Ulteriore passo nella colonizzazione dei territori palestinesi

Takun Olim
06.11.2010
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L’IDF rende kasher i check point sostituendo i nomi arabi con quelli ebraici.

                       

Un soldato dell’IDF (Israeli Defence Forces) punta l’arma contro un palestinese all’esterno di Bethlehem, per fargli capire chi comanda al check point.

                  chekpoint_umiliazione copiaab

Non soddisfatto del fatto che vennero rasi al suolo migliaia di villaggi palestinesi durante la Nakba, sostituendo dall’arabo in ebraico i nomi di migliaia di località,
e ora non contento della ebraicizzazione di Gerusalemme Est, l’attuale vice-capo di stato maggiore, Yair Naveh (i cui spropositi nel campo della sicurezza permisero ad Anat Kamm di riprodurre migliaia di documenti di massima segretezza dell’IDF, a causa dei quali non ha però ricevuto alcun rimprovero e neppure un’inchiesta) “convertirà”
i nomi dei check point israeliani dai loro nomi in origine arabi in quelli ebraici. Ad esempio, Nilin, la località dove avvengono accanite manifestazioni contro il muro, diventerà Kiryat HaSefer. Mi viene in mente che il rendere kasher una casa prima del Pesach serve a garantire che essa sarà
pura e immacolata per la festività in arrivo.

 

 

L’IDF sta ragionando come riportato nel servizio di Maariv?

         Il nome ebraico comunicherà ai palestinesi il messaggio di un controllo israeliano….Trasmetterà pure ai soldati e al personale di controllo del valico
         il messaggio che non stanno proteggendo una zona palestinese, bensì un territorio israeliano. 

Sì, questo fa parte del modo di pensare ardito e strategicamente innovativo, che possiamo immaginare venir espresso dall’attuale regime di Yoav Galant e Yair Naveh. Il nome cambia. Questa è la chiave di controllo dell’IDF sui palestinesi. Questi ultimi saranno certamente intimiditi da questo nuovo sviluppo che senza alcun dubbio avrà un profondo impatto sulla loro vera psiche. 

Con il tentativo di “convertire” i nomi dei luoghi da musulmani/arabi in giudaici/ebraici, Israele non occupa soltanto un territorio, ne occupa pure lo spazio linguistico. 

(tradotto da mariano mingarelli)