Histadrut: non contare sulla loro obbedienza

AIC – Alternative Information Center
21.07.2012
http://www.alternativenews.org/english/index.php/news/israeli-society/4844-dont-count-on-their-obedience-.html

 

Non contare sulla loro obbedienza.
di Matan Boord , Haoketz
 

Nota per l’Histadrut: i lavoratori delle ferrovie e la loro dirigenza sindacale eletta, che è stata destituita questa settimana dal tribunale, non rinunceranno tanto rapidamente alla libertà di condurre una lotta per la propria vita a quella delle proprie famiglie.

                                           railway

 

Durante i primi decenni di esistenza dello stato di Israele, sotto il governo del Mapai e del partito Laburista ha svolto la funzione di limitare il potere dei lavoratori. In contrasto con il buon senso comune, quest’azione moderatrice non faceva parte dell’economia socialista, ma era necessaria per creare un mercato capitalistico nel quale il governo avesse il predominio. Alcuni esempi importanti sono lo sciopero dei marinai del 1951 (i marinai della marina mercantile cominciarono lo sciopero quando l’Histadrut respinse la loro richiesta di gestire un sindacato indipendente – AIC), il quale venne rotto per la stretta cooperazione tra il Consiglio dei lavoratori di Haifa e il governo con i suoi agenti; i Comitati di Azione degli anni ‘60, che in sostanza si espressero con una lunga serie di rivolte contro l’autorità dell’Histadrut e, allo scopo di contrastarle, il governo Mapai dette inizio, tra le altre cose, alla recessione del 1965-66; e infine la rinuncia dell’Histadrut alla sindacalizzazione e alla tutela delle condizioni dei lavoratori palestinesi dopo l’occupazione del 1967, una mossa che salvaguardò la debolezza del potere della contrattazione collettiva di tutti i lavoratori. 

Il sistema economico governo/Histadrut è stato smantellato e privatizzato nel corso degli ultimi vent’anni, durante i quali i governi laburisti e del Likud hanno avviato una politica economica neo-liberista sempre più radicale. In queste condizioni, all’Histadrut è stato pure chiesto di limitare il potere dei lavoratori e di impedire loro di opporsi a questi passi, passi che hanno notevolmente peggiorato la situazione dei dipendenti e di tutti coloro che, in Israele, non vogliono o non sono in grado di svolgere un lavoro dipendente. In questo modo e con relativa facilità, sono state approvate ampie riforme nel mercato del lavoro, e si è creata una categoria ampia e senza precedenti di centinaia di migliaia di lavoratori di agenzie di collocamento, con l’aggiunta di altre centinaia di migliaia di lavoratori poveri, allo stesso modo sono state privatizzate decine di aziende pubbliche a prezzi stracciati e si è creata in Israele una classe di magnati che sempre più spesso ha sottratto ai cittadini di Israele la possibilità di gestire la ripartizione delle risorse naturali e di quelle prodotte dal duro lavoro di centinaia di migliaia e milioni di persone. 

La struttura non democratica dell’Histadrut, una struttura intimamente connessa al suo ruolo storico nel limitare il potere dei lavoratori, ha inoltre svolto qui una parte di primaria importanza in mancanza di una vera opposizione alla rivoluzione neo-liberista, rispetto a rivolgimenti simili avvenuti in numerosi paesi di tutto il mondo in questo stesso periodo. Il vantaggio del periodo in cui viviamo, dal punto di vista dei lavoratori, sta nel fatto che il sottrarsi dello stato alle sue responsabilità nei confronti dei propri cittadini e il suo indebolimento si traduce anche in un indebolimento dell’Histadrust, e, indirettamente, nell’indebolimento della sua capacità di imporre, in Israele, la sua posizione ai lavoratori. 

Questo è stato capito dai primi ministri Olmert e Netanyahu a partire dalla fine del decennio scorso. Per loro fortuna, hanno trovato un partner ideale nella direzione dell’Histadrut del presidente Ofer Eini, che ha contribuito volentieri a soddisfare le loro politiche economiche e a creare un rinnovato “equilibrio” tra lo Stato – che attualmente è di fatto sotto il controllo dei detentori di grandi capitali privati – e gli operai, che ora sono in una situazione molto più debole di quanto non lo fossero persino sotto il governo del Mapai. 

All’interno di questa situazione, è entrata in scena l’Organizzazione Democratica dei Lavoratori (Koah Laovdim). In questi anni, migliaia di lavoratori provenienti da diversi settori si sono sindacalizzati ad opera dell’Organizzazione Democratica dei Lavoratori, in particolar modo lavoratori provenienti dai “nuovi” settori e professioni che l’Histadrut non si è mai presa la briga di sindacalizzare, abbandonandoli ai capricci del libero mercato. Il passaggio dei lavoratori delle ferrovie (dall’Histadrut) all’Organizzazione Democratica dei Lavoratori, come un prosieguo della decisione coronata da successo dei lavoratori chimici di Haifa di un anno fa, è un segno che è diminuita la capacità dell’Histadrut di controllare i lavoratori e di ridurre il loro potere contrattuale. Indipendentemente dai risultati della lotta nel campo delle ferrovie, è chiaro che i lavoratori sindacalizzati delle commissioni dell’Histadrut ora vedono nell’Organizzazione Democratica dei Lavoratori una “vera alternativa” e nel futuro li vedremo fare sempre più questo drammatico cambiamento. 

Questo rivolgimento, e l’eco dei mezzi di informazione che lo accompagnano, è stato pure di aiuto a che decine di nuovi luoghi di lavoro venissero a conoscenza dell’alternativa democratica rappresentata dall’Organizzazione per sindacalizzarsi, e questo lo si può riscontrare dal numero senza precedenti di richieste di informazioni da parte di luoghi di lavoro non sindacalizzati. Un altro possibile importante effetto è che lo stesso Histadrut sarà costretto ad ascoltare, più che in passato, le richieste di coloro che sono sindacalizzati all’interno dei suoi quadri e consentire loro di fare battaglie di più ampio respiro contro i piani di espropriazione del governo. 

Per quanto riguarda la lotta dei lavoratori delle ferrovie – che fa seguito alla sentenza del tribunale del lavoro di questa settimana secondo la quale l’organizzazione rappresentativa del comitato dei lavoratori è l’Histadrut e non il Sindacato Democratico dei Lavoratori - è ancora troppo presto da esaltare*. Oltre alla piattaforma alternativa che rappresenta un quadro normativo più democratico per i lavoratori delle ferrovie sul quale condurre la lotta contro il governo e la dirigenza delle ferrovie, l’Organizzazione Democratica dei Lavoratori mette pure a disposizione dei lavoratori e dei gruppi direttivi eletti un linguaggio democratico grazie al quale condurre la battaglia. Gli oltre 1.000 lavoratori delle ferrovie che sono passati all’Organizzazione Democratica dei Lavoratori lo hanno fatto nella consapevolezza che l’Histadrut li limita e li neutralizza. Oggi, dopo centinaia di incontri di lavoratori, decine di migliaia di conversazioni svolte davanti a un caffè o per telefono, riguardanti il passaggio dall’Histadrut al Sindacato Democratico dei Lavoratori, moltissimi lavoratori delle ferrovie hanno capito meglio la stretta connessione tra libertà di organizzazione e scelta, oltre che sicurezza sul lavoro e uno stipendio adeguato. 

Questi lavoratori, e la loro dirigenza eletta – la cui cinica destituzione da parte dell’Histadrut ha rappresentato un punto di svolta nel loro passaggio al Sindacato Democratico dei Lavoratori – non rinunceranno tanto presto alla libertà di condurre la lotta per la loro vita e per quella delle loro famiglie. In questa battaglia gli attivisti del Sindacato Democratico dei Lavoratori, i membri di altre branche di lavoratori che hanno condotto o stanno conducendo lotte per retribuzioni più eque, una maggiore sicurezza sul lavoro, ecc…stanno accumulando anche una notevole esperienza e nuove conoscenze, che serviranno loro nelle lotte a venire. Questi attivisti continueranno a stare accanto ai lavoratori delle ferrovie aiutandoli a gettare le basi della struttura democratica e del modo di esprimersi che loro stessi sceglieranno. 

Indipendentemente dal risultato finale della battaglia legale, i lavoratori delle ferrovie e gli attivisti che si sono riuniti con migliaia di loro non ritorneranno ad essere presto quelli che erano prima dello spettacolare passaggio all’Unione Democratica dei Lavoratori. Si è raccomandato di non far conto dell’obbedienza dei lavoratori nel caso in cui il Comitato di Azione nominato dall’Histadrut promuoverà o approverà passi che danneggino i lavoratori e la loro dirigenza eletta. 

Il tentativo dell’Histadrut di chiudere le crepe nel muro per impedire che i lavoratori si rendano conto della loro forza, nonostante la grossolana collaborazione con la dirigenza e il governo di Israele e la generosa assistenza del tribunale del lavoro, non avrà successo per molto tempo ancora.

 

(*) Risposta del Sindacato Democratico dei Lavoratori in rapporto alla decisione del tribunale del lavoro secondo la quale l’Histadrut rappresenta i lavoratori delle ferrovie d’Israele: Il sindacato democratico dei Lavoratori ha ricevuto la sentenza della Corte e la sta studiando. L’organizzazione è spiacente che il giudice abbia scelto di non ascoltare la volontà dei lavoratori e abbia ignorato il fatto che la maggior parte di loro ha scelto il Sindacato Democratico dei Lavoratori come proprio organo di rappresentanza. E’ particolarmente preoccupante che sia l’Histadrut, un’organizzazione nei cui confronti 2/3 dei lavoratori ha votato la sfiducia, responsabile per il futuro di tali lavoratori. 

Alla luce di tutto ciò, è d’obbligo per l’Organizzazione Democratica dei Lavoratori, in quanto sindacato democratico dei lavoratori, lottare per il diritto dei lavoratori di scegliere il proprio organo di rappresentanza, e quindi presentare una petizione su questa materia alla Corte Suprema. 

Questa decisione della corte comporta un esame di coscienza da parte della dirigenza dell’Histadrut. Col silurare il Comitato eletto dei lavoratori, è venuto allo scoperto il vero carattere dell’Histadrut: da sindacato che rappresenta i lavoratori a padrone che licenzia i lavoratori che stanno lottando per le persone che erano stati eletti di rappresentare. 

Questo è il momento che i Comitati dirigenti aggiunti dell’Histadrut si pongano la domanda: sono disposti ad accettare le imposizioni dell’Histadrut? Quanto le trattative rappresentano le esigenze dei lavoratori? E se le risposte a queste domande sono negative, la cosa migliore è che questi comitati si alzino in piedi, prendano posizione per liberarsi della signoria dell’Histadrut e non stiano ad aspettare che l’Histadrut li destituisca. 

Per fugare ogni dubbio: l’Organizzazione Democratica dei Lavoratori è al servizio di 1.200 lavoratori delle ferrovie che hanno chiesto si iscriversi al sindacato. Facciamo appello a tutti i lavoratori, del tipo di quelli con i quali ci siamo incontrati la settimana scorsa, che si sentono minacciati e hanno sperimentato ingiustizie perché ci si aggiorni per conseguire un’assistenza legale e organizzativa. 

Matan Boord è membro del Comitato Organizzatore del Sindacato Democratico dei Lavoratori e del Comitato Organizzatore del Marabut – Hithabrut: Movimento arabo-ebraico per il cambiamento sociale e politico. 

(tradotto da mariano mingarelli)