Intervista a Stephan Hassel

Juedische Allgemeine
03.03.2011

www.juedische-allgemeine.de/article/view/id/9827

 

 

“Uno Stato ebraico deve essere più morale”
Il bestseller francese sul suo ebraismo e sulla sua critica a Israele.

di Ruediger Suchsland 

M.Hessel, nelle sue memorie “Ballo con il secolo” scrive, che da bambino non si è sentito ebreo. Quando è stato il momento in cui è cambiato tutto?

Non ho avuto una educazione ebraica. Non sono stato circonciso. In realtà sono “un falso ebreo” – perché la madre deve essere ebrea - ma nel mio caso è il padre. Quando si sono sposati i parenti di mia madre le dissero: “Ah sì, sposi un ebreo. Vuoi i suoi soldi?”. Quindi il tipico cliché antisemitico. Questo conoscevo, ma non l’ho mai vissuto. Il mio vero sentimento di sentirmi solidale con gli ebrei e il sentirmi io stesso ebreo avvenne durante la guerra. Soprattutto nel campo di concentramento , quando gruppi di ebrei di Auschwitz venivano a Dora.

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Ma Lei era lì in qualità di combattente della Résistance, non come ebreo.

I tedeschi non mi hanno mai chiesto se ero ebreo oppure no. Ma è più tardi, dal periodo del lager e appunto tramite questa esperienza, che sento una profonda, esistenziale solidarietà con l’ebraismo. E da quel momento mi sono sentito incondizionatamente ebreo.

In questo contesto si pone la domanda sulla sua posizione nei confronti di Israele. Nel Suo libro: “Indignatevi” ha scritto molte cose generali che sono trasferibili ai diversi conflitti politici. Ma Lei diventa molto concreto soltanto in relazione ad Israele. E Lei è molto critico.

(Hessel ride) Di questo mi rimproverano molti amici: Esistono tanti temi politici scottanti e poi sei anche ebreo! E io rispondo: Sì , appunto per quello. Perché mi sento ebreo e perché sono solidale con gli ebrei in Israele, ho tanta paura che Israele si lasci andare e si allontani da ciò che è stato nei suoi primi anni - un modello democratico e ideologico dove, per imparare come si vive democraticamente abbiamo mandato i nostri figli nei Kibbuz. In quanto potenza vincitrice per la vittoria del 1967 Israele dovrebbe aver sviluppato un senso di responsabilità nei confronti dei i vinti che si devono aiutare a costruire uno Stato. Di questo accuso i governi, ma purtroppo anche la popolazione. Sono stato varie volte lì e ho avuto la sensazione che la società israeliana non si interessa dei Palestinesi e musulmani nel paese.

Non assomiglia questo all’ignoranza che la maggioranza della società tedesca ha nei confronti dei Turchi o la borghesia francese nei confronti dei maghrebini? Perché Israele dovrebbe comportarsi diversamente e meglio degli altri paesi? 

In primo luogo: Israele non esisterebbe, se l’ONU non avesse appoggiato la fondazione di questo stato. C’è quindi una responsabilità reciproca: Noi siamo stati fondati secondo il diritto, in base alla Carta dei Diritti. E quindi dobbiamo comportarci come uno stato di diritto , non come uno stato di potere. Secondo:Il futuro di Israele alla lunga viene determinato da come risolve l’attuale stato di guerra. E questo non è futuro! E perciò ritengo che sia mia particolare responsabilità nei confronti di Israele dire a voce alta: Il governo israeliano deve rispettare il diritto internazionale. Il diritto internazionale e l’ONU dall’altro lato proteggono Israele. Ogni stato democratico si dà da fare per garantire l’esistenza di Israele e per proteggere il paese.

Questo è per i cittadini israeliani l’unico futuro che auguro loro. Il compito di Israele è di essere uno stato che viene accettato a livello internazionale e che tiene relazioni preferibilmente buone con gli stati che circondano Israele. Che Israele abbia bisogno di un esercito forte è chiaro - ma per cortesia soltanto per la difesa.

Un’altra volta: Non misura Israele con criteri diversi da quelli degli altri stati?

La costituzione d’Israele è democratica. Perciò deve essere misurata con gli stessi criteri delle altre democrazie. E perciò è ammessa anche una forte critica. Israele è necessario. Abbiamo bisogno di un paese in cui gli ebrei si sentano a casa. Ma Israele deve basarsi sul diritto. Se violenta questo, dobbiamo opporci. Esistono anche Israeliani - devo ammettere, una minoranza - che pensano come me.

Uno stato ebraico ha l’obbligo - a causa della Shoa - di impegnarsi in modo più morale? 

Sì, noi ebrei abbiamo bisogno che ci sia un Israele onesto. Se qualcuno mi dice: Israele è uno stato come altri, niente di speciale, io rispondo: No. Non dobbiamo dimenticare la Shoa. Non per paura, che questa si possa ripetere. Noi ebrei abbiamo una storia di 2000 anni di persecuzioni dietro di noi e il crimine peggiore appena 70 anni fa. Perciò siamo tutti - come essere umani! - obbligati a garantire agli ebrei il loro stato. E questo si trova in Palestina e lì ci sentiamo a casa. La separazione del 1947 è stato un passo dell’ONU positivo: il 55 % per gli ebrei e il 45% per gli arabi. Però adesso il 78 % è per gli ebrei. 

A suo tempo Lei ha assistito come giovane diplomatico a questa decisione a New York. Con quello che sa oggi e con ciò che è successo dopo farebbe qualcosa di diverso? 

No. Forse tenterei di fare trattative migliori con gli arabi, per evitare le loro guerre che servivano come pretesto a qualche Israeliano per una contro aggressione. 

(tradotto da Leonhard Schaefer)