In elogio della Superland

Live From Occupied Palestine
09.06.2013
http://livefromoccupiedpalestine.blogspot.it/2013/06/on-apartheid-reality-of-israel-gideon.html

In elogio della Superland

 di Gideon Levy

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Il 4 giugno, il quotidiano Haaretz ha pubblicato questo articolo di Gideon Levy, in ebraico( http://www.haaretz.co.il/opinions.premium-1.2038951 ) . In assenza della sua versione in inglese, il 9 giugno, Sol Salbe, del Middle East News Service ha provveduto a fornirne la traduzione.

Nell’articolo, Gideon Levy scrive della predisposizione all’apartheid che caratterizza lo Stato di Israele e dell’ipocrisia dei sionisti, sia di sinistra che di destra, che si dichiarano “disgustati” dalle ultime notizie secondo le quali il parco divertimenti Superland era solito mettere in pratica una politica di segregazione tra ebrei israeliani e palestinesi con cittadinanza israeliana, quando questi si recavano il visita al parco giochi. Levy rileva che mentre molti, anche tra i politici israeliani, hanno espresso il loro disgusto per le politiche razziste del parco, sono rimasti invece in silenzio sull’apartheid che caratterizza la natura dello Stato di Israele e sulle politiche di apartheid da esso adottate.

                                             Ingresso del luna-park Superland

 "Che cosa pretendono dalla direzione della Superland? E’ solo un parco giochi, che, improvvisamente, si è rivelato essere un riflesso autentico della società. Superland ha avuto il coraggio di essere una mini-Israele. Se è così, come mai tutto questo polverone? Che i suoi dirigenti abbiano fatto allo stesso modo di tutti gli altri? Che si siano comportati allo stesso modo dello Stato? Anche un parco da sogno è collocato nel terreno della realtà, perché dovrebbe diventare un Super-Israele? 

Si è proprio esagerato con le nostre pretese di Superland. La direzione ha introdotto una separazione tra bambini arabi ed ebrei, e tra ebrei ortodossi e laici. Questa è la realtà che ha la meglio in questo paese. L’Indignazione pubblica e il gran chiasso di farisaici pst, pst da sinistra e da destra, le prediche e le disapprovazioni null’altro sono che ipocrisia. Sono destinate tutte a soddisfare il nostro desiderio di sentirci a posto con noi stessi. Desideriamo mandare in frantumi lo specchio costituito da questo luna-park, sul quale è comparsa la visione di una turpitudine. Una società cui sono familiari la divisione, la discriminazione e il razzismo – che sono profondamente radicati, istituzionalizzati e metodici – insorge improvvisamente per protestare e infuriarsi solo perché la Superland ha fatto quello che fanno tutti gli altri. 

Israele è una terra di separazione. I bambini palestinesi possono solo sognare di raggiungere le sabbie di Rishon LeZion – e manco una quisquilia da parte di qualcuno. I bambini arabi [israeliani] e ultra-ortodossi lo possono fare invece, ma solo stando separati, com’era loro usuale. Israele è una terra di separazione. Un classico bambino ebreo laico non sarebbe mai riuscito a incontrare un bambino palestinese, un ragazzino arabo israeliano o un ragazzo ultra-ortodosso. 

Ghetti, ghetti, comunità, comunità, terra di separazione. Apartheid nei Territori Occupati, sprazzi di apartheid all’interno dello Stato di Israele, e tale paese risulta scosso da qualcosa che succede in una ruota panoramica. In fondo, infuria la tempesta della povertà, ma l’unico posto da cui vogliamo che scompaia senza lasciare traccia è sulla giostra. Non vogliamo essere presi dal panico per la separazione sul treno fantasma. Le montagne russe possono sorvolare su tale baratro. 

Questa è una pretesa insolente. E’ semplice faccia tosta sentirsi indignato per questa separazione e ignorare ciò che le sta accadendo attorno. Per ministri e parlamentari della Knesset che hanno manifestato “disgusto”, non c’è peggiore faccia tosta che approvare leggi sulla razza e la nazionalità. Uno Stato che non ha fondato un solo villaggio arabo nuovo o una città in Galilea nei suoi 65 anni di esistenza; dove la “giudaizzazione” razzista della Galilea e del Negev è considerata un obiettivo nazionale; dove è praticamente vietato parlare di Nakba; che cancella la lingua e il patrimonio ereditario di una comunità consolidata; dove la “Zona Industriale” di una città araba è un insieme di garage e di officine per la riparazione di pneumatici; e non ha neppure un’università araba – uno Stato di tal genere non ha alcun diritto di protestare contro un luna-park. 

Un paese dove i docenti arabi insegnano solo a studenti arabi, e bambini arabi vengono istruiti quasi esclusivamente in scuole arabe, non può fare delle obiezioni a un’effimera separazione. Uno Stato in cui ogni persona araba è considerata cosa sospetta, salvo prova contraria, i cui leader suscitano e incitano all’odio nei confronti della comunità araba, dovrebbe essere obbligato a restare in silenzio quando un ente privato fa esattamente la stessa cosa. Ogni bambino ebreo che è stato alla mercé delle chiacchiere della gente arriva a Superland pieno di paure e di odio nei confronti del bambino arabo. Se è così, perché lui/lei dovrebbe andare sulla stessa altalena? 

Com’è facile arrabbiarsi con Superland – che anime belle siamo, siamo così illuminati, non permetteremo che il razzismo sollevi la testa. Ma esso ha rialzato la testa fin dal giorno in cui lo Stato venne fondato. E’ uno Stato che si basa in gran parte sui propri principi di razzismo, dalla Legge del Ritorno alla Legge sulla Proprietà degli Assenti. In virtù della sua stessa definizione, uno Stato ebraico è uno Stato nazionalista, chi siamo noi per protestare contro Superland? 

Di tanto in tanto ci imbattiamo in un piccolo scandalo – una filiale di banca che non permette agli arabi di aprire dei conti, un rabbino che predica il rifiuto di dare in affitto appartamenti agli arabi, o un conducente di autobus che si rifiuta di far salire arabi a bordo – e il paese trema fino alle sue costure.Queste tempeste sono progettate per una cosa - per confondere lo scopo, per nascondere il fatto che tali reati hanno luogo in un contesto più ampio. L’intera ridicola protesta ha un unico scopo: dire mentendo a noi stessi che noi non siamo così. 

Lasciate in pace Superland, a dire il vero i suoi dirigenti meritano la nostra riconoscenza: essi hanno mostrato a che cosa assomigliano veramente gli israeliani, non in uno specchio distorto da luna-park, ma in quanto fedele riflesso della realtà."

di Gideon Levy 

(tradotto da mariano mingarelli)