Gerusalemme Est: Cinema al Quds molto più di Cinema Paradiso

Nena News
07.09.2012
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=22276&typeb=0&Gerusalemme-Est-Cinema-al-Quds-molto-piu-di-Cinema-Paradiso

Gerusalemme Est: Cinema al Quds, molto più di Cinema Paradiso

Costruito negli anni '50, chiuso durante la prima Intifada, ripreso in mano dall'associazione culturale Yabous, costa 6 milioni di dollari. Intervista con la direttrice Rania Elias.

di Ika Dano

Gerusalemme, 07 settembre 2012, Nena News - Il cinema Al-Quds è ancora in rodaggio ma il futuro dell'unica sala cinematografica palestinese degna di questo nome a Gerusalemme Est, resta promettente. Chiuso dopo lo scoppio dell'Intifada nel '87 come tutti gli altri cinema di Nablus, Ramallah e Jenin, ha riaperto i battenti grazie all'organizzazione culturale al-Yabous. Yabous era il nome iniziale dato dalla tribù cananita dei Gebusei al primo insediamento sorto nell'odierna Gerusalemme. Contrastare lo stravolgimento storico della zona araba di Gerusalemme, preservando l'identità culturale della popolazione palestinese è stata la motivazione che ha spinto Al Yabous a cimentarsi nel progetto di ristrutturazione e riapertura. La direttrice Rania Elias lo spiega a Nena News.
                          cinema al quds

 
Riaprire i battenti dopo 25 anni non deve essere stato facile. Come avete iniziato?

Come organizzazione Al-Yabous siamo impegnati nella programmazione di attività culturali a Gerusalemme dal 1996, quando abbiamo iniziato il primo Festival di Gerusalemme. Da allora, abbiamo organizzato più di 20 festival, e non solo di cinema, ma anche di teatro, dabka (la danza tradizionale palestinese, ndr), di musica e di letteratura. Aprire il Centro culturale Al-Yabous era il nostro sogno. Quando nel 2006 abbiamo affittato la struttura del vecchio cinema, ci siamo trovati davanti a uno scempio: l´infrastruttura era danneggiata, l'equipaggiamento tecnico e le poltrone distrutti e sommersi di rifiuti. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo lanciato una campagna di finanziamenti: finora abbiamo messo insieme 3 dei 6 milioni di dollari necessari per finire i lavori di ristrutturazione. Dello spazio originario abbiamo mantenuto la struttura portante, creando peró anche nuovi spazi: una sala concerti, il caffè Feiruz, una sala conferenze, e riducendo la sala cinema da 800 a 81 posti. Perché questo vuole essere un centro che dia spazio all'espressione culturale dei Palestinesi a Gerusalemme. Le case vengono distrutte, lo stato demografico della città è cambiato, l'immagine di Gerusalemme è stata completamente stravolta, non è rimasto nulla dell'identità storica della città. Tutto é stato travisato, ma almeno cerchiamo di mantenere la nostra identità culturale attraverso le attività che organizziamo.

A chi volete dare voce, con questo nuovo cinema?

Diamo spazio a tutti, sia artisti palestinesi di fama - che non hanno bisogno del nostro supporto ma ci onorano con la loro presenza sul nostro palco - ma allo stesso tempo vogliamo incoraggiare nuovi talenti, aiutare artisti agli esordi a trovare la loro strada. Alla cerimonia di apertura, per esempio, abbiamo invitato un giovane musicista ancora studente al Conservatorio Nazionale, mentre avremmo potuto portare qualcuno di famoso. Crediamo sia nostro compito incoraggiare i giovani. E il nostro programma si rivolge a diversi gruppi sociali: abbiamo contattato distributori esteri per affittare film commerciali di svago - tra l'altro carissimi, per noi, circa 3000 dollari a film. Ma trattiamo anche film a tema con lo scopo di educare: film per bambini, film sulla donna. Siamo parte di tre network nel mondo arabo e, attraverso queste, cerchiamo di focalizzarci su programmi speciali per bambini e scolari. Purtroppo, la produzione cinematografica araba per giovani è molto povera, cosa problematica perché chiaramente le referenze della produzione cinematografica occidentale sono diverse dalle nostre. I direttori arabi dovrebbero tenere conto di questa debolezza.

Non temete sia difficile riabituare i Palestinesi, dopo 25 anni, alla cultura del cinema?

Certo non è un compito facile, ma è importantissimo lavorarci su. Il cinema faceva parte della vita normale dei Palestinesi: prima dell'Occupazione si era soliti uscire, svagarsi, andare appunto al cinema. La cultura cinematografica non è mai mancata, con un ampio spettro di film egiziani, libanesi, ma anche occidentali. Purtroppo anni di chiusura, ristrettezze, pressioni politiche e discriminazioni che hanno deteriorato le condizioni socioeconomiche dei Palestinesi, hanno reso tutto molto più complicato. Ora, perché il Cinema Al Quds non sia solo rivolto alla classe benestante, organizziamo programmi con diverse scuole, andando da loro, spesso in zone emarginate di Gerusalemme, a presentare il nostro progetto ed invitando scolaresche e organizzazioni della società civile al cinema. Il nostro biglietto di ingresso, inoltre, è estremamente economico, con 10 shelkel (2 euro) accessibile a tutti. Crediamo che, poco a poco, Al Yabous possa dare un contributo importante alla vita culturale di Gerusalemme. Mentre altre città della Cisigiordania sono vive culturalmente - come Ramallah per esempio, che sta vivendo un boom culturale, o Hebron, ricca di centri culturali e anche Betlemme - Gerusalemme è sotto assedio. Tante organizzazioni si stanno spostando da Gerusalemme a Ramallah perché non ce la fanno a sostenere le pressioni politiche, tributarie e la difficile condizione di essere isolati dal resto della Cisigiordania.

Avete avuto problemi con le autorità israeliane  al momento della riapertura?

Le autorità israeliane ci sono venute a trovare e ci hanno lanciato un messaggio molto chiaro: se viene organizzato qualsiasi evento a carattere politico, siano conferenze o incontri di partito, il centro verrà chiuso immediatamente. Per tenere in piedi una struttura del genere ci si devono procurare documenti legali e permessi da ben cinque istituzioni di Gerusalemme: dal Comune, dalla polizia, dal ministero della salute, dalla protezione civile....e loro devono approvare ogni singola procedura, anche solo l'ampiezza delle porte. Abbiamo fatto tutto in regola. Questo è uno dei significati dell'Occupazione. Sottostiamo a regole ben precise, e iniziare qualsiasi attività senza tutti questi permessi vuol dire chiudere subito. I servizi segreti israeliani sono venuti più di una volta. Sono sicura che non sono felici di vedere uno spazio bello, ampio, pulito, con gente di tutte le età che partecipa. Non vogliono vedere vita, tra la popolazione di Gerusalemme Est. Vogliono uccidere la città, e non vogliono che la gente  possa godere di uno spazio di sollievo per continuare ad essere capaci di alimentare la speranza e avere l'energia per rimanere e non andarsene. Ci hanno detto chiaramente: "Anche se non siamo qui, c'è gente dei nostri che viene agli spettacoli". Un chiaro messaggio. A Gerusalemme non sai mai cosa c'è da aspettarsi.

Come giudica la situazione del cinema palestinese?

Buona. Spesso proiettiamo film di nuovi direttori palestinesi che non sono mai stati proiettati a Gerusalemme prima. E´vero che il cinema israeliano sta vivendo un boom a livello internazionale, ma non è giusto fare il paragone tra il cinema israeliano e quello palestinese. I direttori palestinesi sono confrontati con restrizioni e pressioni, e non godono del supporto finanziario istituzionale di cui invece godono i direttori israeliani. E nonostante ciò, ultimamente sono usciti anche film israeliani eccellenti sulla situazione palestinese. Credo che il cinema palestinese abbia la chance di crescere molto, e anche di diversificarsi. La produzione cinematografica palestinese, quella del '48 (all'interno dello Stato di Israele, dove vivono 1.2 milioni di Palestinesi Israeliani, ndr) che in Cisigiordania, è ancora molto incentrata sulle questioni politiche, sui check-point, sui massacri, su Jenin, Gaza. Questa è una delle cose che spero saremo in grado di superare: anche se viviamo questa realtà quotidianamente, credo dovremo cercare di uscire un pò da questo filone, e tematizzare maggiormente questioni sociali, senza fermarci solo e sempre sulle questioni politiche, così come ha saputo fare il cinema libanese. E´normale che la tematica politica sia preponderante, perché siamo sotto Occupazione. Ma sono convinta siano necessarie entrambe le cose:  film che documentino la nostra storia e si rivolgano sia al pubblico internazionale che ai nostri figli, alle generazioni future. Ma anche un altro cinema, che approcci diverse questioni sociali, che faccia passare un messaggio diverso. Non dobbiamo sempre piangere, e parlare ogni giorno della nostra misera condizione. Ciò di cui sono convinta, è che questo spazio è un vero e proprio bisogno a Gerusalemme Est. La cultura deve essere tenuta in vita, dobbiamo continuare ad organizzare attività culturali. Perché se tra un anno, o forse 20 o 100, quando avremo il nostro Stato palestinese indipendente con Gerusalemme Est come capitale, se inizieremo a pensare solo allora alla cultura e alla nostra identità, sarà troppo tardi.