Avremo sempre Parigi?

Gaza Gateway
13.09.2012
http://www.gazagateway.org/2012/09/will-we-always-have-paris/ 
 

Avremo sempre Parigi? 

Nell'aprile del 1994, i team di negoziazione israeliani e palestinesi si riunirono a Parigi per firmare uno degli allegati più importanti degli Accordi di Oslo - il Protocollo di Parigi, l'accordo che regola i rapporti economici tra Israele e l'Autorità Palestinese.
                            ramallah-night


Oggi, 18 anni dopo la firma del Protocollo, manifestazioni contro l'accordo si sono diffuse in tutta la Cisgiordania. Un palestinese della Striscia di Gaza si è dato fuoco e due palestinesi in Cisgiordania, hanno cercato di fare lo stesso in segno di protesta contro la situazione economica. È stato segnalato che il primo ministro palestinese Salam Fayyad ha preso in considerazione la possibilità di dimettersi e il Ministro dell'Autorità Palestinese per gli Affari civili Hussein a-Sheikh ha presentato una richiesta ufficiale a Israele affinché riveda il Protocollo di Parigi. In considerazione del dibattito, qui forniamo qualche informazione generale sul trattato e le sue implicazioni.

Il Protocollo di Parigi?


Il Protocollo definisce le relazioni economiche tra Israele e l'Autorità Palestinese. Fu firmato per un periodo transitorio di cinque anni e doveva essere attuato in modo graduale. Un alto funzionario del Ministero israeliano dell'Industria, del Commercio e del Lavoro ha detto a Gisha che il fatto che l'accordo dovesse rimanere in vigore per soli cinque anni contribuì a far firmare i negoziatori palestinesi: "Capirono che per fare progressi, dovevano accettare alcune cose molto pratiche. Era un accordo quinquennale così dissero 'facciamo il primo passo ".

Secondo il funzionario stesso: "In quel moment era l'accordo ottimale e palestinesi ci si tuffarono con tutto il cuore. Comunque, ci sono ancora persone che oggi credono che sia un buon accordo pur con qualche limitazione. Anche se altri pensano che non sia un buon accordo, sanno però che c'è una sorta di equilibrio".

Come è collegato il Protocollo alle proteste in Cisgiordania?

Secondo il Protocollo di Parigi, l'Autorità Palestinese deve pagare i prezzi della benzina e la tassa sul valore aggiunto (IVA) ad Israele. Perciò quando in Israele l'IVA è stata recentemente alzata dell'uno per cento, anche l'Autorità Palestinese ha aumentato la sua IVA dal 14,5% al ​​15,5%. Un alto funzionario palestinese ha detto al sito israeliano di notizie (in ebraico) Walla: "Non si può negare che noi siamo una parte dell'economia israeliana, se Israele aumenta il prezzo delle sigarette, i nostri prezzi delle sigarette salgono, se il prezzo del gas sale, così fa il nostro. Se le cose in Israele sono costose, sono costose anche qui ". Il funzionario ha anche creduto che l'aumento dell'IVA palestinese non facesse scalpore tra i palestinesi. Si sbagliava.

In risposta alle manifestazioni, l'Autorità Palestinese ha annunciato (in ebraico), che avrebbe tagliato i prezzi del carburante e del gas, ridotto l'IVA al 15% e pagato ai dipendenti dell'Autorità Palestinese 2.000 shekel degli stipendi di agosto, che devono essere ancora pagati. Non è chiaro se l'Autorità Palestinese ha raggiunto un nuovo accordo con Israele sul prezzo dei carburanti e l'IVA, ma le dichiarazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sembrano indicare che l'accordo è davvero cambiato (in ebraico): "Abbiamo fatto qualche modifica agli accordi fiscali. Stiamo facendo alcuni trasferimenti. Abbiamo anche aiutato i lavoratori palestinesi e pensato ad una serie di altre misure per aiutarli ".

Che cosa dice il protocollo?

Il protocollo regola il rapporto e l'interazione tra Israele e l'Autorità Palestinese in sei materie principali - dogana, tasse, lavoro, agricoltura, industria e turismo. Il Protocollo prevede, inoltre, che l'Autorità Palestinese istituisca un'autorità monetaria responsabile della regolamentazione e dell'attuazione di politiche economiche in questi settori. Vale la pena notare che, per varie ragioni, non tutte le decisioni incluse nell'accordo sono necessariamente in fase di attuazione ad oggi. Per esempio, Israele ha significativamente ridotto il numero di palestinesi che hanno il permesso di lavorare in Israele e negli insediamenti e quasi nessuna merce della Striscia di Gaza viene venduta in Cisgiordania e in Israele.

Dogane - Il Protocollo stabilisce un sistema doganale che è qualcosa tra un'unione doganale e una zona di libero scambio. Come previsto dagli Accordi di Oslo, Israele continua a controllare tutti i confini - il suo e quelli dell'Autorità Palestinese. Il sistema è stato progettato per consentire la libera circolazione delle merci tra Israele e l'Autorità Palestinese. Secondo l'accordo, tutte le merci che vengono importate all'interno del sistema deve rispettare le norme di importazione israeliane. L'esportazione non è sottoposta ad alcuna imposta o restrizione in quanto è il paese importatore che è responsabile del controllo sulla qualità dei prodotti che entrano nel suo territorio.

Imposte - Prima che il Protocollo di Parigi fosse firmato, l'amministrazione civile israeliana riscuoteva le tasse dei residenti nel territorio palestinese e spendeva questi soldi per loro. Le tasse doganali israeliane riscosse ai palestinesi, tuttavia, sono rimaste nella casse di Israele. Ai sensi del Protocollo di Parigi, i ricavi doganali dovevano essere trasferiti ai palestinesi mensilmente e l'Autorità Palestinese avrebbe potuto raccogliere le tasse direttamente dai residenti. Il Protocollo prevede, inoltre, che il tasso dell'IVA dell'Autorità Palestinese rimanesse simile a quello di Israele e non fosse più del due per cento in meno.

Lavoro - L'accordo prevede che entrambe le parti "avrebbe cercato di garantire il normale movimento" dei lavoratori tra l'Autorità Palestinese e Israele e che ciascuna parte abbia il diritto di stabilire le quote e criteri per l'ingresso dei lavoratori nel suo territorio. I palestinesi che lavorano in Israele avrebbero pagato l'assicurazione nazionale, e Israele avrebbe trasferito i fondi raccolti da questi lavoratori all'Autorità Palestinese una volta al mese.

Agricoltura - Il Protocollo di Parigi ha anche stabilito un singolo accordo fitosanitario (salute dei vegetali) per Israele e per l'Autorità Palestinese. Il Protocollo ha stabilito che i prodotti agricoli e animali palestinesi destinati alla vendita in Israele avrebbero dovuto rispettare le norme fitosanitarie israeliane. Vennero cancellate tutte le restrizioni che erano state messe sulla vendita di prodotti agricoli da parte dell'Autorità Palestinese in Israele con l'eccezione di sei tipi di prodotti. I prodotti di queste categorie sarebbero stati sottoposti a quote per quattro anni, dopo di che avrebbero potuto essere venduti liberamente in Israele.

Industria - Vengono annullate tutte le restrizioni israeliane imposte in materia di costruzione di fabbriche in seno all'Autorità Palestinese e sulle esportazioni industriali all'estero.

Turismo - L'accordo prevede l'istituzione di un'autorità del turismo palestinese responsabile della regolamentazione, le licenze, la classificazione e il controllo dell'industria del turismo, dei servizi e siti nei territori sotto il controllo dell'Autorità Palestinese.

Che dire di Gaza?

A seguito dell'attuazione del piano di disimpegno, il controllo di Hamas sulla Striscia di Gaza e lo sviluppo dell'economia dei tunnel, Israele ha cambiato il suo approccio a Gaza e alcuni dei componenti essenziali del protocollo sono diventati difficili o impossibili da realizzare. Oggi, anche se la Striscia di Gaza fa ancora formalmente parte del Protocollo di Parigi, per molti aspetti, l'accordo non è più applicato alla Striscia, soprattutto per quanto riguarda l'ingresso di merci e lavoratori da Gaza a Israele. Così, per esempio, le esportazioni di Gaza verso l'Europa attraverso Israele sono trascurabili, e, contrariamente a quanto dice l'accordo, Israele impedisce la vendita di prodotti fatti a Gaza in Cisgiordania e in Israele nel quadro della sua "politica di separazione". Il movimento di persone da e per la Striscia di Gaza è estremamente limitato e Israele non consente ai lavoratori palestinesi di Gaza l'ingresso nel suo territorio.

Tuttavia, continua una cooperazione significativa. Come indicato nel Protocollo, gli importatori di Gaza continuano a pagare ad Israele le tasse doganali, l'IVA e le tasse di acquisto (se necessario) per le merci che si importano attraverso Israele. Gli aumenti di prezzo in Israele interessano anche i prezzi nella Striscia di Gaza dal momento che molti dei beni che entrano a Gaza attraverso il valico di Kerem Shalom sono israeliani. Anche la frattura tra l'Autorità Palestinese e il governo di Hamas non è così completa come si potrebbe pensare. L'Autorità Palestinese continua a trasferire alcuni dei fondi fiscali raccolti da Israele alla Striscia di Gaza. 

(tradotto da barbara gagliardi)