Ramallah, 07 dicembre 2010, Nena News – Oltre venti organizzazioni sindacali, rappresentanti decine di migliaia di lavoratori del settore pubblico e di quello privato, stanno attuando la più vasta protesta contro il governo del premier dell’Anp Salam Fayyad dai tempi dello sciopero della scuola di due anni fa. Motivo della contestazione cominciata ufficialmente ieri – scioperi e raduni si sono svolti in tutta la Cisgiordania e una manifestazione si è svolta davanti alla sede del Consiglio dei Ministri a Ramallah – è la decisione unilaterale dell’esecutivo dell’Autorità nazionale palestinese di emendare le leggi sul prelievo fiscale, sulla funzione pubblica, l’assicurazione nazionale, nonché di colpire con una serie di provvedimenti i sindacati e il loro ruolo.

 

Con lo slogan «Partner nella costruzione dello Stato di Palestina, partner nelle decisioni», lavoratori e sindacati chiedono di essere coinvolti nel processo di riforma che invece il primo ministro Fayyad, un liberista accanito in economia, ritiene di dover svolgere da solo, senza confrontarsi con tutte le parti coinvolte.

A generare le maggiori contestazioni è il decreto di Fayyad che prevede la tassazione del Trattamento di fine rapporto (Tfr), la «buonuscita» accumulata dai lavoratori pubblici e privati. Decisioni che colpiscono parecchie decine di migliaia di lavoratori già costretti a vivere con stipendi che non superano i 500 euro di fronte ad un costo della vita che si avvicina sempre più a quello dell’Europa. «Non abbiamo ancora un sistema pensionistico vero e il Tfr è l’unica possibilità che tanti dipendenti pubblici e privati hanno a disposizione per vivere al termine del loro rapporto di lavoro, ora il governo vuole tassarlo» spiega il professor Amjad Barham, rappresentante sindacale dei docenti universitari palestinesi. «Da anziani saremo costretti a proporci come venditori ambulanti per sopravvivere», aggiunge Barham sottolineando che negli ultimi sei mesi Fayyad ha sistematicamente respinto tutte le sue richieste per l’organizzazione di un tavolo di trattativa.

I sindacati inoltre sin dall’inizio del 2010 premono per ottenere l’approvazione da parte del governo di un sistema pensionistico nazionale (che al momento esiste solo per i dipendenti pubblici) senza ottenere alcuna risposta soddisfacente. Fayyad si è limitato a comunicare che il versamento dei contribuiti sarà obbligatorio per ogni settore economico. Non solo ma il premier pare intenzionato a varare per decreto limitazioni al diritto di sciopero e, come denuncia Bassam Zakarneh, leader del sindacato dei lavoratori della funzione pubblica, è stata vana l’assicurazione data dallo stesso presidente dell’Anp Abu Mazen che non verrà ratificata alcuna legge in materia di lavoro e sindacato senza una adeguata trattativa tra il governo e i rappresentanti dei lavoratori.

Per gli osservatori, Fayyad sta cercando in tutti i modi di stringere la cinghia dei lavoratori palestinesi, per tagliare la spesa pubblica, e di aumentare la tassazione, allo scopo di ridurre l’aiuto finanziario internazionale al suo governo nel quadro del (suo) piano per la edificazione delle strutture dello Stato indipendente palestinese che aveva annunciato nell’agosto 2009. A spingerlo a ridurre all’osso la spesa pubblica sarebbero, secondo indiscrezioni, anche esperti del Fondo Monetario Internazionale, il «braccio esecutivo» del capitalismo liberista a livello mondiale per il quale il primo ministro palestinese ha lavorato per diversi anni prima di entrare nell’Anp su richiesta di Abu Mazen.