Avversione sionista per la città palestinese: l'apartheid è antieconomico

AIC – Alternative Information Center
31.07.2012
http://www.alternativenews.org/english/index.php/news/opinion/4937-zionist-loathing-of-the-palestinian-city-apartheid-is-costly.html

 

Avversione sionista per la città palestinese: l’Apartheid è antieconomico. 

di Eli Aminov 

Il processo di de-urbanizzazione della società palestinese rappresenta l’espressione più profonda della Naqba. “All’improvviso” è risultato evidente che l’economia israeliana perde ogni anno circa 20 miliardi di NIS [shekel] a causa del fatto che le donne palestinesi, cittadine di Israele, non fanno parte della forza lavoro. La loro disoccupazione forzata, finalizzata al rafforzamento della passione del regime per la segregazione e il gusto della privatizzazione, si riflette come un boomerang contro coloro che applicano tale politiche.
                             city of nazareth
                                                             la città di Nazareth

 

Nel quotidiano Haaretz dell’11 luglio 2012, un articolo di Eli Ashkenazi inizia con queste parole: “la città di Nazareth Illit appoggia la realizzazione di una strada che parte dal raccordo Golani, il cui scopo è quello di scavalcare da est il villaggio di Kana. La strada, che sarà fatta soprattutto su terre demaniali e in parte su terreni confiscati ai residenti arabi delle località della zona, non è destinata a collegarsi con Kana. Il Ministero dei Trasporti ha accondisceso alla richiesta di Nazareth Illit e incoraggia il piano, ma dichiara che non è stato ancora deciso se la strada si connetterà al villaggio. Il ministero ha ordinato la promozione di una procedura che darà validità giuridica al piano. Shimon Gaspo, sindaco di Nazareth Illit, ha affermato che “ non ci sarà alcuna diramazione che la colleghi a Kfar Kana” e ha aggiunto che “il ministro dei trasporti è un grande sostenitore di questa strada.” 

Il motivo dell’eccitazione del sindaco di Nazareth Illit e del ministro dei trasporti è del tutto evidente. Essi proseguono nell’attuazione del piano di “ebraicizzare” la Galilea. A tal fine, non è assolutamente necessario portare degli ebrei dal centro al nord, basta trasformare gli abitanti originari della Galilea in esseri invisibili. “Le strade di collegamento” destinate ai soli ebrei (by-pass road), si snodano su tutta la Palestina storica e raffigurano l’esteriorizzazione delle politiche di Apartheid praticate da Israele fin dalla sua fondazione. Oltre al loro scopo, quello di essere uno strumento di separazione etnica, queste strade sono un mezzo per la de-urbanizzazione della società palestinese, un processo che continua dall’inizio del 1948. Tale sviluppo rappresenta ai miei occhi l’essenza più profonda della Naqba. 

Un esempio di tale politica è, in Galilea, la Nazareth By-pass Road. Questa strada – del costo di 30 milioni di NIS – è stata inaugurata nei primi anni che sono seguiti agli Accordi di Oslo. La sua costruzione è stata la naturale continuazione del tentativo del regime israeliano di istituire un sistema di strade di collegamento nella West Bank, come parte del modello coloniale di scorrimento che, nei territori occupati dopo il 1967, fosse accorpato nella “Vecchia Israele” dei confini del 1948. La costruzione di questa strada ha raggiunto infatti il suo scopo: quello di provocare dei gravi danni all’unica città araba in Israele. Gli autobus per l’alta Galilea hanno smesso di passare per Nazareth. Il calo del trasporto pubblico, che è stato pianificato in anticipo, è servito come scusa per trasferire le istituzioni governative da Nazareth a Nazareth Illit. 

Una lista parziale delle istituzioni e degli uffici che sono stati rimossi da Nazareth comprende tra gli altri l’Ufficio del Registro Fondiario, l’Amministrazione delle Terre di Israele, il Ministero dell’Interno, il Ministero dell’Istruzione e della Cultura, il tribunale e il Servizio di Collocamento. La maggior parte di questi uffici erano situati a Nazareth fin da quando questa era diventata una città distrettuale della Palestina ottomana. La loro rimozione da Nazareth rappresenta un esproprio premeditato delle indiscutibili caratteristiche urbane della città, attuato tramite lo sviluppo e l’approfondimento del processo di de-urbanizzazione che è iniziato nel 1948. 

La nuova tangenziale di Nazareth sarà collegata, come previsto, a un’altra strada dell’apartheid che si collega solo a località ebraiche, compresi villaggi di piccolissime dimensioni (Mitzpe), ciascuno dei quali ha una popolazione inferiore alle 100 famiglie, mentre non prende in considerazione ed espropria i vantaggi derivanti dal trasporto pubblico ai centri israeliani di popolazione invisibile delle località arabe di Sahnin e Dir Hana, i cui abitanti nel complesso sono più di 60.000 . 

La paralisi dei collegamenti tramite mezzi di trasporto pubblico tra la città e i villaggi arabi - compreso il più grande tra loro che ha acquisito il titolo di “città”, mentre di fatto si tratta solo di villaggi in soprappeso – aumenta l’asfisia e il declino di queste città, accresce i livelli di disoccupazione – in primo luogo delle donne – e nei villaggi fornisce un supporto sostanziale alle forze tradizionali e patriarcali. Niente di tutto ciò è dovuta al caso. Il rafforzamento delle hamule nella società araba allo scopo di fondare su di esse il dominio su tutta la popolazione araba, è una politica di Israele ben radicata fin dai primi giorni dello Stato e che viene gestita, supervisionata e incoraggiata da tutti quegli israeliani “esperti in questioni arabe” che da decenni ormai si rimpallano tra il mondo accademico e i Servivi di Sicurezza Generale. 

Lo spostamento del trasporto pubblico lontano da Nazareth e lo svuotamento del contenuto urbano della città ha comportato effettivamente gravi conseguenze consistenti nel regresso sociale e di genere. E’ opportuno citare qui, in modo esteso, un brano tratto dalla ricerca del Dr. Manar Hassan (2009, Tel Aviv University): 

Questo spostamento ha comportato una cessazione quasi completa del regolare trasporto pubblico che collega il villaggio palestinese della regione alle città (ebraiche) del centro, portando in tal modo all’isolamento del primo. Questo fatto ha avuto un impatto determinante nelle relazioni di genere e sulla situazione delle donne provenienti da determinati settori. Il fatto che la situazione economica delle donne palestinesi cittadine di Israele sia la più bassa se confrontata con quella degli altri gruppi di genere in Israele (donne ebree, uomini palestinesi e uomini ebrei), riduce la possibilità per numerose donne palestinesi nei confronti di un gruppo di uomini della stessa società (e in generale) di procurarsi un’auto privata…Una interruzione del trasporto pubblico….sulla scia della costruzione proprio di quelle by-pass road, ha determinato il deterioramento della situazione delle donne che non possiedono un’auto. Questo peggioramento è dovuto sia all’aumento della loro dipendenza da familiari e parenti con patente di guida e auto (marito, fratello, padre o figlio)…che in molti casi ha portato alla reclusione di queste donne tra le quattro mura delle loro abitazioni. 

Analoghe conclusioni sono state raggiunte dal ricercatore Alias Wafa, un ingegnere dei trasporti i cui risultati della ricerca che, all’inizio, aveva lo scopo di esaminare l’impatto delle by-pass road sullo sviluppo delle città, incidenti e altro ancora, hanno messo in evidenza che la “costruzione delle tangenziali (by-pass road) ha condizionato in modo particolarmente negativo un folto gruppo di donne palestinesi…la cui vita è peggiorata a causa della disconnessione delle loro città, e quindi per il loro isolamento e la loro segregazione in casa. Nei “diari di viaggio”, che agli abitanti di Majd al Krum, Rama e Shefa Amr è stato chiesto di compilare, vediamo che il 32% delle donne di età compresa tra i 20 e i 50 anni (83% delle quali coniugate e il 69% senza patente di guida) non lasciano le loro case per un’intera settimana di lavoro. 

Il Dr. Manar Hassan osserva che un ulteriore processo di de-urbanizzazione che continua a influenzare la città di Nazareth, insieme a tutta la società palestinese in Israele, consiste nella quasi totale assenza di immigrazione dal villaggio alla città, e, nel caso di Nazareth, dai villaggi del circondario. Il processo di migrazione di massa dal villaggio alla città che si è verificato durante il periodo del Mandato Britannico e ha accompagnato il processo di urbanizzazione e il fiorire delle città, in particolar modo di quelle tra loro centrali, si è concluso nel 1948 con l’avvento della catastrofe e la successiva eliminazione delle città. La confisca delle terre di Nazareth e il loro trasferimento alla città ebraica di Nazareth Illit ha limitato considerevolmente la possibilità di espansione della città e la capacità di assorbimento di immigrati. Al contrario, si sta verificando la migrazione da Nazareth ad altri villaggi e perfino a Nazareth Illit. 

La maggioranza dei cittadini ebrei di Israele non sono affatto interessati a questi processi, che sembrano loro necessari in quanto determinati dalla definizione di Israele come stato ebraico. Le implicazioni pratiche di questa politica, comunque, condivise da tutti i governi di Israele, di recente sono divenute evidenti. “Improvvisamente” è risultato chiaro che l’economia israeliana perde ogni anno circa 20 miliardi di NIS a causa del fatto che le donne palestinesi, cittadine di Israele, non fanno parte della forza lavoro. La loro disoccupazione forzata, finalizzata al rafforzamento della passione del regime per la segregazione e il gusto della privatizzazione, si riflette come un boomerang contro coloro che applicano tale politiche. Le lamentele ipocrite del ministro delle finanze Steinitz e del suo maestro Netanyahu descrivono effettivamente una situazione reale – ma questa è proprio la realtà che, per anni, loro e i loro predecessori a fatica si sono adoperati di creare. Le loro meste dichiarazioni di stupore per le miserabili condizioni delle donne arabe, devono essere considerate equivalenti alle parole del mago a una festa di bambini, che mostra sorpresa del coniglio nel suo cappello, come se non l’avesse mai visto. 

Questo ci riporta alla by-pass road progettata per oltrepassare il villaggio di Kana, all’apparenza un fatto locale che incarna tutta la storia dello stato sionista verso i membri della iniziale nazione della Palestina e, in primo luogo, l’atteggiamento del sionismo nei confronti della città araba. Naturalmente, anche in questo caso si può trovare la scusa della sicurezza, che figura come l’immutabile foglia di fico per nascondere la nudità dell’apartheid. 

Il sindaco di Nazareth Illit, Mr. Gaspo, battezza la costruzione della strada dell’apartheid “un tema esistenziale per gli abitanti di Nazareth Illit.” 

“La strada è importante da un punto di vista strategico”, spiega Gaspo. “Domani può essere eliminato uno sceicco (nella West Bank o nella Striscia di Gaza – Entità Autonoma) e la strada rimarrà aperta. Ogni volta che c’è un omicidio mirato, c’è sempre una manifestazione dell’uno o dell’altro. Non credo che Nazareth Illit dovrebbe rimanere bloccata tutte le volte che c’è questo o quel giorno della terra.” 

Nel 2010, a seguito della manifestazione per ricordare i dieci anni trascorsi dai fatti dell’ottobre del 2000 verificatisi a Kfar Kana, Gaspo scrisse che “dal nostro punto di vista la realizzazione della strada è una questione esistenziale che influisce direttamente sulla routine quotidiana e la qualità della vita di 50.000 persone. Ci si può immaginare che Nazareth Illit, la capitale della Galilea, verrà assediata ogni qual volta gli abitanti della vicina Kfar Kana decideranno, e questo capita di giorno e di notte, di fare una manifestazione per le strade? L’insopportabile dipendenza dei residenti di Nazareth Illit dall’uso quotidiano della strada interna per Kfar Kana non è solo un problema per la qualità della vita, ma a volte è anche un pericolo per la vita umana”. 

Gaspo non è una voce fuori dal coro. Politicanti ebrei sia a livello comunale che di partito si esprimono regolarmente sulle questioni connesse ai cittadini palestinesi e con l’arroganza dei governanti della terra, quasi fossero i rappresentanti della modernità e della logica, e scaricano sui palestinesi la responsabilità dei loro disagi. Tuttavia, la sicurezza “esistenziale” e gli altri obiettivi strategici non sono altro che una foglia di fico per coprire la reale strategia di oppressione e segregazione che continua fin dal momento della fondazione dello Stato di Israele. 

A differenza del Sud Africa, che pure era uno stato di apartheid, ma più aperto al proposito, Israele non ha le vaste risorse naturali che hanno reso possibile per tanti anni la politica di segregazione del Sud Africa. Le sole risorse “naturali” sulle quali Israele può fare affidamento per il suo sviluppo sono le persone che vivono qui, vale a dire la loro capacità di diventare un popolo che produce. Ecco che ci si rende conto che la strategia sionista che esclude la popolazione araba e che espropria e marginalizza la gente si trasforma in un danno materiale per l’economia, per lo sviluppo dello stato e alla fin fine è di detrimento ai privilegiati cittadini ebrei, e tutto ciò senza parlare dell’aspetto morale. E’ poco probabile che lo stato ebraico abbia la possibilità o sia in grado di attuare un serio cambiamento di tale politica. La sua storia e le inclinazioni politiche che si sono sviluppate mostrano la tendenza ad accentuare l’apartheid, non a eliminarlo. Pertanto, la previsione più logica riguardante l’esistenza di Israele è il suo declino a livello di un paese del terzo mondo. 

Questo è il primo articolo sull’avversione sionista per la città palestinese 

Eli Aminov è stato un membro della ex Lega Comunista Rivoluzionaria (Matzpen) ed è fondatore del Comitato per uno Stato Laico Democratico. 

(tradotto da mariano mingarelli)