Testimonianza di un agente di polizia israeliano relativa al Giorno della Terra del 1976

AIC – Alternative Information Center
30.03.2013
http://www.alternativenews.org/english/index.php/politics/israeli-society/6205-testimony-of-israeli-police-officer-from-1976-land-day.html

 

Testimonianza di un agente di polizia israeliano relativa al Giorno della Terra del 1976. 

Sotto, l’Alternative Information Center riporta la traduzione della testimonianza fornita da un poliziotto che ha partecipato alla repressione israeliana del Giorno della Terra del 1976. L’ormai defunto settimanale di notizie in lingua ebraica Haolam Haze pubblicò questa testimonianza anonima, che viene qui riportata integralmente, il 7 aprile 1976. 
 

da Haolam Haze  

“La mia buona sorte andò a finire male (e lo testimonierà la mia fronte turgida) e venni assegnato alla forza di polizia incaricata di sedare i tumulti che erano scoppiati tra gli arabi della Galilea nel giorno che loro chiamano Giorno della Terra.

                   

Dopo la lettura degli articoli scritti dai giornalisti presenti sul posto, ciò che mi resta è solo sgravarmi del peso del vincolo che mi obbliga in quanto poliziotto e mettere a posto alcune cose.

Non sono di sinistra, ma il mio punto di vista su ciò che accadde in Galilea il 30 marzo (1976) quasi certamente sarà attribuito al blocco di sinistra in quanto tale blocco, secondo il mio cuore infranto, è quello con l’una visione imparziale.

Il 30 marzo alle ore 00:30, la mia compagnia venne convocata per una riunione informativa, sulla quale si librava l’odio per gli arabi, in cui si udirono espressioni che inducevano a violenza per violenza contro coloro che profanavano il nostro sonno. Quando arrivammo sul posto non venimmo accolti da sassate così le nostre ‘forze’ entrarono nel villaggio con i veicoli corazzati – un’associazione che mi riporta ai ricordi dei miei genitori durante il Mandato Britannico.


Vedendo il concreto dispiacere della gente del villaggio, gli agenti delle ‘forze’ cominciarono a ricorrere alla guerra con le mitragliatrici in loro possesso. La soddisfazione aleggiava su questi agenti, dato che non capita tutti i giorni di essere dei supereroi. E a superare se stessi furono un sergente e un responsabile alla logistica che dettero sfogo alla loro frustrazione con la procedura d’ufficio sparando sugli abitanti del villaggio terrorizzati; quest’ultimo ne colpì perfino due – uno dei quali morì successivamente a causa delle ferite.


Dopo che gli abitanti furono fuggiti per salvarsi la vita, l’unità entrò in alcuni degli appartamenti del villaggio e cominciò a sfogare la propria rabbia su tutte le cose della casa. Davanti ai miei occhi si presentò lo spettacolo in una televisione, di un giradischi, di immagini e di altro ancora che venivano infranti. Una tale vista non poteva che ricordarmi le poesie di Bialik e Tchernichovsky sulla furia contro gli ebrei alla fine del secolo scorso e agli inizi di questo.


Ciò che mi pervase più di ogni altra cosa fu l’odio tremendo contro gli arabi che si librava sulla maggior parte dei miei colleghi poliziotti , un odio che il 30 di marzo ha trovato solo una piccola manifestazione.


Dobbiamo rinunciare al nostro odio per i figli di Ismaele per giustificare e legittimare il nostro diritto a risiedere in questo paese.”


(tradotto da mariano mingarelli)