di MARTA FORTUNATO
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Beit Sahour (Cisgiordania), 14 maggio 2012, Nena News – Mentre lo sciopero della fame dei prigionieri politici palestinesi continua e le condizioni di Bilal Halahla e Thaer Diab si fanno sempre più critiche, arriva la notizia di un possibile accordo tra l’Autorità Palestinese ed Israele con la mediazione dell’Egitto. Secondo quanto riferito dall’Associazione dei Prigionieri Palestinesi, l’Egitto “ha raggiunto un patto per risolvere la crisi dei detenuti che comprende anche l’accettazione da parte di Israele delle richieste dei prigionieri in cambio della fine dello sciopero della fame”. Azam al-Ahmed, membro del Comitato Centrale di Fatah è arrivato oggi al Cairo su richiesta del presidente Mahmoud Abbas per cercare di arrivare ad un accordo sulla questione dei prigionieri palestinesi. La proposta presentata dall’Egitto prevede diverse richieste tra le quali la fine della pratica dell’isolamento e la concessione alle famiglie di Gaza di visitare i propri parenti rinchiusi nelle carceri israeliane. Inoltre richiede un cambiamento nella pratica della detenzione amministrativa, misura extra-giudiziale illegale secondo il diritto internazionale di cui Israele fa uso per incarcerare i palestinesi senza capo d’accusa né processo.

 

“Mi auguro che ci sia una risposta nel giro di poche ore” ha dichiarato Taher Nunu, portavoce del governo di Hamas, a Gaza. In effetti le ore sono contate. Bilal Halahla e Thaer Diab potrebbero morire da un momento all’altro. Questa mattina hanno iniziato il 76° giorno di sciopero della fame, per protestare contro la pratica della detenzione amministrativa e per ottenere migliori condizioni nelle carceri. Assieme a loro ci sono più di 1600 prigionieri politici palestinesi, un terzo del numero totale dei detenuti nelle carceri israeliani, che rifiutano il cibo. Dieci di loro sono ricoverati in ospedale, in gravi condizioni. Tuttavia è difficile che si arrivi ad un accordo che soddisfi le richieste dei prigionieri politici.

“La situazione è estremamente pericolosa” ha dichiarato ieri il presidente Mahmoud Abbas, durante un incontro del comitato esecutivo dell’OLP – si tratta di una catastrofe nazionale che nessuno può più tollerare”.

Secondo i dati dell’associazione di sostegno ai prigionieri politici e per i diritti umani Ad-Dameer, attualmente (dati del 1 maggio 2012) ci sono 4653 prigionieri politici palestinesi nelle carceri e nei centri detentivi israeliani, tra cui 308 in detenzione amministrativa, 7 donne e 218 minori. E le condizioni all’interno delle prigioni sono terribili: incarcerazioni senza processo né accusa, utilizzo della pratica dell’isolamento come misura punitiva e divieto di avere accesso a libri, radio e televisione e di ricevere le visite di medici e familiari – la cosiddetta Legge Shalit, in vigore da giugno 2011 come misura punitiva per la prigionia del soldato israeliano Gilad Shalit. Di fronte allo sciopero della fame all’interno delle carceri, le autorità israeliane non hanno reagito. Lunedì scorso la Corte Suprema Israeliana ha rifiutato l’appello presentato da Thaer e Bilal che richiedeva il rilascio immediato per mancanza di accuse.

Nelle ultime settimane le manifestazioni in solidarietà ai prigionieri palestinesi si sono diffuse in Cisgiordania ed Israele. Venerdì scorso più di 12000 persone hanno partecipato ad una marcia a Kafr Kana, vicino a Nazareth, per protestare contro le condizioni in cui sono detenuti i palestinesi nelle carceri israeliane. Anche nella città di Hebron ci sono state manifestazioni in solidarietà ai prigionieri con migliaia di persone per le strade. Le proteste sono divenute collettive, dentro e fuori le carceri, guidate da capi politici ed intellettuali.

“Chiediamo al governo israeliano l’immediato rilascio di tutti i detenuti, dei prigionieri, di coloro che sono in sciopero della fame e di coloro che non lo sono” si legge in un manifesto diffuso nei giorni scorsi dai principali partiti politici palestinesi – chiediamo la fine della detenzione amministrativa come misura di arresto senza processo, basata su informazioni e file segreti che non vengono resi noti ai prigionieri”. E domani, 15 maggio, 64° anniversario della Nakba palestinese, sono state organizzate manifestazioni, marce e proteste nelle principali città palestinesi. Contro l’isolamento, contro la detenzione amministrativa, contro l’occupazione e la pratiche punitive di Israele. Nena News