Ayman Ameem Ahmad Nasser: prigioniero senza imputazione

Addameer – Prisoner Support and Human Rights Association
18.10.201
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Ayman Ameem Ahmad Nasser: prigioniero senza imputazione.


da Addameer

“Credo che ogni essere umano abbia delle opinioni e delle posizioni e se non viola la legge egli può pensare ed esprimere liberamente queste posizioni. Sono un difensore dei diritti umani che supporta i prigionieri palestinesi ed espongo le mie opinioni nei mezzi di pubblica informazione. Le mie idee non sono segrete, sono pubbliche e tutti le conoscono,” ha dichiarato Ayman Ameem Ahmad Nasser rivolgendosi al tribunale israeliano il 18 ottobre 2012.

[oggi, 13 novembre 2012, dopo 29 giorni è ancora in carcere, sottoposto a 20 ore continuative d’interrogatorio con le mani legate costantemente dietro la schiena.]
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Alle ore 1:00 del mattino del 15 ottobre, Forze di Occupazione Israeliane (IOF) in gran numero hanno fatto irruzione in casa di Ayman nel villaggio di Saffa, vicino a Ramallah. Il raid è durato circa un’ora e mezza, e durante tutto questo tempo le IOF hanno utilizzato cani addestrati per perquisire ogni stanza della casa e hanno sequestrato il computer e il cellulare di Ayman. 

Hanno ispezionato pure il computer dei figli requisendone alcune parti. Durante il raid, la moglie è stata trattenuta in una stanza a parte con due soldati israeliani che le puntavano le armi contro per tutta la durata della perquisizione. Alle 3:00 circa, Ayman è stato portato via dalle IOF ed attualmente si trova nel carcere di detenzione di Moskobiyyeh a Gerusalemme. 

La durata degli interrogatori è andata costantemente crescendo in lunghezza da un paio d’ore al giorno, il 15 e 16, a 10 ore, il 17 ottobre. La lunga durata degli interrogatori per Ayman è causa di un’immensa sofferenza, soprattutto alla schiena, dovuta a dolori preesistenti al dorso. 

Il dolore si è aggravato ulteriormente quando le mani gli sono state ammanettate dietro la schiena. A volte è stato bendato e portato nelle altre stanze per gli interrogatori dove gli sono state disposte davanti numerose foto. Dopo che aveva detto a quelli che lo interrogavano di non riconoscere nessuno, a parte sé stesso, è stato avvertito che se non avesse confessato sarebbe rimasto in prigione, anche in assenza di accuse contro di lui. 

Comparsa in tribunale 

Il 18 ottobre, Ayman è comparso in giudizio nel tribunale israeliano di Gerusalemme, dove l’accusa ha chiesto che il periodo di tempo per il suo interrogatorio venga prorogato di altri 15 giorni. Durante l’udienza in tribunale l’avvocato Mahmoud Hassan, messo a disposizione da Addameer, ha rivolto domande all’accusa riguardanti la mancata somministrazione ad Ayman da parte degli inquisitori delle sue medicine, in quanto questi riceve attualmente solo due dei cinque farmaci dei quali necessita ogni giorno. 

Durante la comparizione in tribunale Ayman ha affermato che l’obiettivo principale dell’interrogatorio era risultato essere il suo coinvolgimento nel Centro Handala, che è un centro educativo, artistico del suo villaggio, Saffa, e del quale è presidente. Ha sostenuto che il centro è del tutto trasparente ed è registrato presso l’Autorità Palestinese, nel pieno rispetto del diritto palestinese. 

Rivolgendosi alla Corte, Ayman ha detto di ritenere che “ogni essere umano abbia delle opinioni e delle posizioni e se non viola la legge egli può pensare ed esprimere liberamente queste posizioni. Sono un difensore dei diritti umani che supporta i prigionieri palestinesi ed espongo le mie opinioni nei mezzi di pubblica informazione. Le mie idee non sono segrete, sono pubbliche e tutti le conoscono.” 

Il giudice ha deliberato che, sulla base di “prove segrete” avrebbe esteso il periodo per interrogatorio di Ayman di altri sette giorni e ha trasmesso la situazione relativa ai farmaci al medico del centro di detenzione di Moskobiyyeh. Questo rinvio al medico è abbastanza preoccupante, com’è stato ben documentato da Addameer e da altre organizzazioni per i diritti umani, dato che il rifiuto di fornire farmaci o cure mediche viene utilizzato sistematicamente dai medici del Servizio Carcerario Israeliano (IPS) per fare pressione sui detenuti in conformità con le richieste dell’IPS.

Arresti precedenti 

Ayman ha già trascorso sei anni nelle carceri israeliane. E’ stato arrestato nel 1992 e poi rilasciato il 27 ottobre 1997. 

Formazione culturale e professionale di Ayman 

Al tempo della sua detenzione del 1992, ha ottenuto il diploma di scuola superiore. Tuttavia, dopo il suo rilascio ha completato gli studi con una laurea in Servizio Sociale. Nel 2010, ha conseguito un Master in Psicologia Sociale Educativa dall’Abu Dis University. 

Dal 2008, Ayman lavora con Addameer in un gruppo di documentazione come ricercatore e ha rappresentato Addameer in molte coalizioni locali per i diritti umani, tra cui la Coalizione Contro la Tortura e la Coalizione Contro la Pena di Morte. E’ rappresentante di Addameer anche nel Comitato per i Prigionieri Palestinesi, che comprende varie organizzazioni per i diritti umani, i rappresentanti del Ministero degli Affari per i Prigionieri e dei partiti politici che difendono i prigionieri politici palestinesi. 

Ayman ha prestato servizio come lettore part time all’Al Quds Open University dove insegna a studenti del corso di laurea in Servizio Sociale. 

E’ anche presidente e uno dei soci fondatori del Centro Handala di Saffa, che è stato istituito nel 1999. Questi è un centro educativo, artistico e sportivo che si basa sul principio del volontariato ed è al servizio di tutti gli abitanti di Saffa. 

Attualmente Ayman figura anche come candidato alle prossime elezioni locali a Saffa nella lista “United Saffa” che crede nella giustizia, nello sviluppo e nello stato di diritto. 

Condizioni di salute 

Ayman ha diversi problemi di salute: soffre di infiammazione al colon e di mal di schiena. Prima del suo arresto era soggetto alle cure di medici specialistici e ha bisogno continuamente di assistenza sanitaria. 

Famiglia 

Ayman è sposato da quasi vent’anni con la moglie Haleema. Hanno quattro figli: Ameen (13), Naji (11), Nadeem (8) e Mohammad (3). Secondo la moglie Haleema, i figli sono “in attesa di rivedere il loro padre, un padre che ha insegnato loro il significato della libertà e di come amare la vita”.

Ayman è un uomo molto istruito, un avido lettore con una vasta conoscenza sugli aspetti culturali, sociali e politici della vita. 

Ufficialmente “Difensori dei Diritti Umani” vengono definite quelle persone che lavorano pacificamente per uno o tutti i diritti sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Ayman rientra chiaramente in tale categoria, nel senso che le sue attività sono di natura pacifica e sono finalizzate alla promozione dei diritti umani. 

Addameer considera l’incarcerazione di Ayman una deliberata violazione dei suoi diritti fondamentali e della specifica protezione previste dal diritto internazionale per i difensori dei diritti umani, in particolare delle libertà di movimento, di espressione, di associazione e di riunione pacifica. 

Intervenite ora scrivendo al governo israeliano, alle autorità militari e giudiziarie per richiedere il rilascio immediato di Ayman Nasser.

(tradotto da mariano mingarelli)