Israele: l'UNICEF non è antisemita.

Haaretz .com
10.03.13

http://www.haaretz.com/opinion/unicef-isn-t-anti-semitic.premium-1.508332

 

 

L'UNICEF non è anti-semita

L'UNICEF ha pubblicato un rapporto non meno duro, questa volta, per quanto riguarda il trattamento che Israele riserva ai bambini palestinesi. Ora, non è più possibile dire che è stato a causa di antisemitismo. 

di Gideon Levy  

È già stata vista qui con una scrollata di spalle, la relazione del Fondo delle Nazioni Unite per bambini che dichiara che i bambini palestinesi detenuti dalle Forze di Difesa israeliane sono soggetti a diffusi, sistematici maltrattamenti che violano il diritto internazionale. 
               

 

Ora non è più "la maggioranza automatica" alla Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e non è  il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite formato da coloro che “odiano Israele”. Ora è l'UNICEF – l’UNICEF ed è davvero tutta un'altra storia.

Il fondo delle Nazioni Unite per l’ emergenza internazionale dell’infanzia, come era originariamente conosciuta, è stata fondata nel 1946 su iniziativa di un ebreo polacco, pediatra e sopravvissuto all'Olocausto. Ed è diventata, nel corso degli anni, una organizzazione di fama mondiale.

Il suo nome appare sulle maglie dei giocatori di calcio del Barcellona - maglie che sono indossate anche da molti bambini israeliani. L'attaccante del Barcellona Lionel Messi è ambasciatore dell'organizzazione, così come il compagno giocatore di calcio David Beckham, la principessa Carolina di Monaco, l'attore britannico Sir Roger Moore, la musicista pop colombiana Shakira, e anche il nostro musicista David Broza e l’attrice Yona Elian. Questo è il club scelto per il jet set internazionale.

L'israeliano Zena Harman ha ricevuto un Nobel per la Pace per conto dell'organizzazione nel 1965. Più di un anno fa, il ministro dell'Istruzione Gideon Sa'ar ha organizzato una solenne cerimonia durante la quale Israele ha firmato la nuova Convenzione sui diritti del fanciullo proposta dall'organizzazione.

 

Quest'anno, è stato scelto  a far parte del comitato esecutivo dell'UNICEF per la prima volta in 40 anni un rappresentante israeliano, in quello che è stato descritto come un raro risultato diplomatico. Anche Judy Shalom Nir-Mozes ha svolto il compito di presidente onorario nella filiale israeliana dell’UNICEF.

 

 

 

L'UNICEF si occupa della tutela dei diritti dei bambini nel mondo, garantendo loro l'accesso all'acqua potabile, una corretta alimentazione, un’istruzione adeguata e simili. Di tanto in tanto, pubblica rapporti spaventosi sugli abusi sui bambini nei peggiori regimi e negli stati reietti del mondo.

 

Ora, l'UNICEF ha pubblicato un rapporto non meno duro, questa volta, per quanto riguarda il trattamento che Israele riserva ai bambini palestinesi. Ora, non è più possibile dire che è stato a causa dell’antisemitismo.

 

La foto delle mura del carcere israeliano di Ofer, in Cisgiordania, sulla copertina del rapporto, e l’immagine raffigurata nelle sue pagine, dovrebbe evocare terrore in ogni genitore israeliano. Circa 7.000 bambini palestinesi sono stati arrestati negli ultimi dieci anni, una media di 700 all'anno.

 

La relazione ha descritto il processo attraverso il quale ciò avviene generalmente: Una massiccia forza militare invade una casa nel cuore della notte e sveglia bruscamente i suoi occupanti. Dopo una ricerca violenta, che a volte include la distruzione dei mobili, il giovane sospetto è ammanettato, bendato e strappato alla sua famiglia scioccata e spaventata.

 

Il bambino viene caricato su una jeep e, di solito, costretto a sedersi sul pavimento del veicolo. Sulla strada per il centro di detenzione, il bambino, legato, è spesso colpito dai pugni e dai calci dei soldati.

 

Presso il centro per le indagini, il bambino aspetta ore, a volte anche un giorno intero, senza cibo né acqua e senza accesso ad un bagno. Il suo interrogatorio comprende minacce di morte e minacce sessuali dirette verso di lui e i suoi familiari e, talvolta, anche a violenze fisiche.

 

Non ci sono avvocati o membri della famiglia presenti quando un bambino è indagato, come richiesto dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, quello firmato in pompa magna presso l'ufficio del ministro dell'istruzione.

 

Prima della fine dei loro interrogatori, la maggior parte dei bambini ammette tutto ciò di cui è accusata - di solito lancio di sassi. Firmano confessioni scritte in ebraico, anche quando non hanno idea di ciò che queste "confessioni" dicono.

 

In seguito, il bambino viene inviato in isolamento per un periodo che a volte può durare fino a un mese. Essi sono trattati in un modo che è "crudele" e "disumano", secondo il rapporto dell'UNICEF.

 

Il bambino incontra per la prima il proprio avvocato al tribunale militare per i minorenni, e la sua custodia cautelare è suscettibile di essere estesa fino ad un periodo di 188 giorni, in violazione delle norme internazionali. In violazione della Convenzione sui diritti del fanciullo, in cui si afferma che la detenzione deve essere l'ultima risorsa, non vi è praticamente alcuna possibilità di rilascio su cauzione per i bambini accusati.

 

Poi la punizione arriva, ed è di solito draconiana. Due delle carceri in cui sono detenuti questi bambini si trovano all'interno di Israele, in violazione della Convenzione di Ginevra, che rende molto difficile per i familiari dei bambini far loro visita, anche in violazione della Convenzione sui diritti del fanciullo.

 

Il maltrattamento dei minori che entrano in contatto con il sistema di detenzione militare risulta essere molto diffuso, sistematico e istituzionalizzato. Resta inteso che in nessun altro paese i bambini sono sistematicamente giudicati da tribunali militari giovanili che, per definizione, non sono all'altezza di fornire le garanzie necessarie per assicurare il rispetto dei loro diritti, secondo il rapporto dell'UNICEF.

 

Tutto questo avviene in un paese dove i bambini sono considerati una fonte di gioia, in cui la preoccupazione per il loro benessere è la massima priorità. Tutto questo accade nel vostro paese, ad un’ora dalle camere da letto dei vostri figli.

 

 

 

(tradotto da barbara gagliardi

 

per l’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus)