Happening & barbecue to Itamar

        A: Shalom (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)
             Da: giorgio gomel
             Inviato: mercoledì 20 aprile 2011 19.33 
           
 Oggetto: Lettera al Direttore
         Happening & Barbecue con i nostri fratelli ad Itamar

Caro Direttore,

Un avviso trasmesso dall’Ufficio Giovani della Comunità ebraica di Roma (v. sotto) dal titolo “Happening e barbecue con i nostri fratelli ad Itamar” ci informa di un’iniziativa del suo Presidente diffusa tramite le strutture della Comunità stessa. Il tono è da festa o gita bucolica in un luogo ameno. Rivela una mancanza di sensibilità, di senso della misura e di onestà intellettuale che colpisce.
                                                   gomelab

Itamar non è un posto da barbecue e i suoi abitanti non sono sentimentalmente i “nostri fratelli”.  Itamar è un insediamento in Cisgiordania. Qualche settimana fa vi è stata assassinata la famiglia Fogel – i genitori e tre bambini. Appena due giorni fa gli esecutori di questo orribile omicidio – due giovani di  Awarta, un villaggio palestinese vicino – sono stati catturati. Ma è appunto un insediamento, anzi uno dei più assurdi per la sua geografia e la sua storia, quasi un emblema della follia del conflitto israelo-palestinese e degli ostacoli immani che si oppongono alla sua soluzione pacifica con la costituzione di due stati in rapporti di almeno decente vicinato. Itamar è vicino a Nablus, la  maggiore città palestinese, ed è da anni un luogo di frizione continua fra i coloni che vi abitano e i palestinesi dei villaggi circostanti. I coloni che vi si sono insediati non sono innocentemente e sentimentalmente i “nostri fratelli”; sono persone che , mosse da motivazioni diverse – molti di loro militanti dell’estremismo nazional-religioso – si sono insediate a Itamar così come in molte altre località su terreni di proprietà di palestinesi o espropriati dallo stato di Israele come “state land”. Facendo ciò, edificando case e strutture, costringono l’esercito israeliano ad una onerosa opera di protezione, con conseguenti, infinite limitazioni e vessazioni punitive della libertà degli abitanti palestinesi.

Era difficile immaginare un’iniziativa peggiore di questa.

Giorgio Gomel