RESISTENZA DI IERI, RESISTENZA DI OGGI

 

Resistenza di ieri, resistenza di oggi

di Michel Warschawski

Dai partigiani francesi al popolo palestinese. “Resistenza significa non cedere. Fondamentalmente estemporanea, la resistenza non pensa o agisce con il suo tempo, in pace con la sua era, ma contro corrente e contro i suoi tempi”. In questi termini il mio amico, attivista e filosofo Daniel Bensaid definiva la resistenza, prendendo inconsapevolmente spunto dalla definizione che Maimonide dava del coraggio.

                            

 

“Che cos'è il vero coraggio?”, chiedeva il più grande saggio ebreo dell'Andalusia giudaico-musulmana. “Non è il guerriero che si lancia senza paura nella tempesta, ma uno che non ha paura di quello che la gente dirà”. Nuotare contro corrente, quando è necessario, questa è la vera definizione di coraggio per Maimonide. Resistere a volte è una scelta – come è stata per la maggior parte dei partigiani francesi che onoriamo oggi. Rifiutare di cedere e chiudere gli occhi, rischiare la propria vita per la propria dignità e quella degli altri, nelle parole della chiamata all'insurrezione del ghetto di Varsavia.

Ma spesso è dovuto alla mancanza di scelta di chi resiste, di provare e sopravvivere. Il grande combattente della resistenza, Marek Edelman, leader socialista della rivolta del ghetto di Varsavia, era solito rispondere ironicamente quando si confrontava con l'eroico approccio degli storici e anche degli stessi attori della rivolta: “Era solo un tentativo di sopravvivere, un tentativo di evitare la deportazione nei campi di sterminio, e basta. Non c'era eroismo in questo”.

I palestinesi a Ramallah, Jenin, Gaza, resistono al fine di sopravvivere, in una lotta quotidiana e spesso non eroica che punta a proteggere le loro esistenze, a salvare le loro terre e la loro patria, a proteggere la loro dignità. E' una forma di resilienza che il popolo palestinese chiama “sumoud'.

Citando il Talmud, mio padre, il rabbino Waschawski, che ha combattuto la Seconda Guerra Mondiale nella Montagna Nera vicino Mazamet, mi insegnò questo paradosso: quelli che agiscono perché non hanno scelta meritano di più di quello che lo fanno per scelta”.

Il paradosso è solo apparente: andare contro corrente e scegliere di resistere ci rende, in determinati periodi storici, esseri speciali, premiati con un sentimento di realizzazione. Al contrario, resistere quando non si ha scelta significa trovare nel profondo di se stessi quello che c'è stato dato. Questo è precisamente quello che il nostro caro Stephane Hessel chiamava il nostro “oltraggio”.

Il fatto che la parola “oltraggio” è diventata l'identità di milioni di giovani e anziani in tutto il pianeta può e dovrebbe confortarci: da Gaza a New York, da Madrid a Tunisi, fino a Tel Aviv, la resistenza al cattivo spirito del tempo – denaro marcio e imperiale brama di potere – è più vivo che mai.

Continuate a essere oltraggiosi! Continuate a resistere! Continuate a difendere la vostra umanità!

( Tradotto a cura di AIC Italia)