Sciopero della fame: Khader rischia la vita

AIC - Alternative Information Center
02.02.2012
http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/3398-sciopero-della-fame-khader-rischia-la-vita

Sciopero della fame, Khader rischia la vita 

da The Campaign to free Ahmad Sa’adat 

Khader Adnan, attivista palestinese detenuto e portavoce del partito della Jihad Islamica, è in sciopero della fame dal 17 dicembre.Gravi le conseguenze dopo 45 giorni senza mangiare: ha bisogno della solidarietà internazionale per far salire alle cronache il suo caso e quello di 5mila prigionieri politici palestinesi nelle carceri dell’occupante israeliano.

 

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 Khader Adnan (Foto: PressTV) 

Adnan è stato trasferito domenica in ospedale dove continua a rifiutare il cibo. È costretto ad utilizzare una sedia a rotelle: non può camminare a causa della debolezza dovuta allo sciopero della fame. 

 

Addameer - Prisoner Support and Human Rights Association racconta l’esperienza di Khader Adnan con l’occupazione israeliana. È attualmente in carcere in detenzione amministrativa (detenzione arbitraria senza accusa né processo, basata su prove segrete e rinnovabile indefinitamente di sei mesi in sei mesi). Khader ha ricevuto un ordine di detenzione amministrativa di quattro mesi l’8 gennaio e si è presentato di nuovo di fronte ad un tribunale militare il 30. È l’ottava volta che Adnan viene detenuto, per un totale di sei anni spesi nelle carceri israeliane – per lo più senza alcuna accusa e senza processo, in detenzione amministrativa. 

Addameer riporta: 

Khader è stato arrestato il 17 dicembre 2011, dopo che l’esercito israeliano ha compiuto un raid nella sua casa di Jenin alle 3.30 di notte. Prima di entrare nella sua abitazione, i soldati hanno utilizzato l’autista che accompagna il padre di Khader al mercato della verdura, Mohammad Mustafa, come scudo umano costringendolo a bussare alla porta e a chiamare da fuori Khader, mentre era incappucciato.  Un vasto schieramento di militari è entrato in casa urlando. Una volta riconosciuto Khader, lo hanno afferrato violentemente di fronte alle due giovani figlie e alla madre malata. 

I soldati lo hanno incappucciato e gli hanno legato le mani dietro la schiena usando delle manette di plastica, lo hanno portato fuori di casa e lo hanno spinto dentro una jeep militare. Khader è caduto di schiena e i militari hanno cominciato a schiaffeggiarlo e a prenderlo a calci. Lo hanno costretto a restare sdraiato a terra fino all’arrivo nell’insediamento di Dutan, picchiandolo per tutto il tragitto di circa 10 minuti. Una volta raggiunta la colonia, Khader è stato gettato giù dalla jeep con violenza. Avendo gli occhi bendati, non ha visto il muro di fronte a sé e ci ha sbattuto contro, procurandosi ferite al volto. 

Dopo l’arresto, è stato interrogato. Gli sono stati negate le cure mediche ed è stato soggetto a abusi fisici e maltrattamenti: tra le altre cose, è stato legato ad una sedia in una posizione molto scomoda che gli ha provocato forti dolori alla schiena e gli è stata tirata la barba così forte da strappargliela. Khader ha dovuto poi ascoltare insulti contro la sua famiglia e ha rifiutato sia di parlare durante l’interrogatorio sia di mangiare. Come rappresaglia, è stato posto in cella di isolamento, gli sono state vietate le visite familiari e ha subito perquisizioni fisiche e sveglie nel mezzo della notte. Non ha però voluto interrompere lo sciopero della fame, come forma di protesta per l’illegittimità della sua detenzione arbitraria da parte di un’autorità illegale d’occupazione e per il trattamento e gli abusi crudeli e disumani. 

Questo non è il suo primo sciopero della fame: nel 2005 ha protestato contro l’isolamento a Kfar Yuna con 12 giorni di sciopero. La protesta di Khader Adnan è stata ripresa a Gaza, dove sono state montate tende di solidarietà, e a Ramallah, dove il 30 gennaio si è svolta una manifestazione. 

Ahmad Sa’adat, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, e altre centinaia di prigionieri hanno partecipato lo scorso ottobre ad uno sciopero della fame lungo 23 giorni, chiedendo la fine dell’isolamento, degli abusi e del divieto a ricevere visite dalle famiglie; la promessa israeliano di porre fine alla pratica dell’isolamento, volta a dare un taglio allo sciopero, si è dimostrata falsa: Sa’adat ha già speso tre anni in cella di isolamento ed è ancora là dentro. 

Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)