una scrittrice, collaboratrice di Al-Monitor’s Palestine Pulse e giornalista del campo profughi di Rafah con sede a Gaza. 

(tradotto da mariano mingarelli)