Kerry contro il muro

Al-Ahram Weekly

22.05.2013
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Kerry contro il muro 

La soluzione a Due Stati per la pace sembra ancora più irrealistica dopo la” legalizzazione” da parte di Israele di quattro avamposti su territorio palestinese occupato, scrive Amayreh Khaled nella Gerusalemme occupata. 

di Khaled Amayreh

Con una mossa che rende impraticabile qualsiasi prospettiva di pace basata sulla soluzione a due Stati, Israele ha deciso di legalizzare l’aggiunta di quattro colonie nella West Bank occupata, comprensive di uno dei blocchi a pochi chilometri di distanza dal cuore di Ramallah, la capitale provvisoria dell’Autorità Palestinese (AP). Dal 1967, secondo il diritto internazionale tutte le colonie ebraiche insediate nella West Bank, inclusa Gerusalemme Est, sono da considerarsi illegali.

              

 Israele aveva promesso alle successive amministrazioni nordamericane di smantellare le colonie “illegali”. Tuttavia, per la malafede e le ripetute dilazioni, non ne è stata rimossa alcuna. 

A differenza di quasi tutte le nazioni del mondo, che considerano la West Bank, Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza “territori occupati illegalmente”, Israele considera queste terre arabe come “contese piuttosto che occupate”. 

Anche gli Stati Uniti, alleato-custode e finanziatore di Israele, non condivide la visione israeliana per quanto riguarda lo status dei territori, compresa Gerusalemme Est. Gli Stati Uniti si sono sempre rifiutati di spostare la loro ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, verosimilmente in ossequio al diritto internazionale. Questo nonostante la grande sollecitazione esercitata dal Congresso e da altri gruppi di pressione a favore di Israele sulle varie Amministrazioni degli Stati Uniti. 

DECAPITARE LA SOLUZIONE A DUE STATI: Il nuovo progetto di colonizzazione ha suscitato reazioni nell’AP, con un funzionario che accusa il governo israeliano di “decapitare di fatto la soluzione a due Stati”. 

“Costellano la West Bank di colonie ebraiche tanto che i centri abitati palestinesi sono diventati isole sperdute in mezzo a un mare enorme di colonie ebraiche,” ha affermato Abbas Zaki, un assistente del presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas. “ 

“Ma gli israeliani sbagliano proprio se pensano che il popolo palestinese o la sua leadership politica soccomberà al fatto compiuto”, ha aggiunto l’importante leader di Fatah, lasciando intendere che i palestinesi non si accontenteranno di niente di meno di uno stato autosufficiente e territorialmente contiguo sul 100 per cento della West Bank e della Striscia di Gaza. 

Un altro funzionario dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Hanan Ashrawi, ha sostenuto che il tempismo dell’autorizzazione delle nuove colonie è stato molto significativo. 

“E’ un affronto diretto a tutti gli sforzi per cercare di ravvivare ogni tipo di negoziati di pace. E’ un tentativo di raccontare agli americani che è Israele a prendere le decisioni. E’ pure un messaggio sulla vera natura del governo di Israele: è un governo contrario alla pace.” 

Il quotidiano israeliano in inglese, The Jerusalem Post, ha riferito che un altro funzionario aveva detto che, “Israele semplicemente non vuole la pace.” 

Anche il movimento israeliano Peace Now ha respinto la nuova espansione coloniale nel cuore della West Bank, definendola “un tentativo di legalizzare un’azione illegale” 

“Si tratta di creare la possibilità per ulteriori costruzioni illegali. Questo dà il via libera alla creazione di avamposti illegali in quanto rivela che il permesso può essere appianato retroattivamente,” ha detto la portavoce di Peace Now, Melanie Robbins. 

MENZOGNE E FALSITA’: Il governo Israeliano ha risposto alle critiche internazionali sulla sua accresciuta espansione coloniale con una combinazione di menzogne, falsità e disprezzo. 

La settimana scorsa, i mezzi di informazione hanno riferito che, senza far rumore, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva fermato la costruzione di alcuni insediamenti congelando gli appalti per nuove unità per coloni. Tuttavia, pochi giorni dopo, il governo ha annunciato di aver dato la sua approvazione preliminare per la costruzione di 300 unità per coloni nell’insediamento di Bet El fuori Ramallah. 

L’AP dichiara da tempo che non ritornerà ai colloqui di pace con Israele fino a quando Israele non congelerà l’espansione delle colonie. Gli Stati Uniti hanno esercitato una certa pressione verbale su Israele per fermare la costruzione di colonie soprattutto in quelle zone della West Bank destinate a essere posizionate all’interno dei confini di un futuro Stato palestinese. 

Tuttavia Israele ha respinto tutti gli sforzi americani ed europei in tal senso, tanto che pare che il presidente Obama sia giunto alla conclusione che è inutile sfidare Netanyahu sia sul campo israeliano che americano. 

Di fatto, invece di punire Israele per la sua intransigenza e il suo atteggiamento di rifiuto, gli Stati Uniti e la Germania stanno ricompensando lo stato ebraico con armi offensive all’avanguardia al fine di migliorare ulteriormente la capacità di Israele di attaccare i suoi vicini regionali, contigui o lontani. 

All’inizio di questo mese, gli Stati Uniti hanno deciso di vendere a Israele un assortimento di armi avanzate e di bombe a guida laser, destinate a migliorare la sua capacità di colpire bersagli distanti, come l’Iran. 

Allo stesso modo, a quel che si dice la Germania ha consegnato a Israele il quinto sottomarino della classe Dolphin idoneo all’uso di armi nucleari. Inoltre, l’Unione Europea, per la pressione americana, ha pure deciso di rivedere i provvedimenti per contrassegnare i prodotti agricoli e le altre merci provenienti dalle colonie ebraiche. 

Alcuni funzionari europei e americani perorano l’affermazione che un “approccio più morbido” nei confronti di Israele  indurrebbe quest’ultimo ad essere più collaborativo per quanto riguarda il processo di pace. 

Tuttavia, alla luce dell’esperienza di oltre cinquant’anni, è altrimenti chiaro che questo argomento è totalmente falso, in quanto gli “incentivi” che Israele riceve dall’Occidente – in particolare dagli Stati Uniti – fanno regolarmente sì che lo stato ebraico sia meno flessibile e più intransigente. 

L’ULTIMO COLPO DI KERRY? Secondo fonti di Ramallah, la leadership palestinese ritiene che sia improbabile che il Segretario di Stato degli Stati Uniti, John Kerry, farà un qualche progresso significativo nel corso della sua visita attuale nella regione il cui inizio è programmato per giovedì. 

Una fonte avrebbe detto che gli americani stanno lavorando su una formula che renderà possibile la ripresa dei colloqui di pace, e questo lavoro avviene in modo parallelo su un contesto politico e uno economico. 

Tuttavia, è probabile che l’AP si rifiuterà di riprendere i negoziati con Israele senza che quest’ultimo abbia acconsentito a una sorta di congelamento della colonizzazione ed accetti di negoziare sulla base dei confini del 1967. 

Lunedì, il funzionario dell’AP Saeb Ereikat ha riferito a una Commissione delle Nazioni Unite a New York che un congelamento della colonizzazione e il rilascio dei prigionieri palestinesi non erano le condizioni per un ritorno ai negoziati, bensì piuttosto gli obblighi che Israele doveva soddisfare. 

“Non ci sono le condizioni per riprendere il negoziato,” ha dichiarato il capo negoziatore palestinese alla Commissione per il Diritto del Popolo Palestinese. “Non ci si illuda, stiamo facendo ogni sforzo possibile al fine di vedere che Mr. Kerry arriva in porto. Nessuno trae più vantaggi dal successo del Segretario Kerry dei palestinesi, e nessuno ne perde di più dal suo fallimento.” 

Sottolineando che la proverbiale palla è decisamente nel campo israeliano, il funzionario palestinese ha descritto la situazione nella Palestina occupata come “ un apartheid per eccellenza, addirittura peggiore di quello che c’era in Sud Africa.” 

Ha dichiarato pure che l’AP ha completato i preparativi per partecipare a una serie di organismi internazionali, tra cui il Tribunale Penale Internazionale, aggiungendo che, tuttavia, i palestinesi non si sarebbero comportati ancora una volta in modo tale di dare all’Amministrazione Obama un’altra possibilità di perseguire la pace in Palestina. 

Qualche settimana fa, hanno riferito che Kerry avrebbe lasciato intendere che il tempo della strategia della soluzione a due Stati sta volgendo al termine. Ha sostenuto che se le “parti” non avessero raggiunto un accordo entro un anno o un anno e mezzo, ci sarebbe la probabilità che la soluzione a due stati fosse da considerarsi finita per sempre. 

(tradotto da mariano mingarelli)