Lo Stato di Palestina rappresenta una minaccia per i diritti dei palestinesi

Ma’an News Agency
24.08.2011
http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=415804

 

L’offerta di statualità delle Nazioni Unite rappresenta una “minaccia per i diritti dei palestinesi”

 Bethlehem (Ma’an) – Il gruppo palestinese responsabile per la preparazione dell’iniziativa di settembre alle Nazioni Unite ha fornito un parere giuridico indipendente che avverte dei rischi connessi con il piano di adesione alle Nazioni Unite.

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Secondo il documento, un’iniziativa che trasferisse la rappresentanza dei palestinesi dall’OLP a uno Stato annullerebbe il suo status giuridico di unico rappresentante legittimo del popolo palestinese presso le Nazioni Unite, riconosciuto fin dal 1975. 

Soprattutto, non ci sarebbe più un’istituzione in grado di rappresentare i diritti inalienabili dell’intero popolo palestinese nelle istituzioni delle Nazioni Unite e in quelle internazionali ad esse connesse. 

Il parere sostiene che verrebbe gravemente menomata la rappresentanza per ciò che riguarda il diritto all’autodeterminazione, in quanto diritto di tutti i palestinesi, sia all’interno che all’esterno della patria. Un cambiamento di status priverebbe in modo sostanziale i profughi del diritto al ritorno alle loro case e proprietà dalle quali erano stati scacciati. 

Il giudizio di sette pagine, ottenuto da Ma’an, è stato presentato alla parte palestinese da Guy Goodwin-Gill, professore di diritto pubblico internazionale presso l’Università di Oxford e membro del gruppo che, nel 2004, ottenne la sentenza non vincolante da parte della Corte Internazionale di Giustizia in base la quale il tracciato del muro di Israele era illegale. 

Il gruppo palestinese, diretto da Saeb Erekat, sta preparando un’iniziativa per sostituire l’OLP alle Nazioni Unite, rimpiazzandolo con lo Stato di Palestina come rappresentante del popolo palestinese. 

A settembre, non potrà costituirsi un vero stato, in quanto continua l’occupazione di Israele; così il dibattito si è concentrato sull’alternativa se dovesse essere richiesta l’adesione a membro del Consiglio di Sicurezza o domandata all’Assemblea Generale la concessione del riconoscimento di stato “osservatore”, uno status che attribuisce un rango inferiore a quello di membro a pieno titolo delle Nazioni Unite. 

Eppure, quasi per nulla sono state prese in considerazione le drammatiche implicazioni giuridiche per i diritti dei palestinesi, che il parere legale sostiene ci sarebbero, nel caso in cui l’OLP dovesse perdere il suo status. 

Le direttive sono di “segnalare le questioni che richiedono attenzione” in modo tale che una gran quantità di persone che sono interessate, per esempio, al diritto al ritorno, non ne siano “private involontariamente”. 

Prima di tutto, secondo il parere, la prospettiva di sostituire l’OLP con lo Stato di Palestina solleva problemi “costituzionali”, nel senso che coinvolgono la Carta Nazionale Palestinese, l’organizzazione e le istituzioni che compongono l’OLP. In secondo luogo, c’è “la questione della ’capacità’ dello Stato di Palestina di far effettivamente proprio il ruolo e le responsabilità dell’OLP alle Nazioni Unite; e terzo, la questione della rappresentanza popolare.” 

Puntualizza che l’Autorità Palestinese, che è stata fondata dall’OLP come un’entità amministrativa di breve durata, ”ha competenze legislative ed esecutive limitate, giurisdizione territoriale limitata e limitata giurisdizione personale sui palestinesi che non sono presenti nelle aree per le quali è stata attribuita la responsabilità”. 

Prende atto che l’Autorità Palestinese “è un organo sussidiario, competente a esercitare solo quei poteri che le sono stati conferiti dall’Assemblea Nazionale Legislativa (PNC). Per definizione, non ha la capacità di assumere maggiori poteri.” 

L’Autorità Palestinese non può “sciogliere” l’organismo che l’ha originata o rendersi indipendente dal Consiglio Nazionale Legislativo e dall’OLP, sostiene pure il rapporto. Inoltre, sono l’OLP e il PNC che traggono la loro legittimità “dal fatto che essi rappresentano tutte le componenti dei palestinesi che sono stati scacciati, indipendentemente da dove essi vivano o abbiano rifugio.” 

Particolarmente decisive sono le potenziali implicazioni per i palestinesi della Diaspora. La maggioranza è profuga e tutti sono rappresentati dall’OLP tramite il PNC. 

Il rapporto giuridico afferma che “costituiscono più della metà del popolo palestinese, e se venissero “privati dei diritti” e perdessero la rappresentanza alle Nazioni Unite, non solo verrebbe pregiudicato il loro diritto alla rappresentanza paritaria…ma anche la capacità di dar voce alle loro opinioni, di prendere parte a questioni riguardanti il governo nazionale, tra cui la formazione e l’identità politica dello Stato, e di esercitare il loro diritto al ritorno.” 

Karma Nabulsi, ex rappresentante dell’OLP e ora professoressa all’Università di Oxford, dice di essere a conoscenza del documento, e che anche funzionari palestinesi hanno preso in visione il parere giuridico. 

“Senza dubbio, nessun palestinese accetterà di perdere diritti fondamentali come questi per un’iniziativa diplomatica così limitata come quella di settembre,” dichiara. “In primo luogo, non avremo un territorio liberato su cui instaurare uno Stato. Ma venendo a mancare l’OLP come unico rappresentante legittimo alle Nazioni Unite, il nostro popolo risulterà immediatamente privato dei propri diritti di profugo essendo parte della nostra rappresentanza ufficiale, riconosciuta dal mondo. 

“Si tratta di una questione urgente e fondamentale per tutto il nostro popolo. Dobbiamo garantire che i nostri rappresentanti promuovano i nostri diritti in sede internazionale, che non li sminuiscano o li danneggino. Certo ora che i rischi giuridici sono stati sollevati appieno, sono fiduciosa che l’iniziativa proteggerà lo status dell’OLP come unico legittimo rappresentante presso le Nazioni Unite al fine di promuovere i diritti” del popolo palestinese. 

Nabulsi afferma che il parere di Goodwin-Gill ha definito e chiarito la “linea rossa” in termini giuridici. 

Ha spiegato che: “L’OLP è il rappresentante del popolo, non solo di una parte del popolo; l’OLP è l’architetto e il creatore dell’Autorità Palestinese; e che qualsiasi modifica in chi rappresenta il popolo o una sua parte richiede l’espressione della volontà popolare e il riconoscimento internazionale.” 

“Né l’Autorità Palestinese, né l’OLP possono modificare il ruolo e la struttura dell’OLP senza il consenso dell’intero popolo palestinese. In ogni caso, l’OLP e il popolo palestinese non erano consapevoli che venendo a mancare l’OLP come rappresentante alle Nazioni Unite, si sarebbero prodotti rischi giuridici di tal tipo. Ora lo sono.” 

Ha concluso: “Ovviamente, abbiamo bisogno di chiarezza da parte dell’OLP su questo tema cruciale, ed è importante che all’opinione pubblica ovunque, soprattutto ai profughi della [diaspora], siano date rassicurazioni concrete che l’espressione dei loro diritti fondamentali – entrambi, sia rappresentanza che diritto al ritorno – a settembre non verranno toccati.” 

(tradotto da mariano mingarelli)