La kermesse e l''antikermesse dell'ipocrisia.

Palestina Rossa
22.08.2012
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La kermesse e l'antikermesse dell'ipocrisia

da Redazione PalestinaRossa

Che la maggior parte delle comunità ebraiche italiane siano sempre pronte a difendere a spada tratta lo stato di Israele è ormai evidente, così come sono sempre pronte a creare confusione e a diffondere menzogna sulle malefatte sioniste, certe del potere loro conferito dalla storia recente e consolidato nei decenni.

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E ancora si sa che, come in qualsiasi manifestazione che si proponga, le comunità ebraiche ormai sono pronte a benedire o meno questa o quell'altra iniziativa, e in questo caso lo hanno fatto con il festival della cultura palestinese che si terrà a Milano nei primi giorni di ottobre, dalla comunità ebraica accolto con simpatia, perché a loro dire non intaccherà alcun tipo di interesse sionista. Tutto ciò si sapeva, ma non era ancora evidente il livello e la capacità trasversale dell'influenza che questi soggetti svolgono su qualsiasi organo politico o culturale. 

 

Così, mostrando un sorriso a 36 denti gli esponenti della comunità ebraica lombarda si sono detti favorevoli all'iniziativa e hanno quasi chiesto di essere invitati, perché questi "sono momenti che possono avvicinare i due popoli". Le parole non sono mai scelte a caso, soprattutto da chi usa il potere mediatico come una delle armi più efficaci: naturalmente, l'iniziativa è stata messa a confronto con la kermesse "Unespected Israel" svoltasi a Milano poco più di un anno fa e, come giustamente riportato, contestata. Si parla di eventi culturali, che dovrebbero trascendere dalla politica. Ebbene, ci sarebbe da chiedersi dove sta il confine tra cultura e politica, e ancora di più per Israele quale sia la differenza tra la politica di apartheid e le menzogne diffuse tramite la cultura per reggere questa grave condizione coloniale. Giungere nel capoluogo lombardo e mostrare un Israele attraente, democratico, accogliente non è politica? Non è menzogna culturale? Presentare Gerusalemme, una città occupata in cui quotidianamente avviene l'esproprio di case arabe per far posto ai sionisti non è politica, e anche tra le più indegne? 

Perché allora affrettarsi a presentare l'iniziativa del prossimo ottobre come culturale ed affrettarsi a dire che tale deve rimanere? La resistenza palestinese fa parte della cultura di un popolo che da più di sessant'anni subisce la colonizzazione della propria terra - che assume la forma della pulizia etnica -, la cancellazione della propria memoria culturale e la violazione dei più basilari diritti umani. Questa è la cultura palestinese, insieme a tutti quegli altri elementi, la musica, la poesia, la danza (che restano l'espressione della resistenza ad un'occupazione), che gli stessi sionisti pronti a mostrarsi tolleranti e ben disposti verso l'altro, cercano di cancellare. 

Ma i menzogneri ci sono, va da sé, anche tra le file della politica nostrana: dinnanzi alla spesa prevista dal comune per organizzare l'evento, PDL e Lega Nord con la solita demagogia che li contraddistingue si sono affrettati ad urlare allo scandalo, perché con gli stessi soldi, 120mila €, "avrebbero sistemato per un anno una trentina di padri separati sulla soglia della povertà"; secondo Salvini, quindi, sarebbe uno sperpero usare tale cifra per invitare cantanti, artisti o poeti della cultura palestinese. Ma vanno bene i soldi spesi realmente a danno della popolazione, quelli destinati alla militarizzazione della Val Susa (che costa allo stato circa 90mila € al giorno), alle guerre in cui l'Italia è coinvolta con mezzi e soldati, all'acquisto spasmodico e sempre più feroce di armamenti, etc. Secondo il segretario lombardo della Lega quelli invece sarebbero soldi dati ad un circolo ricreativo di sinistra per la Palestina: parole di chi ignora completamente i fatti - proprio la sinistra radicale è stata allontanata dall'organizzazione dell'evento perché troppo orientata all'aspetto di denuncia dei soprusi sionisti e a promuovere il boicottaggio di Israele - e parla a sproposito, non riuscendo a capire che qui non esiste essere pro qualcuno (non si può cioè parlare di "questione palestinese" senza una politica di intervento sulla causa che determina tale questione) ma contro le politiche discriminatorie di stampo razziale, guerrafondaie e totalitariste che attua lo stato sionista, modelli che la vera politica di sinistra dovrebbe contrastare. Tipica reazione del burattino cui i padroni tirano a piacimento i fili... 

In questa kermesse di ipocrisie, falsità e menzogne, insomma, l'organizzazione del festival della cultura palestinese va avanti, nella speranza che molte persone - magari ascoltando una poesia o assistendo ad un dibattito - si avvicinino alla causa palestinese, e altrettanti ebrei prendano le distanze da quella vile classe dirigente che li rappresenta indegnamente nel nostro paese. La speranza è che sempre più persone si rendano conto dell'ingiustizia subita dalla Palestina e si uniscano per rompere il velo di mistificazione che Israele ha posto sulle nostre teste, offuscando la verità. 

Perché l'ingiustizia subita dai palestinesi, è un'ingiustizia subita da tutti, ebrei inclusi.