Il caos della Cisgiordania, a pochi passi.

Haaretz.com
04.03.2011

http://www.haaretz.com/weekend/week-s-end/west-bank-chaos-just-a-stone-s-throw-away-1.347086

 

Il caos della Cisgiordania, a pochi passi  

Un rottame vecchio, alcuni abitanti del villaggio scoraggiati, un'unità di soldati dell'Amministrazione Civile e alcuni dei paesaggi più belli del paese. 

di Gideon Levy 

Stiamo parlando di un rottame - lo scheletro di un vecchio furgone, un Peugeot J5, senza ruote, senza motore. È costato 800 NIS alla discarica nel villaggio di Yatta. I residenti palestinesi di Sussia, una manciata di vecchi contadini e pastori, pensano di poterci trovare rifugio dal vento e dalla pioggia.

                     old van

 

Domenica scorsa, il figlio di Taleb Jabur ha caricato il rottame su un carro attrezzi di Yatta e lo ha portato a casa dei suoi genitori, una tenda di tela incatramata, sgangherata, sorretta da pali di legno, che è stata eretta al posto della tenda che i bulldozer dell'Amministrazione Civile hanno buttato giù la settimana prima. Non appena il carro attrezzi che trasporta il furgone raggiunge la tenda, in un accampamento situato tra l'insediamento di Sussia e il sito dell'antica Susiya (ci arriveremo dopo), una jeep militare e un Mitsubishi SUV bianco, armato, appaiono dal nulla. Sono le forze dell'Amministrazione Civile sotto il comando del Magg. Nabil Tafash, che tutti nella zona chiamano "Capitano Nabil," anche se è già maggiore. 

Da parte nostra, siamo arrivati presso l'accampamento in tarda mattinata, una collezione di tende della Croce Rossa Internazionale erette al posto delle abitazioni demolite, e vicino a pozzi d'acqua distrutti. Nabil siede nel SUV accanto a un giovane uomo in abiti civili, con occhiali da sole alla moda appollaiati sulla testa rasata, a bordo della jeep siedono i soldati che sono stati designati per il controllo di sicurezza. Gli agricoltori supplicano, mentre le loro mogli piangono. 

Il terreno è di proprietà privata e appartiene ai contadini. A proposito di questo, evidentemente, non vi è alcuna controversia. Ma viverci è proibito. Le tende hanno dunque costituito "costruzione illegale" – così come il rottame del vecchio furgone. Non vi è alcuna possibilità di ottenere permessi di costruzione. 

E' bello qui, a sud delle colline di Hebron. I giacinti sono ancora in fiore, come lo sono gli alberi di mandorle. I prati sono pieni di erba e fieno, coperti di ragnatele che sembrano un letto di rugiada sui tappeti verdi. Ci sono fiori bianchi nelle crepe, oliveti ben curati, il terreno di un marrone scuro. Un contadino rivolta la terra con un antico aratro attaccato al suo mulo. Queste sarebbero distese magnifiche se non fossero in una terra contesa, anzi, sono tra le zone più belle del paese. Anche i tetti di tegole rosse delle case del villaggio di Sussia si fondono con questo ridente paesaggio biblico. 

Il capitano Nabil, si alza: Il furgone deve andare. Ezra Nawi, un idraulico di Gerusalemme, che appartiene al gruppo attivista arabo-ebraico Ta'ayush e raramente lascia questa zona, ha fatto di tutto per fermare tutto questo. Nel frattempo, un fotografo della Gran Bretagna che è venuto qui per fare un progetto sul paesaggio della Palestina, ha documentato l'incidente con la sua macchina sofisticata, e due volontari dell'International Solidarity Movement, che sono venuti qui dal lontano Wisconsin, sono fumanti di rabbia. Ma il furgone alla fine è stato rimesso sul carro attrezzi che lo ha portato, ed è tornato a Yatta. 

Lungo la strada, le forze di Nabil hanno ordinato all'autista del carro attrezzi di cambiare strada: diritto verso la base di Etzion, dove sono stati posti sotto sequestro il camion e il suo carico per essere entrati una zona vietata. Il vecchio furgone potrebbe essere restituito dopo 30 giorni.

Nel frattempo, in un accampamento, Nawi ha fatto una telefonata all'avvocato dell'organizzazione dei rabbini per i diritti umani, chiedendo come salvare il furgone e il carro attrezzi. 

Rasmiyya Jabur, il cui marito Taleb è un agricoltore, piange copiosamente all'ingresso della sua tenda. Ai suoi ospiti è stato servito tè fumante scaldato in un fuoco di legna da ardere. Nawi, appoggiato al bastone, ha detto di sperare che l'acqua per il tè non sia stata presa dal pozzo che era stato riempito di sporco dall'Amministrazione Civile la scorsa settimana. E' ormai imbevibile, dice. Improvvisamente i residenti hanno scoperto che uno dei sedili del furgone è rimasto lì. Qualcuno lo aveva rimosso furtivamente, e ora una coppia di vecchi contadini se lo sta godendo. 

Sussia è su terreni privati. Circa un anno fa i suoi proprietari - i membri del clan Jabur, i residenti di Yatta – ci sono tornati. Ne avevano avuto abbastanza di vivere in un villaggio affollato e, cercando di proteggere la loro terra, hanno piantato le tende per sé stessi e per le loro pecore e capre. Nawi dice che i coloni non vogliono guardare un "campo di transito". Il Messia verrà, dice, prima che i palestinesi ottengano i permessi di costruzione. 

Sabato sono state montate le tende bianche della Croce Rossa, con l'aiuto di volontari di Ta'ayush. L'Amministrazione Civile è arrivata subito, ma in considerazione della forte presenza dei vicini e dei volontari, sia locali che internazionali, questa volta non è riuscita a distruggerle. L'instancabile Nawi dice che i palestinesi hanno perso la paura. 

Una linea di soldati armati arriva attraverso la valle, un ufficiale a capo, attraversano gli uliveti, i mandorleti e un altro accampamento palestinese di tende, questo appartenente al clan Nawaja dall'altra parte della strada. La coppia di volontari del Wisconsin vuole tornare al paese di Tawana: per loro è arrivato il momento di accompagnare a casa i bambini da scuola. 

Isa Jabur, 73, e sua moglie Zohara, 68, hanno due figli che vivono in America, non hanno idea di dove. Loro non li vedono da sette anni, a volte chiamano. Mentre il loro nipotino, Mahmoud di 5 anni, corre avanti e indietro tra di loro, la coppia si precipita a prendere il titolo di proprietà della loro terra (si chiama tabu, in ebraico), anche se nessuno ha chiesto loro di farlo. Ogni agricoltore qui in giro passeggia con il certificato di tabu in tasca, insieme a una nota contenente il numero di telefono di Ezra Nawi. Un'altra coppia è in piedi lì vicino: Omar Jabur, 53 anni, e sua moglie Safiya, 52 anni, anche loro con il nipote. Pochi galli chiocciano intorno e un cane da pastore ha trovato riparo sotto una tenda in rovina. Una lattina di conserva dei pomodori delle piante di Hasharon piantate a Karkur e munita di una etichetta "kosher", rotola tra le macerie. 

In confronto ai domicili qui intorno, la dimora di Taleb e Rasmiyya Jabur è insolitamente elaborata: la loro tenda è coperta di teli di plastica. Ma ancora non ci sono acqua, elettricità e protezioni contro gli elementi. 

Il mio cellulare squilla: un produttore televisivo di Canale 2 mi ha chiesto se stavo guardando l'attuale stagione del "Grande Fratello". Ho guardato la televisione in frantumi in mezzo alla spazzatura. 

Un portavoce del coordinatore delle attività di governo nei Territori, ha detto a Haaretz: "L'attività che comporta di routine l'applicazione della legge si rivolge sia a carico dei palestinesi che degli israeliani, con particolare attenzione alla prevenzione dell'ampliamento delle costruzioni illegali - tra gli altri luoghi l'avamposto illegale nell'antica Susiya". 

Ci avviciniamo a vedere questo sito, patrimonio ebraico, dove il lavoro di sviluppo e di espansione è portato avanti da lavoratori palestinesi di Yatta e Beit Safafa. Un cartello dice: "Ci scusiamo per il disagio temporaneo. Completamento dei lavori:.. Maggio 2011" All'interno del complesso, accanto alle antichità, ci sono tre capanne di legno con una vecchia Renault israeliana parcheggiata davanti. 

Così il rottame è stato rimosso, ma le case dell'avamposto illegale dell'antica Susiya sono ancora in piedi. 

"Questa città ebraica ha raggiunto il suo apice nel 7° e 8° secolo dopo Cristo, sotto il dominio musulmano", proclama un opuscolo colorato. L'ingresso è 16 NIS, compreso l'ingresso alla sinagoga con il suo antico pavimento a mosaico. 

Una gita di ragazzi dalla casa di Susan, un programma per adolescenti problematici a Gerusalemme, con una scorta della polizia, arrivano al sito direttamente dalla Tomba dei Patriarchi, a Hebron. "La carne è Kosher", promette Avital Goel, l'ultra-ortodosso con la barba che gestisce il programma. 

Salumi e hummus industriale su piatti usa e getta per i nostri viaggiatori, una spiegazione per conoscere la sinagoga, dal 4 ° secolo dopo Cristo - ma non una parola su ciò che sta accadendo proprio ora, a pochi passi di distanza. 

(tradotto da barbara gagliardi)