Tunisia: l'ora del salafismo e del Jihad (1° parte)

 

Nena News
23.08.2012

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Tunisia, l'ora del salafismo e del jihad (prima parte)

In due puntate la storia del salafismo e del jihadismo in Tunisia. Lo sviluppo di idee e movimenti in un paese che appariva distante dall'estremismo religioso

di Fabio Merone e Francesco Cavatorta

Tunisi, 23 agosto 2012, Nena News - Il 27 luglio Halima Khaldi, presidentessa dell'"associazione dei prigionieri tunisini detenuti in Irak", conferma la notizia che era circolata in giornata: due dei prigionieri sono finalmente tornati in Tunisia dall'Iraq. Almeno altri due sono attesi (tra cui Abdallah Habib Abdallah le cui condizioni di salute sono molto gravi), dopo l'amnistia del 27 giugno 2012 da parte del governo iracheno. 
                                         jihad e salafismo


La questione dei prigionieri tunisini in Irak, che é diventata di attualità dopo l'esecuzione del giovane combattente Yosri Trigui il 16 novembre 2011, porta all'attenzione dell'opinione pubblica l'esistenza di un jihad in salsa tunisino. Riportiamo di seguito il racconto del padre del ragazzo- qualche mese prima di essere sentenziato - davanti ad un pubblico di jihadisti:" Yosri Trigui era un ragazzo dall'adolescenza ordinaria... Esausto di osservare impotente le immagini dei palestinesi ammazzati (inizio della seconda Intifada, nda) e le atrocità americane in Irak (invasione americana 2003, nda); decide a 19 anni di partire per l'Irak, senza consultare nessuno...

Tra il 2003 e il 2006 la cosa la teniamo segreta. Nessuno lo sapeva, soltanto io e la madre. Nel 2006 abbiamo avuto notizia, dai canali satellitari internazionali, che un certo Abou Qodama Ettunsi era stato imprigionato, ed io sapevo che si trattava di mio figlio. E' stato incolpato di aver dinamitato il mausoleo sciita di Samarra; di aver assassinato la giornalista Atouar Bahjat, ed aver ammazzato centinaia di americani e iracheni... E' stato arrestato e trattenuto dagli americani dal 2003 al 2006; nel 2009 é stato consegnato agli iracheni. Nel dicembre 2006 é stato condannato alla pena di morte mentre era nella sala operatoria. Gli americani non hanno eseguito la pena di morte: nel 2008 hanno rivisto il processo e l'hanno trovato innocente di tutte le accuse precedenti...Nel 2010 gli iracheni l'hanno nuovamente processato e condannato a morte, in un processo ingiusto e senza difesa o assistenza alcuna. Mio figlio,é vero... non é colpevole di tutte le accuse che gli hanno fatto: ma é vero che ha ucciso decine di americani (applausi....). Mio figlio, e quelli come lui, hanno sorpreso il governo americano, al punto da far accorrere Powell in fretta e furia in Tunisia per far approvare il decreto antiterrorismo del 2003. Vi dico una cosa: mio figlio non ha fatto niente, in confronto a quanti sono caduti martiri (gli altri tunisini, nda) a Fallouja I e II...E questo é quello che mi ha detto Yosri: di tunisini, di suoi compagni che sono stati trattenuti nella prigione di Abou Ghraib, assaltando gli americani, uccidendone decine...mio figlio non ha fatto niente di eccezionale a confronto di questi compatrioti...mio figlio non ha fatto niente a confronto dei suoi compatrioti che hanno attaccato un'intera base americana... ". Le spoglie di Yosri Trigui sono arrivate a Tunisi il 23 novembre 2011:il 24 si é svolto il funerale a Sfax in presenza di una folla di circa un migliaio di jihadisti, di cui é divenuto il martire simbolo.

Da dove nasce il jihadismo tunisino e che conseguenze puo' avere sull'evoluzione del paese in piena fase di transizione postrivoluzionaria? Non vi é dubbio che i movimenti salafiti radicali, tra cui i jihadisti, godono nella Tunisia del dopo 14 gennaio, di un'eccezionale libertà. In Tunisia oggi si può inneggiare Bin Laden davanti un' ambasciata straniera e commentare con la massima naturalezza l'ultimo messaggio di al-Zahwari (nuovo capo di al-Qaeda dopo l'uccisione di Bin Laden) contro il governo "ipocrita" guidato dal Nahdha. La maggioranza al governo forse eccede nella sua tolleranza, anche se in buona fede credendo di risolvere il problema attraverso il dialogo e l'istituzionalizzazione politica del fenomeno salafita, come confermato direttamente da alti esponenti del Nahdha in numerose dichiarazioni pubbliche e private.

Il fronte islamico tunisino

Il jihadismo tunisino nasce nella seconda metà degli anni ottanta, fortemente condizionato dall'evoluzione del FIS algerino. Un' ala radicale del movimento, che si stacca dall'MTI (Movimento della Tendenza Islamica, predecessore del Nahdha), fonda nel 1988 il Fronte Islamico Tunisino, organizzazione che si ispira a quella algerina. Mohammad Ali Hurath, Abdallah al Haji, Mohammad Khoujia e Mongi al-Hachmi costituiscono il gruppo fondatore (le principali cellule sono a Sfax e a Tunisi). Il gruppo si limita ad azioni di poca importanza ed impatto ed ha un'esistenza effimera. Una parte dei suoi militanti riesce a dileguarsi e si rifugia a Peshawar, il quartier generale del jihad afghano.

Gli americani inseriscono l'organizzazione nella loro speciale lista delle organizzazioni terroriste ostili. Mentre alcuni di loro partecipano al jihad in Afghanistan, Ali Hurath si stabilisce a Londra dopo un lungo peregrinaggio attraversando l'Algeria, il Pakistan, la Yugoslavia e la Germania (altri 200 membri del gruppo si sparpagliano fra vari paesi europei). In Inghilterra si fa notare per le sue prediche dal canale religioso in inglese "Islam Channel", e viene accusato dalle autorità di incitamento al fanatismo religioso.

Dopo la caduta di Ben Ali, Hurath entra in colloqui con l'ambasciatore tunisino a Londra per studiare la possibilità di trasformare il fronte in partito politico legale; e dichiara ai giornalisti che un centinaio di militanti sono scappati dalle prigioni nella confusione generale del postrivoluzione e che sono sparsi per le città della repubblica. Il partito viene effettivamente legalizzato un anno dopo, il 29 marzo 2012, con il nome "Partito della riforma". La presentazione al pubblico, il 12 maggio al palazzo dei congressi di Tunisi, si svolge alla presenza di sceicchi e di Rached Ghannouchi. Il presidente del primo partito salafita legalizzato é Mohamed Khouja, anch'egli del gruppo storico del fronte degli anni ottanta.

Incubazione del salafismo jihadista

Ma i jihadisti tunisini di oggi non sono direttamente questi: rivendicano un'eredità diversa, che si forma all'ombra del mito del jihad internazionale contro gli americani. La salafizzazione della scena islamica - che prende il testimone di un islamismo che tra la fine degli anni novanta ed il decennio duemila si é "imborghesito" - si costruisce intorno alla frustrazione scatenata dalla seconda Intifada palestinese e dalla seconda guerra in Irak. Gli osservatori che avevano predetto l'aprirsi di un ampio fronte jihadista in Mesopotamia, avevano avuto ragione: la storia del giovane tunisino Yosri Trigui, di cui abbiamo riportato la testimonianza del padre, é esemplare. L'importanza del fenomeno a livello interarabo é tale da aver occupato buona parte delle discussioni del primo summit della lega araba dopo l'inizio della primavera araba a Baghdad (27 marzo 2012).

Nel 1994-6 l'Afghanistan era finito nelle mani talebane ed il gruppo degli arabi trova, nella seconda metà del decennio, un tranquillo rifugio per pianificare le sue azioni. In questi anni i teatri di battaglia più sponsorizzati sono quello bosniaco (che si salda con un fallimento poiché la società locale non é recettiva) e soprattutto quello ceceno, in cui emerge un nuovo Che Guevara del jihad, il leone dell'Islam: Samir Salah Abdullah Al-Suwailem, più noto con il nome di Emiro Khittab. Secondo Sami Ibraham quest'ultimo é il personaggio più romantico e esemplare dell'eroe rivoluzionario che lascia la sua terra di origine per liberare le terre dell'islam occupate. Il gruppo degli arabi si fa notare in Afghanistan durante l'assedio di Kabul da parte delle truppe di Massoud e poi nella sua uccisione.

E' il massimo momento di gloria e il gruppo tunisino ne vorrebbe approfittare per costituirsi come cellula autonoma, alla maniera dei libici e degli algerini. Ma non c'é tempo perché arriva l'invasione americana del dicembre 2001. La nuova guerra al terrore lanciata dall'amministrazione Bush in risposta all'attacco dell'11 settembre sposta il fronte dall'Afghanistan all'Irak, ed i jihadisti tunisini incominciano a pensare di creare una propria logistica nel paese di origine. L'architetto di questa operazione si chiama Lassaad Sessi, un tunisino residente da anni a Milano, in Italia. Il giovane si era convertito alle idee radicali frequentando una moschea salafita e nel 2001 si era recato in Algeria nei campi di addestramento del gruppo "predicazione e combattimento" (GSPC), per esercitarsi all'uso delle armi. La polizia tunisina lo processa in contumacia nel 2002 condannandolo a 22 anni di reclusione.

Secondo l'intelligence del paese maghrebino, avrebbe partecipato al Jihad in Cecenia e in Afghanistan ma Nadhif smentisce questa tesi.Complice di quest'ultimo era Bachir Zyed, un altro "milanese": entrambi si legano strettamente al gruppo algerino, facendo ritenere agli inquirenti che i due appartenessero ad al-Qaeda; ma altri smentiscono, ritenendo che i giovani si riferiscano piuttosto all'esperienza del fronte islamico tunisino di cui abbiamo parlato (Abdallah el Haji, uno del gruppo storico del fronte, viene arrestato dalle autorità pakistane a Peshawar e consegnato alle autorità americane. Trascorre 5 anni a Guantnamo, 2002-2007 , finché viene consegnato alle autorità tunisine). Nell'aprile del 2006 la polizia annuncia che un gruppo armato di khalachnikov ha attraversato la frontiera tra l'Algeria e la Tunisia. C'é uno scontro a fuoco; ce n'é un secondo presso Sbitla (nord-ovest del paese). I rimanenti quattro del gruppo, Lassaad Sessi, Zahyr Azziaabi, Mohamed Hedi bin Khalif, il mauritano Mohammad Qamem (detto Shukri) si disperdono tra Tunisi e Sidi Bouzid. Dei due mancanti, uno rimane ucciso nello scontro a fuoco, l'altro viene arrestato.

Il capo del gruppo Lasaad Sessi riesce a reclutare facilmente giovani salafiti tra Sousse, Tunisi e Sidi Bouzid, e li struttura in gruppetti coordinati tra di loro. E' sorprendente la facilità con cui cio' avviene. La Tunisia già nel 2006 é terreno fertile per il salafismo e cio' rende possibile la costituzione di un gruppo che prende il nome di "Jund Assad ibn el-Furat", che é il predecessore dell'attuale gruppo jihadista "Ansar Ash-sharia", comparso dopo la rivoluzione. Questo primo tentativo fallisce, ma il gruppo é potuto restare per mesi in azione ed ha reso operativo un campo di addestramento nella periferia di Hammam Linf (ad una cinquantina di chilometri dalla capitale). Ci aiuta a capire parzialmente l'identità di questi giovani un rapporto dell'"associazione internazionale di protezione dei prigionieri politici" che ha analizzato un campione di 1208 detenuti politici sui 2000 stimati vittime della legge anti-terrorismo. L'età media é tra i 25 e i 30 anni: tra cui la fascia19-24 rappresenta il 30 per cento e la fascia 25-30 il 48 per cento. Dal punto di vista della loro appartenenza sociale, lo studio di ricerca li classifica in classe lavoratrice (39 per cento); studenti universitari e liceali (34 per cento); commercianti (15 per cento).

Dal punto di vista geografico sono distribuiti abbastanza equamente sul territorio nazionale (46 per cento nord, 31 per cento centro, 23 per cento sud), ma con una concentrazione relativa nelle città di Tunisi (23.63), (Bizerte, 10.77), (Medenine 8.84), (Sidi Bouzid 8.45). Secondo Nadhif "tutti i ragazzi reclutati (del gruppo Jund Assad ibn Furat, nda) erano sotto il controllo dell'apparato di sicurezza per l'assiduità della loro affluenza alle moschee e per la lunga barba. Erano fermati in continuazione per brevi interrogatori nei commissariati e poi rilasciati. Erano considerati dei sospetti.Questi giovani erano sotto continua pressione e si erano trovati senza lavoro a causa della pressione esercitata dalla polizia sui loro datori di lavoro; fino al punto di metterli in una condizione senza via di uscita favorevole al reclutamento jihadista". Nena News