Al Haq: fondati motivi per ritenere Pizzarotti & C. SpA responsabile di crimini di guerra.

Al Haq: Fondati motivi per ritenere Pizzarotti & C. SpA responsabile di crimini di guerra 

L’organizzazione palestinese per i diritti umani Al Haq ha pubblicato un parere legale sul coinvolgimento della Pizzarotti & C. SpA nella costruzione del treno ad alta velocità Tel Aviv – Gerusalemme che attraversa i Territori palestinesi occupati. L’Italia, ai sensi del Diritto Internazionale, ha il dovere di intervenire.  

Secondo
l’opinione legale di Al Haq, nota organizzazione palestinese impegnata per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati, ci sono “fondati motivi per determinare che la Pizzarotti & C. S.p.A. possa essere ritenuta responsabile … di atti che possono ammontare a gravi violazioni del diritto internazionale, come i crimini di guerra di saccheggio e di distruzione e appropriazione di beni”, sia ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra che dello Statuto della Corte Penale Internazionale (CPI).
               
                                             mappa Beit Iksa 

 

L’impresa Pizzarotti di Parma ha infatti stipulato un contratto con le Ferrovie israeliane per l’escavazione di due tunnel destinati al passaggio della nuova linea ferroviaria ad alta velocità che collegherà Tel Aviv e Gerusalemme, attraversando per ben 6,5 km i Territori palestinesi occupati. 

La realizzazione di questi tunnel, uno dei quali sarà il più lungo mai scavato in Israele, ha già determinato la illegittima confisca di terre palestinesi nei villaggi di Beit Iksa, Beit Surik e Yalu. L’azienda per questo motivo è oggetto di una campagna di pressione portata avanti dalla coalizione italiana Stop That Train [1] affinché cessi di operare in violazione del diritto internazionale.

Nel parere legale, Attività di Traforo e Crimini di Guerra: Perché Pizzarotti può risultare responsabile di gravi violazioni del diritto internazionale nel Territorio palestinese occupato,[2] Al Haq nota che “i beni sono stati appropriati al fine di fornire un efficace sistema di trasporto ai cittadini israeliani e per favorire gli interessi economici degli appaltatori coinvolti nelle attività minerarie”. Per questo motivo le attività compiute e configurabili quali crimini di guerra riguardano sia l'espropriazione delle terre confiscate che “il materiale estratto dagli scavi” il quale, contrariamente a quanto previsto dalle norme del diritto internazionale, verrà sottratto a vantaggio esclusivo della Potenza occupante e delle imprese che per questa operano sul territorio.

Viene rilevato come “la nuova infrastruttura di fatto danneggerà gli interessi della popolazione locale palestinese, la quale perderà una parte considerevole della propria terra”. Da sottolineare che Israele ha già confiscato gran parte delle terre dei villaggi palestinesi di Beit Iksa e Beit Surik, i cui abitanti sono per lo più rifugiati del 1948, per la costruzione degli insediamenti e del Muro.

Al Haq evidenzia che “Pizzarotti ha dimostrato di essere perfettamente consapevole del carattere problematico del progetto secondo il diritto internazionale”. Tanto è vero che la Deutsche Bahn, la compagnia ferroviaria di stato della Germania, si è ritirata dal progetto proprio a causa del suo carattere problematico dal punto di vista del diritto internazionale.[3]

Al Haq afferma che l’Italia, quale Stato facente parte della Corte Penale Internazionale, “ha il dovere di esercitare la giurisdizione penale per quanto riguarda azioni compiute dai suoi cittadini (in questo caso i membri del Consiglio di Amministrazione e i dirigenti di alto livello della Pizzarotti) che possano ammontare a crimini di competenza della Corte”. In aggiunta, Al Haq evidenzia che “tutti gli Stati sottostanno all'obbligo, derivante dal diritto internazionale consuetudinario, di indagare e perseguire i responsabili delle infrazioni gravi delle Convenzioni di Ginevra.”

Al Haq, accogliendo con favore le delibere di condanna alla Pizzarotti approvate dai consigli comunali di Rho, Napoli, Arenella-Vomero, Corchiano e Sasso Marconi nel ambito della campagna di Stop That Train,  “incoraggia inoltre altri comuni italiani e le autorità pubbliche a seguire questi esempi”. 

Stop That Train si impegna a continuare con determinazione la campagna di pressione affinché Pizzarotti si ritiri dal progetto. Esigiamo che il governo italiano adempia ai suoi obblighi,  stabiliti in virtù del diritto internazionale, di indagare e perseguire la Pizzarotti. Rinnoviamo il nostro appello, accogliendo anche l’invito di Al Haq, alle Amministrazioni pubbliche affinché, nel rispetto di quanto previsto dal Codice dei Contratti Pubblici a carico dei soggetti “che hanno commesso un errore grave nell’esercizio della loro attività professionale”,[4] la Pizzarotti venga esclusa dalle gare di appalto per i lavori pubblici.

Stop That Train
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Note:

[1] Coalizione italiana Stop That Train,  Stop That Train fa parte di BDS Italia, un movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele, costituito da associazioni e gruppi in tutta Italia che hanno aderito all'appello della società civile palestinese del 2005 e promuovono campagne e iniziative BDS a livello nazionale e locale.

[2] Traduzione in italiano del parere di Al Haq, www.bdsitalia.org/images/stories/pdfs/pizzarotti-alhaq-it.pdf
Originale in inglese, 
 

[3] Dichiarazione del Ministero dei Trasporti tedesco sul treno A1,  

[4] D. Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, Articolo 38, comma 1, lettera f,