L'Italia in Libia: la 3° campagna

L’Italia in Libia: la 3° campagna. 

19 Marzo 2011 – Ancora una volta l’Italia tradisce lo spirito dell’ Art. 11 della sua Costituzione e collabora a un’avventura di guerra che fiumi di parole, ipocrite e cariche di retorica, vogliono far credere sia per fini “umanitari”, in quanto a sostegno del “risorgimento” di un popolo libico in lotta per la sua libertà dalla dittatura.

Senza voler difendere quel sistema e quel governo – che solo le gravi responsabilità italiane di un passato coloniale rimosso potevano far apparire accettabili a livello delle istituzioni nazionali – non è in alcun modo credibile che, ora, un improvviso senso di responsabilità promosso da un diritto internazionale ripetutamente e colpevolmente calpestato, ci imponga il dovere di dare ascolto al “grido di dolore” di un popolo internamente lacerato da contrapposizioni tribali ancestrali e dall’ingerenza di nuovi appetiti geo-politici ed economici, quando ci si è sempre rifiutati di prestare attenzione al perpetuarsi di “crimini di guerra e contro l’umanità” che altre potenze della regione continuano a perpetrare in nome di una loro assurda e pretestuosa rivendicazione ad una “sicurezza” esclusivamente unilaterale.

Troppo spesso la recente storia delle avventure militari internazionali si è rivelata essere solo fonte di un “terrorismo umanitario” che ha nascosto tra le pieghe degli “effetti collaterali” immani stragi di civili innocenti ed incolpevoli, sacrificati sugli altari di democrazie colpevoli che si sono arrogate il diritto all’incensurabilità per i crimini individuali e collettivi commessi.

A quanto pare non è vera l’affermazione che “Historia est magistra vitae”! 

                                                         mariano mingarelli