Risposta dell'USPCN all'offerta di riconoscimento dello Stato di Palestina

USCPN – US Palestinian Community Network
27.08.2011
http://uspcn.org/2011/08/27/us-palestinia-community-networks-response-to-the-palestinian-authority-september-statehood-bid/ 
 

Risposta della Rete della Comunità Palestinese Statunitense all’offerta dell’Autorità Palestinese di divenire uno Stato a settembre. 

di Andrew Dalack (per l'USPCN) 

Negli ultimi mesi, l’Autorità Palestinese ha intensificato gli sforzi diplomatici per dichiarare alle Nazioni Unite l’esistenza dello stato. Senza scartare alcuna possibilità, ha cercato di mobilitare le forze popolari in Palestina e nella Diaspora (shatat) a favore di questa iniziativa. Studenti, associazioni comunitarie, campagne di solidarietà e attivisti, negli Stati Uniti, sono stati tutti sollecitati a “fare della Palestina il 194° Stato”.

                              uspcn

 

Noi facciamo appello a tutte le associazioni di comunità palestinesi e arabe, società e comitati, organizzazioni studentesche, campagne di solidarietà, perché rifiutino completamente e in modo inequivocabile l’iniziativa per il riconoscimento dello Stato, in quanto fattore diversivo che danneggia senza giustificazione e in modo irresponsabile i diritti e le istituzioni palestinesi. 

Tutte le iniziative diplomatiche, tra cui quella di settembre presso le Nazioni Unite, devono preservare lo status dell’OLP come unico rappresentante del popolo palestinese presso le Nazioni Unite e fare avanzare i nostri diritti inalienabili. L’attuale iniziativa di statualità non fa né l’una né l’altra cosa ed è quindi una minaccia inaccettabile al movimento nazionale palestinese. 

Facciamo appello a tutti i palestinesi negli Stati Uniti perché partecipino al rafforzamento della campagna per le elezioni dirette al Consiglio Nazionale Palestinese partecipando alle Assemblee del Movimento Palestinese e agli Incontri comunitari per la Rappresentanza Nazionale Democratica. Svolti durante l’intera estate, questi incontri proseguiranno in tutto il paese per tutto l’autunno. Si svilupperanno con il crescere della campagna, che viene a costituire una massa critica per la nostra richiesta di una rappresentanza democratica. 

Cerchiamo di radunarci tutti per una manifestazione alle Nazioni Unite per il 15 settembre. La marcia avrà luogo giovedì 15 settembre a New York City, con il concentramento in Times Square alle 4:30 seguito alle 5:30 da una marcia in direzione Grand Central e Nazioni Unite. Coordinata da un’ampia coalizione di organizzazioni e campagne, la Confederazione Palestina Nazioni Unite chiede alla Nazioni Unite di ascoltare la nostra voce. Noi siamo il popolo della Palestina, siamo gli alleati della Palestina e l’Assemblea Generale ci ascolterà. 

Il Comitato di Coordinamento dell’USPCN ha allegato a questo comunicato stampa una dichiarazione dettagliata dal titolo, “Liberazione e Ritorno sono le Richieste del Popolo Palestinese: Una nota di prudenza per il nostro popolo e per i nostri alleati,” che chiarisce ulteriormente la posizione dell’USPCN, esprime un’alternativa alle manovre eversive dell’Autorità Palestinese e spiega il senso dell’attuale offerta di statualità all’interno del contesto di un più ampio movimento di liberazione della Palestina e dei suoi obiettivi.
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Liberazione e ritorno sono le Richieste del Popolo Palestinese:
Una nota di prudenza per il nostro popolo e i nostri alleati. 

Negli ultimi mesi, l’Autorità Palestinese ha intensificato gli sforzi diplomatici per dichiarare alle Nazioni Unite l’esistenza dello stato. Senza scartare alcuna possibilità, ha cercato di mobilitare le forze popolari in Palestina e nella Diaspora (shatat) a favore di questa iniziativa. Studenti, associazioni comunitarie, campagne di solidarietà e attivisti, negli Stati Uniti, sono stati tutti sollecitati a fare della Palestina il 194° Stato.” 

Nonostante la richiesta sembri affascinante, molti membri della comunità chiedono che cosa farne. Questa iniziativa avvicinerà la Palestina alla liberazione? Aiuterà i palestinesi a realizzare il loro diritto al ritorno? Alcuni hanno osservato che, se non altro, non farà del male. 

La Rete della Comunità Palestinese Statunitense, una rete di iniziativa comunitaria di base di collegi democraticamente eletti, negli Stati Uniti, afferma che tali iniziative, di fatto, fanno male. Non sono operazioni vantaggiose, ma possono essere causa di grossi danni per le realizzazioni ottenute tramite la lotta dura e feroce di generazioni di palestinesi. 

Com’è stato rivelato di recente, questa iniziativa non protegge e fa progredire in alcun modo i nostri diritti inalienabili e riconosciuti a livello internazionale – tra i quali sono fondamentali il diritto al ritorno alle case e alle proprietà dalle quali fummo espulsi con la forza, il diritto all’autodeterminazione e il diritto a opporre resistenza a un regime coloniale che ha occupato la nostra terra per più di 63 anni. Il popolo palestinese, ovunque si trovi, è depositario di questi diritti. Non sono negoziabili. Nessuno può barattarli in cambio di false promesse di “pace” e “stabilità”. La cinica ironia di trasformare una risoluzione delle Nazioni Unite che garantisce il nostro diritto al ritorno in base al diritto internazionale (UNGA Res.194) in uno stratagemma retorico dovrebbe far riflettere chiunque. Che venga avanzata in un momento in cui l’Autorità Palestinese non ha neppure il mandato politico dei palestinesi della West Bank e di Gaza tramite le elezioni del Consiglio Legislativo Palestinese, pure ci deve far riflettere. 

I nostri diritti inalienabili ci forniscono i principi fondamentali in base ai quali chiediamo la liberazione e il ritorno. Quando si saranno realizzate entrambe, sarà allora che si sarà raggiunta l’indipendenza. Non prima, e non senza il mandato di tutto il popolo palestinese. Infatti, è con la lotta e l’incoraggiamento del nostro spirito di emancipazione che ci libereremo. La resistenza è la nostra prima indipendenza. 

Ma, la domanda resta. Chi protegge i nostri diritti inalienabili? Chi parla in nome del popolo palestinese? 

Nella lunga lotta rivoluzionaria palestinese, non importa dove vivevamo, abbiamo combattuto per il diritto di decidere del nostro destino; di dare l’avvio a un percorso verso una libertà che sarebbe espressione del nostro concepimento, della nostra volontà democratica. Nel 1968, abbiamo salvato l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina dai regimi arabi e attraverso una generazione di lotte e sacrifici, l’abbiamo trasformata nell’unica rappresentante legittima del popolo palestinese, riconosciuta dalla Lega Araba e dalle Nazioni Unite. 

Attraverso l’OLP e i suoi innumerevoli comitati popolari, associazioni, unioni e formazioni di campo, molti palestinesi (anche se non tutti) hanno avuto voce all’interno del movimento. Infatti, è tale mobilitazione popolare democratica che ha dato legittimità all’OLP. E nel suo ruolo ininterrotto di legittimo rappresentante, l’OLP e solo l’OLP ha il mandato giuridico di portare avanti la volontà politica del popolo palestinese. 

Tutte le iniziative diplomatiche, compresa quella di settembre alle Nazioni Unite, devono perciò salvaguardare lo status dell’OLP di unico rappresentante del popolo palestinese presso le Nazioni Unite e proteggere e far progredire i nostri inalienabili diritti. L’attuale iniziativa di ottenere uno stato non fa né l’una né l’altra ed è perciò una minaccia inammissibile per il movimento nazionale palestinese. 

Lo diciamo ben sapendo che , in questi ultimi decenni, l’OLP è stato falcidiato da corruzione, inettitudine, collaborazionismo e tradimento. Deve essere ricuperato, ripulito, fatto rivivere e ricostruito. Saremo noi, il popolo palestinese della Diaspora (shatat) e in patria, che dovremo farlo. E’ nostro. Non dovremo permettere che ci venga rubato. L’OLP deve allargarsi per rappresentare veramente tutti i palestinesi, quelli all’interno di Israele, nella West Bank e a Gaza, nei campi e nella Diaspora. Siamo noi a dargli legittimità; spetta a noi dare mandato politico alla nostra leadership; noi che riporteremo a nuova vita le istituzioni inattive da sì lungo tempo per mezzo di una mobilitazione popolare democratica. 

Nello stesso tempo, consideriamo coloro che attualmente occupano posizioni dell’OLP responsabili, in definitiva, della protezione del ruolo dell’OLP quale rappresentante del popolo palestinese. Un insuccesso deve portare a delle conseguenze. 

Facciamo appello a tutte le associazioni di comunità palestinesi o arabe, società e comitati, organizzazioni studentesche, campagne di solidarietà, perché rifiutino completamente e in modo inequivocabile l’iniziativa di riconoscimento dello Stato in quanto fattore diversivo che danneggia senza giustificazione e in modo irresponsabile i diritti e le istituzioni palestinesi. 

Non dobbiamo preoccuparci che, comportandoci in questo, potrebbe sembrare che si facessero gli interessi degli Stati Uniti e di Israele. La mancanza del sostegno degli Stati Uniti e di Israele alla iniziativa sulla statualità è una falsa pista, intesa a distrarci dal sostegno ininterrotto che entrambi hanno fornito a un’Autorità e a un “processo di pace” che costa quotidianamente al popolo palestinese la libertà, l’autodeterminazione e la vita. 

Tuttavia, un’iniziativa di questo tipo ha comunque il potenziale per influenzare positivamente la nostra lotta. Ci chiarisce che dobbiamo ritornare alla struttura che una volta avevamo, ma che è stata frustrata da decenni di negoziati spregiudicati e senza fine, di acrobazie diplomatiche e di “accordi di pace”. Dobbiamo ritornare a un quadro di lotta vera e a una strategia coesa e coerente costruita sui nostri diritti inalienabili. 

In una tale strategia il primo passo deve puntare su un aumento della mobilitazione dei palestinesi per elezioni dirette per il Consiglio Nazionale Palestinese (PNC), l’organismo legislativo dell’OLP. E’ il PNC che contiene il meccanismo con cui i palestinesi possono determinare collettivamente la strategia che l’OLP deve mettere in atto in nostro nome. La sua democratizzazione è la chiave per compattarci, ridandoci la nostra forza collettiva. Infatti, la democratizzazione del movimento deve compenetrare tutti gli aspetti dell’attività politica, in tutte le associazioni della comunità, così come le tutte le formazioni studentesche, di lavoro e popolari. 

Pertanto invitiamo tutti i palestinesi degli Stati Uniti a partecipare per rafforzare la campagna per le elezioni dirette per il Consiglio Nazionale Palestinese presenziando alle Assemblee del Movimento Palestinese e agli Incontri della Comunità per una Rappresentanza Nazionale Democratica. Svolti durante l’estate, questi incontri proseguiranno per tutto l’autunno e in tutto il paese. Si svilupperanno con il crescere della campagna, che viene a costituire una massa critica a favore della nostra richiesta di rappresentanza democratica. 

Organizzate un’assemblea, un incontro della comunità, o del municipio nella vostra area. L’USPCN vi accompagnerà in ogni passo del cammino, con il sostegno, l’orientamento e il coordinamento. Possiamo solo chiedere a proposito della nostra lotta che cosa inserirci. Non siamo divisibili dal popolo palestinese. Dobbiamo attivare ed incrementare il nostro ruolo nella Diaspora per la nostra comune liberazione e ritorno. 

Agli studenti, alle campagne di solidarietà e agli alleati, mettiamo in guardia contro la dispersione di risorse, di tempo e di energie. Il cammino per la solidarietà e la lotta comune è chiaro. Dobbiamo continuare il lavoro di costruzione di lotte comuni per tutte le forme di emancipazione e liberazione. Dobbiamo continuare a isolare il sionismo e rafforzare il movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni negli Stati Uniti con il farsi coinvolgere nelle campagne, in crescita in tutto il paese. Dobbiamo tornare alle istituzioni internazionali con i nostri diritti internazionali intatti e utilizzare, con forza, tutti gli strumenti giuridici per sfidare l’impunità di Israele per i suoi continui e incessanti crimini a Gaza. Dobbiamo sostenere le campagne legali contro i criminali di guerra israeliani, svergognarli, dar loro la caccia e processarli al Tribunale Penale Internazionale per i loro ininterrotti crimini contro l’umanità. 

E dobbiamo anche scendere in strada. Raduniamoci tutti il 15 settembre alle Nazioni Unite. La marcia avrà luogo giovedì, 15 settembre, a New York City con il concentramento alle 4:30 il Times Square seguito, alle 5:30, dalla marcia verso il Grand Central e le Nazioni Unite. Chiediamo che le Nazioni Unite ascoltino la nostra voce. Noi siamo il popolo della Palestina, siamo i suoi alleati, e l’Assemblea Generale ci ascolterà. 

[…..] La nostra lotta non si fermerà fino a che la bandiera della libertà non sventolerà sui cieli della nostra Gerusalemme. 

Fino alla liberazione e al ritorno!

USPCN